Google digitalizza l’Italia

L’accordo di questi giorni fra Google e il Ministero dei Beni Artistici e Culturali, capitanato dal poeta Bondi, prevede la digitalizzazione di un milione di libri in pubblico dominio presenti nelle due Biblioteche Nazionali italiane di Firenze e Roma.

Si parla di un progetto abbastanza complesso, con digitalizzerà diverse collezioni (elenco dettagliato, in inglese, nel comunicato stampa di Google), donando le copie digitali alle biblioteche nazionali, con in più la costruzione di un centro di scannerizzazione in Italia.

Al di là delle roboanti dichiarazioni del governo e di Google, l’evento è importante, e ha giustamente sollevato una marea di commenti.

Le opinioni da parte bibliotecaria sono in generale favorevoli, mentre quelle dal mondo open decisamente più critiche: Frieda scrive un post decisamente contro, .mau. moderatamente esprime alcune remore.
Io mi trovo un po’ in mezzo, ma penso che sinceramente che l’accordo sia un ottimo punto di partenza.
L’Italia non ha perso dei treni in questi anni: non ha mai costruito i binari dove farli passare.
La sconsolante assenza dei libri italiani in progetti come Europeana evidenzia la totale mancanza di cultura (e soldi) riguardo al discorso del cultural heritage in Italia.

Progetti come Liber Liber nacquero a inizio anni ’90 con la spinta pioneristica di chi voleva aprire una strada per essere seguito a ruota da istituzioni e finanziamenti, cosa che non è mai avvenuta, a parte pochissimi episodi.Si è sempre rimasti fermi a guardare, in Europa la Francia e oltreatlantico gli ovvi USA.

So anche io che Google ha solo da guadagnarci da un progetto del genere e non lo fa per beneficenza.

La questione è dunque semplice: o così o nulla, non c’era da sperare che arrivassero nè l’Open Content Alliance nè la mano viscida di Bondi foriera di miliardi.

Stiamo consegnando a Google secoli di cultura in pubblico dominio per farglieli sigillare sotto nuovi ambigui copyright?
Forse, spero di no. Mi verrebbe da dire che prima erano sigillati in archivi a marcire, e non li avrebbe visti mai nessuno, pubblico dominio o no.

Come dice .mau., la libertà di utilizzo non è cultura libera. Gratuito non significa libero. La prima è quella a cui siamo abituati e la seconda quella a cui puntiamo.

Per ora, IMHO, c’è da accontentarsi.
D’altronde, come si dice qui, piutost che gnint l’è megl piutost. O no?

2 pensieri su “Google digitalizza l’Italia

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