Progetto Scientia su Wikisource

 

Oltre alla collaborazione con la Biblioteca La Vigna (che sta proseguendo allegramente (stiamo rileggendo i maiali adesso), la comunità di Wikisource in italiano e Wikimedia Italia, assieme ad AlmaDL, hanno iniziato un progetto chiamato Scientia, che si propone di caricare, trascrivere e revisionare alcune dozzine di uscite della rivista scientifica internazionale Scientia (1910-1988, in precedenza Rivista di scienza, 1907-1909).

La rivista fu pubblicata in 4 lingue e include articoli (originali) di scienziati di tutto il mondo, come Giuseppe PeanoEnrico FermiBertrand RussellErnest RutherfordHendrik Lorentz,Sigmund FreudHenri PoincaréErnst MachAlbert EinsteinWerner HeisenbergRudolf CarnapOtto Neurath e molti altri.

L’intera rivista è stata digitalizzata e pubblicata su AMS Historica, collezione digitale di antichi testi di AlmaDL, la biblioteca digitale dell’Università di Bologna. Hanno acconsentito a rilasciare a Commons i file originali DjVu, per essere utilizzati dalla comunità di Wikimedia, e può essere visionata qui:

Ognuno può essere d’aiuto in qualche modo, dal leggere una pagina di un articolo all’aggiornare i relativi articoli di Wikipedia.

Un numero pilota è completo e pronto per essere riletto. È in corso, al momento, la trascrizione di altri numeri, e altri ancora ne arriveranno: Vol.VIIVol.VIIIVol.IXVol.X.

Chiunque volesse partecipare, in qualsiasi modo, può contattarmi via mail (andrea.zanni@wikimedia.it) o direttamente su Wikisource (http://it.wikisource.org/wiki/Discussioni_utente:Aubrey). 
Ovviamente, siete invitati a dirlo a tutti.

Buone azioni resistenti

  • Bevi l’acqua del rubinetto.
  • Se trovi un errore su Wikipedia, correggilo.
  • In libreria, nascondi i libri di merda, riesuma e metti in bella mostra libri che vale la pena leggere. I libri di merda possono essere fatti cascare dietro gli scaffali, ma è più semplice e meno pericoloso metterci un bel libro sopra.
  • Lascia il quotidiano del giorno sul treno, il settimanale vale doppio. Non vale per i free press.
  • Su internet, condividi sempre ciò che va condiviso. I +1 e i Like, poi, non costano niente.
  • Rispondi sempre ad un tuo amico che ti chiede di compilare un sondaggio.
  • In treno, siediti davanti vicino alla porta, e tienila aperta per tutta la fila.
  • Non guardare la tivù.
  • Rileggiti una pagina al giorno su Wikisource.
  • Vai in locali in cui ti fanno lo scontrino.
  • Puoi usare una licenza Creative Commons per il 95% delle opere che produci, scrivi, componi. Fallo.
  • Compila sempre i sondaggi di Libero e fagli sballare i risultati.
  • Compra solo libri usati, privilegia le bancarelle. La serendipity è un diritto ed un dovere.
  • Il Foglio lo puoi leggere solo in biblioteca.

Bonus:

  • Bevi birra artigianale.
  • Guarda i film di Herzog.
  • Leggere Adelphi non ti fa mai male.

Coscienza, comprensione, linearità

Penso sempre che uno dei nostri limiti più grandi, in quanto umani, sia si poter pensare contemporaneamente, massimo 2, 3 concetti alla volta, di avere una RAM limitata e inespandibile. Penso che se non fosse così potremmo essere uomini e donne migliori, più empatici, più completi, terremmo a mente più concetti contemporaneamente, potremmo abbracciare la complessità e forse toccarci le dita dall’altra parte.
Parallelamente (sincronicamente), mi fa sempre sorridere, quando lo studio di un concetto complesso me lo fa intuire in tutta la sua grandezza, e mi ritrovo a spiegarlo, una parola alla volta, un’inferenza alla volta, a qualcuno che non ne sa nulla.
Abbiamo inventato i libri per questo, e le lezioni, e i capitoli, disquisizioni discrete e lineari di un pensiero che in realtà non è un filo, ma uno gnommero, e tutte le parti si toccano.
Che sia la teoria di Galois, o il pensiero di Girard, o anche solo una cosa leggera leggera sempli semplice come l’open access, due, tre assiomi mi creano uno spazio in cui ogni pezzo fa parte di un oggetto che ha un volume, e io devo riempirlo con ago e filo. Come avere una sfera di marmo e provare a spiegarne le venature interne, il disegno delle rocce, la conformazione minerale, con delle sole sezioni e fotografie e mappe bidimensionali, senza poter (far) vedere che è molto più semplice tutto insieme, tutto attaccato e compatto, qui la pressione qui la sedimentazione, un evento solo, mille ripercussioni.
Siamo condannati ad una percezione razionale unidimensionale, una linearità di ragionamento, le parole entrano ne nostro orecchio, necessariamente, un goccia alla volta. Siamo tutti dei Mercatore, per cui un geoide deformato diventa una razionalissima scacchiera con l’Europa al centro (senza sapere cosa vuol dire, spesso, spatasciare il tridimensionale).
La pittura, la fotografia, la scultura sono linguaggi che usano dimensioni aggiuntive (vista, udito, pure il tatto), ma sono enormemente più superficiali, tendono a parlare più ai nostri sentimenti che alla nostra testa (provate a dire “la penna è rossa” con un flauto). Sacks ci dice che i sordi, con un linguaggio a 3+1 dimensioni (3 spaziali, una temporale) hanno uno spazio di espressione maggiore, e sicuramente sanno muoversi nello spazio meglio di noi, lo ricordano meglio, lo percepiscono meglio. Un linguaggio più potente, dunque: oggi scopro che un combinato disposto è uno spazio vettoriale (o un sistema formale, volendo) , dipende dai vettori (commi) di partenza, e si hanno spazi diversi, più o meno potenti, più o meno abitabili.
E ogni tanto mi chiedo cosa sarebbe avere una dimensione temporale in più (cosa vuol dire?), invece che le varie dimensioni spaziali da cui siamo circondati (infinite nella matematiche, circa 12 per la fisica teorica, 3 e solo solo 3 nella vita di tutti i giorni).
Sarebbe come avere un flusso alternativo di coscienza (e quindi saremmo schizofrenici, saremmo legione?).
Mi piace pensare che sarebbe, sarà, un’evoluzione necessaria della mente umana, fra migliaia di anni (se sopravviviamo), e credo che Dio, se esiste, debba avere un cervello abbastanza schizofrenico, milioni di coscienze, forse le nostre, la visione dell’Universo come un’ape, ogni occhio e cervello, noi, l’onniscenza è parallelismo di ragioni.
Tutto comprendere è tutto perdonare, diceva la de Staël: onniscenza dunque misericordia (era così semplice, così facile).

Mandelbrot, Gli oggetti frattali

“In altri termini, la dimensione fisica ha inevitabilmente una base pragmatica, quindi soggettiva; è una questione di grado di risoluzione. A conferma di questa tesi, facciamo vedere che un gomitolo di 10cm di diametro, fatto di filo di 1mm di diametro, possiede, in modo per così dire latente, diverse dimensioni effettive distinte.
Con un grado di risoluzione di 10m, si ha un punto, quindi una figura zero-dimensionale; con un grado di risoluzione di 10cm, si ha una palla tridimensionale; con un grado di risoluzione di 10mm, si ha un insieme di fili, dunque una figura unidimensionale; con un grado di risoluzione di 0,1mm, ogni filo diventa una specie di colonna, e il tutto torna tridimensionale; con un grado di risoluzione 0,01mm ogni colonna si risolve in fibre filiformi e il tutto ridiventa unidimensionale; ad un livello di analisi più avanzato, il gomitolo si ripresenta sotto forma di un numero finito di atomi puntuali, e il tutto si fa di nuovo zero-dimensionale. E via di seguito: il valore della dimensione non smette di saltellare.
Che un risultato numerico dipenda in tal modo dai rapporti tra oggetto e osservatore è sicuramente nella spirito della fisica di questo secolo, di cui è un’illustrazione partricolarmente esemplare. Ad esempio, là dove un osservatore distingue una zona bene separata da quelle circostanti, e caratterizzata da una zona “D” ben precisa, un secondo osservatore vedrà invece soltanto una zona di transizione graduale, che può non meritare uno studio particolare.”

Benoit Mandelbrot, “Gli oggetti frattali“, Einaudi, Torino, 1987, pag.15

Entusiasmo, innovazione

Non sono mai stato un tecnofilo, non credo di esserlo neanche ora, ma da qualche anno frequento la rete e una marea di gente che nella rete ci lavora (e ci sarebbero tanti discorsi da fare, su quello che la rete vuol dire, e come lo dice), e c’è questa parola, innovazione, che prima non mi diceva niente e ora mi dice un sacco di roba, e ho finito per crederci, che sia importante.
Spiegavo prima ad un amico cos’è il uno spazio di coworking (es.)(a Modena vogliono aprire uno, pare una cosa molto, molto bella, se sei interessato, leggi, compila), e l’innovazione è una delle poche cose che può salvare questo povero paese, perchè se fai innovazione fai ricerca, quindi sei curioso (per forza), e se fai innovazione guardi al futuro, e guardare al futuro, pensare di farlo, di volerlo costruire, è una cosa bella, sana.
Soprattutto (soprattutto) scopro che per fare innovazione, per cambiare il mondo, ci vuole entusiasmo, e l’entusiasmo è una cosa così bella, così semplice, così importante, che boh, non so chi se l’è rubato, come diavolo ha fatto, dove (soprattutto) l’abbia messo.