Dati bibliografici liberi al CERN

6 pensieri su “Dati bibliografici liberi al CERN

  1. In Italia come siamo messi? Voglio dire, abbiamo delle norme di catalogazione nazionali e degli OPAC nazionali (ICCU e SBN, che spero siano solo due interfacce diverse), i quali però non mi paiono realmente integrati con quelli locali, infatti non sono aggiornati in tempo reale e (abbastanza) spesso contengono schede doppie: devo supporre quindi che la scheda per il singolo libro venga fatta n volte (una per ogni catalogo integrato, ad esempio quello della Lombardia, quello di unimi ecc.)?

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  2. Rispondo rapidamente a Nemo: senza entrare nel dettaglio di OpenData (come siamo messi in Italia non te lo so dire nemmeno io) da gestore (precario) di un Polo SBN ti posso dire quanto segue: quelli che tu chiami ICCU e SBN sono due interfacce dello stesso catalogo, nessuna delle due tra l’altro è minimamente pensata per l’interoperabilità, la trasposizione dei dati, l’integrazione con altri sw, l’interazione da parte dell’utente (io odio parlare di 2.0, ma quando ci vuole ci vuole ;-)
    Il lavoro tecnico dell’ICCU – senza offesa – almeno a giudicare dal funzionamento dei sistemi e dalla prontezza nell’affrontare i problemi è imbarazzante.
    Le schede non sono doppie in quanto i cataloghi non sono integrati: sono doppie perché le norme impiegate, oltre che essere molto vecchie, sono ancora troppo poco chiare a capire cosa si vuole descrivere, e il catalogatore è ancora troppo poco bravo (o troppo pigro, o troppo poco pagato) per fare bene il suo lavoro, e gli istituti preposti sono ancora troppo indietro per organizzare lavori di bonifica utili.
    Inoltre non dimenticare che oltre ai cataloghi integrati nel servizio bibliotecario nazionale, SBN, esistono ancora infinite realtà locali, e l’integrazione fra queste è ancora fantascienza. A Torino abbiamo ancora le ferite aperte per l’unificazione del catalogo che abbiamo realizzato.
    In sostanza: infrastrutture male aggiornate e organizzazione precaria portano a una mole di lavoro mostruosa e a risultati che rispecchiano la generale arretratezza di una realtà bibliotecaria.

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