Non sono mai stato un tecnofilo, non credo di esserlo neanche ora, ma da qualche anno frequento la rete e una marea di gente che nella rete ci lavora (e ci sarebbero tanti discorsi da fare, su quello che la rete vuol dire, e come lo dice), e c’è questa parola, innovazione, che prima non mi diceva niente e ora mi dice un sacco di roba, e ho finito per crederci, che sia importante.
Spiegavo prima ad un amico cos’è il uno spazio di coworking (es.)(a Modena vogliono aprire uno, pare una cosa molto, molto bella, se sei interessato, leggi, compila), e l’innovazione è una delle poche cose che può salvare questo povero paese, perchè se fai innovazione fai ricerca, quindi sei curioso (per forza), e se fai innovazione guardi al futuro, e guardare al futuro, pensare di farlo, di volerlo costruire, è una cosa bella, sana.
Soprattutto (soprattutto) scopro che per fare innovazione, per cambiare il mondo, ci vuole entusiasmo, e l’entusiasmo è una cosa così bella, così semplice, così importante, che boh, non so chi se l’è rubato, come diavolo ha fatto, dove (soprattutto) l’abbia messo.
@almadlunibo, #oaweek
Oggi tento un live-blogging un Università, 3 incontri sul diritto d’autore in ambito universitario.
Per chi vuole, l’account Twitter è @almadlunibo, l’hashtag è comunque #oaweek.
Tu chiamale, se vuoi, emozioni
E’ da un po’ che leggo il blog di Mariachiara Pievatolo, docente di Pisa che tratta di tutte le cose che mi piacciono (open access, su tutti, e open data, biblioteche digitali, software libero)(e web, crowdsourcing, wikipedia, copyright, valutazione della ricerca ecc.) e lo fa parlando (anche) di filosofia politica, citando Kant (ci sono le sue versioni annotate in Creative Commons, anche in ebook), e lo fa sempre con una marea di link, tutti interessanti.
Solo che scrive in siti diversi, tutti belli, e io mi confondo, e mi ero perso un post che aveva scritto (a luglio) sulla mia tesi di master (che è del giugno scorso).
Il post è qui, sul Bollettino telematico di filosofia politica, ed è così seria e precisa che pare l’abbia letta tutta (o gran parte, erano oltre 300 pagine in inglese), che io non so se ridere o commuovermi (per ora faccio tutti e due).
Open Access Week, preparativi
Massimiliano Rupalti ha tradotto, su Effetto Cassandra, il famoso articolo di Monbiot sugli “squali” dell’editoria scientifica, che tanto aveva fatto discutere un paio di mesi fa. Leggetelo, e poi tornate su Wikipedia a scrivere quello che avete imparato, io ed Enrico siamo là che vi aspettiamo.
Open Access (Wiki) Week
Probabilmente ve ne siete già accorti, chè il suo blog è molto più seguito del mio, ma il buon Peppe Liberti, tenutario de Il Miglior Blog Italiano Sull’Open Access (true story, andate a leggerlo), mi ha ospitato per un post per una piccola ma spero significativa iniziativa di Wikimedia Italia. Si chiama Open Access (Wiki) Week, parte lunedì (ma anche questo weekend, se avete tempo, io ci sono), e si legge di là.