Del ricoverare la risoluzione del computer dopo che il proiettore della conferenza vi ha scasinato Ubuntu

Se vi capita di andare ad una conferenza (tipo, una a caso, BOBCATSSS) e di offrire il vostro laptop per proiettare le slides, e se il vostro Ubuntu fa le bizze con il proiettore e la risoluzione di schermo, e passate alla scrausissima (ma ahimè utile) versione di Vista che avete tenuto per visualizzare le slides e casi come questo (che fra l’altro avete anche un versione di Office 2007 regolarmente pagata e qualcheduno ha la sventurata idea di salvare in docx (in docx, nel 2010, ma si può?) e per fortuna voi potete leggerla (e pensa che un’altro mi ha fatto una presentazione in prezi)(sembrava fichissima, ma non l’ho vista)(ma avevo Flash aggiornato, pensa te)), e se tornate a casa e il vostro Ubuntu mantiene una risoluzione 640 x 480, e se con fatica ravanate alla cieca sul fondo dello schermo invisibile per rimettere una più decente 1024 x 768, ma è un 4:3 e ha le bande nere laterali, e non avete più la risoluzione di default, sparita chissà dove,

quando riavviate, utilizzate la versione Ubuntu di ricovero, e scorrete giù il menu di ricovero fino a cliccare la funzione (di ricovero)

    xfix Try to auto repair graphic problems

e questo, ziobonino, funziona.

Scuse

So che interesserà a pochi, e so anche che è una scusa.
Ma mi rendo conto che o sto da una parte o dall’altra.
O sul blog o su Wikisource.
L’esperimento del blog, quest’anno, è stato bello e gratificante, ma titilla un po’ troppo il mio ego e non è che ne abbia proprio bisogno.

Viceversa, stare su wiki rimane più umile, e, forse, si spera, più utile.
Lì non c’è la dittatura delle statistiche nè il gioco dei link nè Friendfeed nè tutte le menate connesse.
Che non sono sbagliate, per carità, ma non mi portano proprio proprio dove vorrei.

Questo pippone per dire che proverò a tenere i piedi in entrambe le staffe,
ma prevedo poco successo.
Quindi ci si sente, ok?
Prosit.

Quando le cose iniziano a pensare

More about Quando le cose iniziano a pensare

Nonostante abbia una delle copertine più brutte del decennio (appena) passato, “Quando le cose iniziano a pensare” rimane un libro straordinariamente attuale e utile da leggere, nonostate l’era geologica che ci separa dalla sua pubblicazione, anno domini 1999.
E questo è il punto: Gershenfeld forse non ha fortuna per via del suo cognome impronunciabile, ma ha uno sguardo unico e meriterebbe molta più considerazione. Scrivere due libri come il suddetto e l’ineffabile e splendido FAB lo rende uno dei pochissimi tecnologi/saggisti che ha davvero qualcosa di interessante e originale e inaudito, pur se a distanza di anni. La sua idea di congiungere il mondo degli atomi e dei bit è un paradigma nuovo, che in pochi stanno portando avanti (anche se ora l’Augmented Reality, grazie all’IPhone, sta conoscendo la gloria effimera dell’hype). Le sue idee sulla fabbricazione personale, sulle interfacce non convenzionali, sull’ubiquitous computing sono ancora fresche e fragranti, pur dopo un decennio. A parte qualche considerazione decisamente obsoleta ma perdonabile (il futuro del libro è il CD-ROM e cose simili), un libretto da leggere (prima o dopo FAB) e un’ometto da seguire con attenzione. E non perdetevi il suo intervento al TED del 2006.

PS: un plauso dovuto va a Le Scienze, che con la sua selezione mensile di libri scientifici ripropone a prezzi accessibili perle nascoste. FAB è  uno di questi.

PPS: Neil Gershenfeld è professore al leggendario Media Lab del MIT, dirige il Center for Bit and Atoms, diresse il consorzio Things That Think. E sembra pure molto simpatico, fra l’altro.

Un Dio di sola miseria e misericordia

A commento di uno splendido post di Lucas.

Caro Lucas, ritorno ora dalla messa di mezzanotte.
E’ solo l’ultimo di questi Natali che sento sempre meno, e so che è da tempo che il mio cuore non vibra più di tanto al presunto soffio dello Spirito.
Ogni tanto mi illudo di chiamare tutto questo “notte”, quasi una versione laica dell’essere credenti. Notte di fede perchè il culmine della fede è la notte, è il non capire, il quaesivi et non invenio, è Isaia 21 nel digrigno di Ceronetti (in dolore di puerpera/mi scardino/è sbattere nel non vederci/è torcermi nel non capire).

Leggevo il tuo post e pensavo a Franz Jagerstatter, tedesco fra i pochissimi sotto Hitler a rifiutare di arruolarsi perchè cristiano. Lo stupore, lo scandalo vengono da una scelta deliberata di coerenza, e dalla lentezza e inesorabilità della sorte che sapeva gli sarebbe toccata. Ad ogni foglietto di chiamata doveva rispondere di no, ebbe innumerevoli gradini burocratici che dovette salire, uno alla volta, per raggiungere il suo stesso patibolo. Ebbe l’occasione di saltare giù da quelle scale di morte innumerevoli volte, non lo fece mai.

Mi è sempre molto di scandalo e riflessione la questione del potere: dici bene, Cristo fece inchiodare ad una croce sè stesso e con sè il potere che portava, potere di guarire corpi e parlare ai cuori. Poteva essere il messia rivoluzionario che in tanti si aspettavano innumerevoli volte, non volle mai. Inchiodò sulla sua carne i meccanismi di questo mondo, il potere della Forza, dei Principati e delle Potestà. Come il desiderio mimetico e la violenza e tutte le spirali autofagocitanti che l’uomo ha inscritte nella sua carne.

Cristo venne a inaugurare una nuova Fisica, per questo lo celebriamo ancora oggi. Come dici meravigliosamente tu, la Verità della vittima. Cristo ha appunto insegnato che la Forza poteva essere sconfitta, che l’unico modo era essere sale, luce, lievito (dare sapore all’Altro, illuminare l’Altro, morire per farlo crescere), e anche nelle proporzioni non si sbagliava. Sono pochi i cristiani veri, ma d’altronde forse non ne servono di più.

Ancora, che mi perdo e ho sonno. Cristo ha mostrato al mondo una fisica sottostante, meccanismi che funzionano in maniera diversa e analoga ad altri che conosciamo, il potere del bene, della generosità, del disinteresse, del dare e del darsi. Il potere dell’amore, di quello che chiamiamo in tanti modi diversi e raramente sappiamo riconoscere. Un potere sottile e invisibile eppure potentissimo, inestinguibile (altri lo chiama Spirito). Dopo duemila anni siamo ancora qui a parlare di un carpentiere palestinese; e questo perchè, per chi crede, le sue non furono solo parole, ma parole su questo mondo con effetto su di esso. Cristo resuscitò, la sua filosofia era una vera ontologia, una Fisica. Come se l’amore fosse (tuttora) la variabile nascosta, inconcepibile, eppure funziona.

Eravamo partiti dal potere.
Come già hai detto, una Chiesa di potere è, in un certo senso una contraddizione in termini.
Non so un’alternativa, ma forse, l’idea di essere quotidianamente preparati al martirio e alla distruzione sarebbe una risata che conquisterebbe il mondo più di altre evangelizzazioni e intrusioni politiche. Memento mori, su di sè e su quello che si rappresenta, polvere siamo e polvere ritorneremo, anche la mia Chiesa.
Forse questo Cristo intendeva mandando le persone in due, credendo nel viaggio a piedi, nel rifiuto della stabilità, perchè il Figlio dell’Uomo non sa dove poggiare il capo.

Va bene, chiudo, pubblico, non rileggo.
Grazie a te, ancora una volta, per tutto.
Buon Natale.