Epifanie/1

Nel Gulag II [di Solženicyn] poche, densissime parole vanno al martire Florenskij, informando che pagine sue anonime figuravano fra i rendiconti dellla spedizone siberiana dell’Accademia delle scienze moscovita, che i suoi scritti sulla rivista “Socialistieskaja rekonstrukcijia i nauka” precorrono Norbert Wiener.

Elemire Zolla, “Introduzione” in Pavel Florenskij, “La colonna e il fondamento della verità“, 1998, Rusconi.

Del ricoverare la risoluzione del computer dopo che il proiettore della conferenza vi ha scasinato Ubuntu

Se vi capita di andare ad una conferenza (tipo, una a caso, BOBCATSSS) e di offrire il vostro laptop per proiettare le slides, e se il vostro Ubuntu fa le bizze con il proiettore e la risoluzione di schermo, e passate alla scrausissima (ma ahimè utile) versione di Vista che avete tenuto per visualizzare le slides e casi come questo (che fra l’altro avete anche un versione di Office 2007 regolarmente pagata e qualcheduno ha la sventurata idea di salvare in docx (in docx, nel 2010, ma si può?) e per fortuna voi potete leggerla (e pensa che un’altro mi ha fatto una presentazione in prezi)(sembrava fichissima, ma non l’ho vista)(ma avevo Flash aggiornato, pensa te)), e se tornate a casa e il vostro Ubuntu mantiene una risoluzione 640 x 480, e se con fatica ravanate alla cieca sul fondo dello schermo invisibile per rimettere una più decente 1024 x 768, ma è un 4:3 e ha le bande nere laterali, e non avete più la risoluzione di default, sparita chissà dove,

quando riavviate, utilizzate la versione Ubuntu di ricovero, e scorrete giù il menu di ricovero fino a cliccare la funzione (di ricovero)

    xfix Try to auto repair graphic problems

e questo, ziobonino, funziona.

Scuse

So che interesserà a pochi, e so anche che è una scusa.
Ma mi rendo conto che o sto da una parte o dall’altra.
O sul blog o su Wikisource.
L’esperimento del blog, quest’anno, è stato bello e gratificante, ma titilla un po’ troppo il mio ego e non è che ne abbia proprio bisogno.

Viceversa, stare su wiki rimane più umile, e, forse, si spera, più utile.
Lì non c’è la dittatura delle statistiche nè il gioco dei link nè Friendfeed nè tutte le menate connesse.
Che non sono sbagliate, per carità, ma non mi portano proprio proprio dove vorrei.

Questo pippone per dire che proverò a tenere i piedi in entrambe le staffe,
ma prevedo poco successo.
Quindi ci si sente, ok?
Prosit.

Quando le cose iniziano a pensare

More about Quando le cose iniziano a pensare

Nonostante abbia una delle copertine più brutte del decennio (appena) passato, “Quando le cose iniziano a pensare” rimane un libro straordinariamente attuale e utile da leggere, nonostate l’era geologica che ci separa dalla sua pubblicazione, anno domini 1999.
E questo è il punto: Gershenfeld forse non ha fortuna per via del suo cognome impronunciabile, ma ha uno sguardo unico e meriterebbe molta più considerazione. Scrivere due libri come il suddetto e l’ineffabile e splendido FAB lo rende uno dei pochissimi tecnologi/saggisti che ha davvero qualcosa di interessante e originale e inaudito, pur se a distanza di anni. La sua idea di congiungere il mondo degli atomi e dei bit è un paradigma nuovo, che in pochi stanno portando avanti (anche se ora l’Augmented Reality, grazie all’IPhone, sta conoscendo la gloria effimera dell’hype). Le sue idee sulla fabbricazione personale, sulle interfacce non convenzionali, sull’ubiquitous computing sono ancora fresche e fragranti, pur dopo un decennio. A parte qualche considerazione decisamente obsoleta ma perdonabile (il futuro del libro è il CD-ROM e cose simili), un libretto da leggere (prima o dopo FAB) e un’ometto da seguire con attenzione. E non perdetevi il suo intervento al TED del 2006.

PS: un plauso dovuto va a Le Scienze, che con la sua selezione mensile di libri scientifici ripropone a prezzi accessibili perle nascoste. FAB è  uno di questi.

PPS: Neil Gershenfeld è professore al leggendario Media Lab del MIT, dirige il Center for Bit and Atoms, diresse il consorzio Things That Think. E sembra pure molto simpatico, fra l’altro.