Annotare ebook

Se avete un Kindle, ClippingsConverter è una manna dal cielo.

E’ un servizio online che salva le citazioni che avete evidenziato sul Kindle, e le note che avete scritto. E’ gratuito, è carino, è facile, ed è pure integrato con Evernote. Questo vuol dire che potete sincronizzare tutte le vostre citazioni, potete taggarle, potete cercarle, potete condividerle via web, dato che ogni citazione/nota avrà un permalink.

Se riescono a trovare il modo di importare anche tutto il full text dell’ebook (gestendo una biblioteca come Calibre), diventa una roba indispensabile. Xanadu, arriviamo.

Note su una citazione di Floridi

Quando è considerata un bene commerciale, l’informazione ha tre proprietà principali che valgono a distinguerla da altri beni, come le auto o una pagnotta. In primo luogo, è un bene non rivale: il fatto che Giovanni detenga (consumi) l’informazione che la batteria è scarica non impedisce all’elettrauto di detenere (consumare) la medesima informazione allo stesso tempo. Questo non sarebbe possibile con una pagnotta.

In secondo luogo l’informazione tende, di regola, ad essere un bene non esclusivo [in realtà sarebbe non escludibile]. Talune informazioni (come la proprietà intellettuale, i dati sensibili o riservati, i segreti militari) spesso sono protette, ma ciò richiede uno sforzo ulteriore proprio perché, normalmente, l’esclusività non è una proprietà naturale dell’informazione, la quale tende ad essere facilmente rivelata e condivisa. Al contrario, se il vicino di Giovanni gli presta i suoi cavi per la batteria non può usarli lui allo stesso tempo.

Infine, dal momento in cui un’informazione è disponibile, il costo della sua riproduzione tende ad essere trascurabile (nessun costo marginale). Ciò naturalmente non è vero per beni come una pagnotta. Per tutte queste ragioni l’informazione può talora essere concepita come un bene pubblico, secondo una prospettiva che giustifica a sua volta l’apertura di biblioteche pubbliche o progetti come Wikipedia, a cui tutti hanno libero accesso.

Luciano Floridi, La rivoluzione dell’informazione, Codice Edizioni, Torino, 2012.

Il corsivo è la citazione vera. Il resto è mio.

Open Access Week 2013

Anche quest’anno, da ieri, c’è l’Open Access Week, settimana internazionale dedicata all’accesso aperto alla letteratura scientifica (che per chi se lo chiedesse, è poi l’ambito dove lavoro io). Dato che ogni tanto ne parlo anche qui, e dato che le cose da sapere secondo me le ho già dette, faccio semplicemente un elenco (in ordine) delle cose da leggere:

Se vi interessa la conversazione attorno Open Access e Wikipedia, potete iscrivervi a questa mailing list  (e anche a questa).

Fra i libri, il più completo è sicuramente , di Peter Suber (in inglese). Ma io adoro anche Open Access. Contro gli oligopoli nel saperetradotto da Francesca Di Donato, e disponibile gratuitamente online. Un’altro splendido libro, sempre in inglese, è Reinventing Discovery, di Michael Nielsen, più concentrato sul concetto di open science e citizen science, ma molto bello e  importante (ne parlo un po’ qui).

Sabato, nell’ambito della Bibliohackathon che faremo alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ci sarà una piccola maratona wiki dedicata all’Open Access: cioè, ci metteremo lì tutti insieme a migliorare le voci. Se vuoi partecipare, vieni a discuterne qui (e segnati!).

Invest in toothpicks

There’s a lot of talk, here and elsewhere, about how Internet collaboration is going to revolutionize business and politics. Just add some Internet collaboration, they say, and your business will suddenly start working better and smarter—and cheaper, as well. But the Internet is not this magic pixie dust you can sprinkle on anything. In the States, the back of every ketchup bottle now has a notice explaining that you can now create your own advertisements for the ketchup company. In return, well, in return they might use your ad. This is magic pixie dust thinking at work: people are not going to suddenly start designing your ad campaigns for you just because you asked them to.

We have to remember that these things are done by real people, not magical abstractions. The rhetoric often suggests that some magical force of “peer production” or “mass collaboration” has written an encyclopedia or created a video library. Such forces do not exist; instead there are only individual people, the same kind of people who drive everything else.

The power is that these people are collaborating. But they are collaborating because they have come together to form a community. And a community works because it has shared values. But here’s the thing: these shared values are profoundly anti-business. [Laughs from the audience.] I mean, look at Wikipedia. This is a group who wakes up every day and tries to put the encyclopedia publishers out of business by providing a collection of world knowledge they can give away to everyone for free.

If you want someone to do your company’s work for you, finding a well-organized online community with strong anti-business values seems like a bad idea. [Laughs.]

So what do you do? I have a friend who is even more brash than I am and when anyone asks her for business advice she tells them simply: Well, in the future, your servants are going to rise up and eat you. So, invest in toothpicks.

Aaron Swartz, Banff, 6 marzo 2008.

Un passo indietro

La realtà politica degli ultimi giorni è talmente complicata (assurda, miserabile, divertente) che forse l’unica soluzione è davvero smettere di seguirla. Leggevo Aaron, in questi giorni, e lui va oltre: smettere di leggere il giornale, perchè l’ossessione del real time ha poco senso e ci fa male. Oserei: è anche quello che vogliono, stordirci di parole e cazzate (l’IVA è al 22%, oggi ci sono più di 80 morti sulle spiagge, ma noi stiamo parlando di altro). Ne parlavamo qualche mese fa, e forse la mia convinzione di allora vacilla maggiormente. Se il rapporto rumore/segnale diventa insostenibile, forse bisogna semplicemente andare a cercare il segnale da un’altra parte (in un altro medium, in un posto dove questo rapporto è ancora a misura di orecchio).
Continuo a pensare che leggere libri faccia parte di questo andarsene altrove, in posti dove si pensa meglio.