WikiGuida 1 – Wikipedia

Finalmente, è uscito il nuovo video di Christian, in collaborazione con Wikimedia Italia, in un progetto che porterà alla realizzazione di 3 WikiGuide durante il 2010 (le altre saranno su Commons e Wikisource).
La guida è specialmente orientata ai potenziali utenti attivi di Wikipedia, coloro che già la leggono ma non hanno mai scritto nè contribuito.

Come di consueto, la produzione ha goduto della collaborazione di vari utenti di Wikipedia che hanno detto la loro nel Cantiere (che è un wiki e che è anche lui MediaWiki, così guardate ‘sto video e poi sapete usare anche quello ;-)).

Il video è rilasciato in CC-BY-SA 3.0 ed è scaricabile anche da Commons.

Enjoy.

PS:Se vi interessa, la t-shirt geek di Wikipedia si compra qui.

Raw (Bibliographic) Data Now!

Se avete tempo, guardate l’ormai leggendario discorso di Tim Berners-Lee a TED 2009 sui Linked Data (ci sono anche i sottotitoli).

Quello che più è esaltante è che si tratta di uno spostamento di paradigma: dai documenti ai singoli dati, dal connettere i documenti al connettere i dati.

Ma prima servono i dati, grezzi, liberi.
Rilasciare dati, e rilasciarli liberamente, è il prossimo passo per la creazione di un Web più intelligente, una delle forme del Semantic Web, che intende connettere i dati tramite RDF.
Rilasciare dati aperti permette il loro riutilizzo in nuove forme e modi, ad esempio per analisi o verifiche. Pensate ai dati pubblici sulla lotta contro il cancro o il genoma umano. O ai dati presi direttamente dai vari template di Wikipedia per costruire DBpedia, alla possibilità di far correre su queste vaste distese di dati strumenti statistici per l’analisi quantitativa, per trovare significati diversi, correlazioni, pattern emergenti.
Pensate cosa potrebbe voler dire disporre dei dati pubblici del governo, in termini di trasparenza e democrazia.

Anche le biblioteche, fortunatamente, possono dare il loro contributo, rilasciando i loro dati bibliografici.
Qualche mese fa, infatti, la biblioteca del CERN ha preso in parola Tim rilasciando in pubblico dominio i suoi dati in un apposito formato libero. Jens Vigen, il direttore, l’ha ribadito venerdì scorso al convegno bibliotecario delle Stelline, seguendo il motto “Raw Data Now!”.
Oggi a Colonia varie biblioteche universitarie e pubbliche annunciano che anche loro hanno fatto lo stesso.

Sul fronte dell’Open Access dunque prende piede una nuova importante missione: la liberazione dei dati bibliografici, punto di intersezione fra il movimento Open Data e quello Open Access.
So, blow up the silo!

Update: nuovissimo fantastico video di Tim, sempre a TED (febbraio 2010), su open data e mash-up.

Google digitalizza l’Italia

L’accordo di questi giorni fra Google e il Ministero dei Beni Artistici e Culturali, capitanato dal poeta Bondi, prevede la digitalizzazione di un milione di libri in pubblico dominio presenti nelle due Biblioteche Nazionali italiane di Firenze e Roma.

Si parla di un progetto abbastanza complesso, con digitalizzerà diverse collezioni (elenco dettagliato, in inglese, nel comunicato stampa di Google), donando le copie digitali alle biblioteche nazionali, con in più la costruzione di un centro di scannerizzazione in Italia.

Al di là delle roboanti dichiarazioni del governo e di Google, l’evento è importante, e ha giustamente sollevato una marea di commenti.

Le opinioni da parte bibliotecaria sono in generale favorevoli, mentre quelle dal mondo open decisamente più critiche: Frieda scrive un post decisamente contro, .mau. moderatamente esprime alcune remore.
Io mi trovo un po’ in mezzo, ma penso che sinceramente che l’accordo sia un ottimo punto di partenza.
L’Italia non ha perso dei treni in questi anni: non ha mai costruito i binari dove farli passare.
La sconsolante assenza dei libri italiani in progetti come Europeana evidenzia la totale mancanza di cultura (e soldi) riguardo al discorso del cultural heritage in Italia.

Progetti come Liber Liber nacquero a inizio anni ’90 con la spinta pioneristica di chi voleva aprire una strada per essere seguito a ruota da istituzioni e finanziamenti, cosa che non è mai avvenuta, a parte pochissimi episodi.Si è sempre rimasti fermi a guardare, in Europa la Francia e oltreatlantico gli ovvi USA.

So anche io che Google ha solo da guadagnarci da un progetto del genere e non lo fa per beneficenza.

La questione è dunque semplice: o così o nulla, non c’era da sperare che arrivassero nè l’Open Content Alliance nè la mano viscida di Bondi foriera di miliardi.

Stiamo consegnando a Google secoli di cultura in pubblico dominio per farglieli sigillare sotto nuovi ambigui copyright?
Forse, spero di no. Mi verrebbe da dire che prima erano sigillati in archivi a marcire, e non li avrebbe visti mai nessuno, pubblico dominio o no.

Come dice .mau., la libertà di utilizzo non è cultura libera. Gratuito non significa libero. La prima è quella a cui siamo abituati e la seconda quella a cui puntiamo.

Per ora, IMHO, c’è da accontentarsi.
D’altronde, come si dice qui, piutost che gnint l’è megl piutost. O no?

Primo marzo, ore 15, Bologna, piazza del Nettuno.

Non ne ho scritto molto, un po’ per pigrizia, un po’ perchè mi vergognavo, perchè la questione di “sporcarsi le mani” è purtroppo sempre vera, e c’è sempre la delusione di una realtà mai all’altezza delle aspettative e degli ideali, ma che comunque stupisce, perchè, a contrario degli ideali, prima di tutto, è reale.
Dunque domani si va, ho anche raffazzonato uno striscione con una tovaglia di carta, gialla però; abbiamo organizzato, noi di Modena, come potuto. Io ho fatto molto meno di quello che avrei dovuto, ma oramai è tardi, va bene così.
Ho anche procurato la tovaglia, dai.

Ci si vede in piazza a Bologna (o dove siete voi, si fa qualcosa in tante città diverse (anche nella vostra, magari)).

E se non potete, fa niente, mettetevi una sciarpa gialla, un sorriso splendido e salutate tutti come se fossero amici che non vedete da un paio di anni. Se domani fossimo tutti un po’ meno italiani e un po’ più solo persone sarebbe già una vittoria.