Benoit Mandelbrot, eroe segreto della scienza.

E’ morto Benoit Mandelbrot.

Al primo Festival della Matematica romano, nel 2007, si aggirava intimidito dalla folla, camminando con lo sguardo fisso a terra, seguendo la direzione delle piastrelle, attento a non toccare i bordi, come i bambini. Almeno, così mi parve. Non voglio dimenticare il boato di applausi e grida che lo accolse sul palco: migliaia di giovani matematici e curiosi che erano sinceramente commossi di vedere il loro eroe segreto sul palco. Almeno, così lo sentii io. Ascoltate l’intervento, splendidamente chiamato “Il liscio, il ruvido, il meraviglioso“, poi mi dite.

E’ difficile e allo stesso tempo facile spiegare cosa è stata l’opera di Mandelbrot. Ha inventato una parola e un concetto, frattale, entrato nel linguaggio comune (sinonimo di autosomiglianza, complessità, infinita ripetizione). Una autentica rivoluzione culturale, un lavoro certosino basato sulla potenza visionaria di un umile matematico francese avverso ai bourbakisti e alla loro algebrizzazione della realtà (matematica); un ridare dignità (matematica) alla forma irregolare, al caos, alla complessità del mondo. Uno svelamento della miopia scientifica che da sempre si occupava soltanto di forme belle e semplici, lasciando l’imperfetto e il quotidiano sempre fuori dai giochi.

Scintificamente anarchico, interdisciplinare per vocazione, ha esplorato per tutta la vita il dorato mondo delle forme e dell’irregolarità, della complessità e del caos; ha approfondito e generalizzato i concetti di dimensioni e di scala, scardinando la millenaria tradizione euclidea e il nostro (falso) buonsenso. Studiava la “morfologia dell’amorfo“, come si divertiva a chiamarla.

Franco Brezzi, nella sua introduzione all’intervento, descrive bene l’amore di Mandelbrot per la geometria, quasi  un “sesto senso per la forma, come Mozart per la musica, un rapporto privilegiato, che a noi sfugge“.

Il suo silenzioso lavoro è entrato nell’immaginario comune, ha aperto un nuovo mondo di forme e complessità, ha modificato irreperabilmente la geometria ( e la fisica, biologia, finanza, ecc.) dandoci la possibilità di guardare al mondo come veramente è: caotico, spesso imprevedibile, infinitamente complesso. La prossima volta che comprate un broccolo romanesco, o accarezzate una selce, o guardate le montagne, o vedete una visualizzazione di Winamp, pensate che l’aggettivo per comprendere queste cose lo ha inventato lui.

E niente. E’ morto questo personaggino qui, al quale ho voluto un bene fisico, che ha scoperto/inventato “l’oggetto più complesso esistente in matematica“, che mi ha convito a iscrivermi a matematica, che è stato un mio eroe per anni. Gli ho stretto la mano, quella volta a Roma, e faceva davvero tenerezza, un po’ curvo e affaticato. Mandelbrot, chissà che bel nonno dovevi essere.

4 pensieri su “Benoit Mandelbrot, eroe segreto della scienza.

    1. Vero, c’erano prima Julia e altri che non ricordo (e mi pare lui abbia sempre reso omaggio al loro lavoro).
      Però il suo apporto mi pare fondamentale (insieme di Mandelbrot, utilizzo dei computer per visualizzarli, approccio interdisciplinare, divulgazione): non ha scelto solo un bel nome, dai (cosa che fra l’altro è vera).

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  1. Benoit Mandelbrot si è rivelato tra i più grandi matematici della nostra era.
    Con i frattali, ha scoperto gli strumenti naturali per misurare l’ordine celato dietro il caos: è un grande risultato, utile all’Uomo per capire finalmente il mondo.
    Il suo contributo culturale, cambierà le abitudini del mondo.

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