Come guardando Lost ho trovato la chiave del mondo

Dato che sono facile alle dipendenze , in questi 5-6 anni mi sono bellamente fregato di Lost vivendo una vita serena e tranquilla. Svariate coincidenze ed un sacco di tempo libero mi hanno deciso a entrare scientemente nel tunnel qualche settimana fa. Sono alla quarta stagione e come previsto ne ho bisogno fisico almeno una volta ogni due giorni. (Tenete pur presente che io sono una che ha letto 5 libri di Harry Potter in una settimana e ha pianto quando ha finito Il Signore degli Anelli… )

Non ho mai letto nulla su Lost (a parte l’ovvio hype che ti contagia per osmosi socialnetworkica), e non ho nessuna intenzione di cominciare adesso. Sicuramente gigabyte saranno stati scritti sull’utilizzo dei flashbacks, dei colpi di scena, del passato che cambia ogni volta.

Voglio aggiungere solo due cazzate.

Non mi era mai capitato di assistere ad un tale scientifico e sistematico rovesciamento delle prospettive, per mezzo di uno strumento narrativo come i flashback. La cosa per me affascinante è proprio questa: il rovesciamento di propettive è talmente sistematico da essere ironico, da divenire una presa in giro delle emozioni e dei sentimenti dello spettatore. Ad ogni puntata ogni personaggio viene rivalutato, per aggiunta di informazioni che prima non si possedevano.  Ognuno viene amato, odiato, compreso, disprezzato nel giro di tre puntate. Il gioco è palese ma efficace: aggiungendo informazioni distillandole col contagocce ogni spettatore dovrà rivalutare tutto il sistema, perchè il nuovo input è critico e forza un’interpretazione diversa degli eventi.

Il gioco di Lost mi preoccupa molto: mi mette di fronte ad uno specchio e mi fa vedere che il mio giudizio (che, personalmente, stimo moltissimo), è una banalissima macchina da input, una funzione discreta e sbatacchiosa che ad ogni informazione produce un risultato. Per ogni bit, un’interpretazione diversa dell’evento. Se il bit è significativo, la funzione da crescente decresce, se aggiungo un bit ancora idem cum patate, e alla fine mi ritrovo a “sbatacchiare pazzamente” come sen (1/x) per x che tende a zero[1].

Dunque il mio giudizio, il mio sguardo, la mia capacità di discernere il mondo è  una banale macchinina che mangia informazioni e sputa sentenze, in maniera piuttosto banale. Io guardo e giudico, in base ad un ragionamento che credo razionale e profondo ma che invece è piuttosto superficiale. Giudico una persona in base alla prima occhiata, se non avrò occasione di sapere nient’altro di lei il mio pregiudizio si trasformerà, senza che me ne accorga, in giudizio definitivo.

La falla è assolutamente instrinseca al sistema. Ciò l’uomo è necessariamente portato, date le risorse limitate di tempo, volontà, curiosità, conoscenza, ad emettere giudizi approssimativi che possono essere del tutto deviati perchè si basano su campioni di dati limitatissimi e arbitrariamente presi. E non finisce qui: dato che Daumal ha, fottutamente, ragione, ogni pensiero che potrebbe correggere il tiro (come ad esempio, la semplice coscienza di avere una visione limitata, o di essere parziali), verrà necessariamente lasciato indietro facendo spazio ad altri pensieri che via via si faranno strada nella testolina dell’omino pensante. Non c’è soluzione. Se non, forse, un’educazione e un’abitudine al dubbio, alla laicità come la definisce Marino:

La laicità è un metodo: significa affrontare ogni questione con rigore e con la massima obiettività possibile, nell’interesse generale e non di una parte sola. Significa non porsi nel dibattito pensando di possedere la verità o di avere ragione a priori. Significa saper ascoltare le ragioni altrui e avere l’umiltà e l’intelligenza di confrontarsi anche con chi la pensa nella maniera opposta. Significa lasciarsi sempre prendere dal dubbio che l’altro può avere ragione.

Nella nostra economia dell’attenzione[2], siamo talmente oberati da informazione che le chance di guadagnare nuove prospettive sugli stessi argomenti si riducono (dato che ognuno tende naturalmente a selezionare le proprie fonti fra quelle già aderenti al suo sguardo). E dato che il mondo si fa sempre più complesso, le cose in futuro non andranno meglio. Costruire un’educazione alla tolleranza, alla curiosità, al dubbio, al rispetto preventivo dovrebbe essere fra le nostre priorità…

Fa caldo oggi, vero?.

Note
[1] Da destra. Sbatacchiare pazzamente è il termine tecnico usato dal mio vecchio prof di Analisi I. Sen(1/x) mi è sempre stata simpatica.
[2] Andate a chiedere a De Biase.

3 pensieri su “Come guardando Lost ho trovato la chiave del mondo

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