Stereotipi/3 (the other way around)

Non avete idea della figura di merda che l’Italia (in generale, lo so, ma gli stereotipi funzionano così) sta facendo agli occhi dei miei compagni di Master, qui a Parma.

E non è solo il confronto con le amministrazioni di Oslo o Tallinn.
E’ proprio una condanna inesorabile ad un sistema bacato e inconsistente, pieno di falle culturali. Alice, amministratrice universitaria nigeriana che studia con me, è attonita.
Mai visto un sistema così inconsistente, così caoticamente burocratico.

I visti sono ovviamente una spina nel culo. Gli uffici, la questura di inviano da un posto all’altro, ognuno dice una cosa diversa. Ovviamente, parlano solo italiano. Ovviamente, nessuno ha responsabilità di niente.
Il sistematico ritardo di bus è un’ salto culturale. Non hanno ancora conosciuto Trenitalia.
L’affitto dello studentato (camere pur nuovissime e molto belle) doveva essere di 350 per una doppia, 400 per una singola. Scritto su tutti i documenti che gli avevano inviato.
Arrivati qui il prezzo è lievitato di 50 euro, senza preavviso. Non so se questo si chiami incompetenza o strozzinaggio.
Poi, internet. Internet, parola magica che il cinquantenne amministratore italiano sente ogni tanto in bocca al telegiornalaio di turno.
Lo studentato non prevede la connessione a Internet. Non c’è la wireless, neanche la possibilità di comprarsi un modem, collegarlo alla presa del telefono. In uno studentato di fianco al campus universitario. Che ospita studenti internazionali.

Italiani brava gente. Per fortuna siamo gente accogliente.

Dare lavoro a Feltri e chiedere 20 milioni di euro alle persone sbagliate

Mi aggiungo al rumore attorno alla denuncia degli Angelucci a Wikimedia Italia.
Antonio Angelucci, colui che da da mangiare a Feltri
Ma attenzione, ci sono talmente tante cose sbagliate in questa situazione da far venire il mal di testa.

Brevissimamente, due signori di nome Giampalo e Antonio Angelucci, quest’ultimo editore de Il Riformista (!) e Libero (!!),  nonchè deputato PDL (!!!), hanno denunciato Wikimedia Italia (!!!!) richiedendo come indennizzo 20 milioni di euro (!!!!!).

Un tripudio di maiuscole ed atti insensati.

Perchè, in breve:

  • Wikimedia Italia è un’associazione che promuove il sapere libero e nello specifico i progetti Wikimedia, come Wikipedia o Wikisource;
  • Wikimedia Italia non gestisce i contenuti di Wikipedia, non ha nessun potere nè controllo
  • I contenuti non li gestisce nemmeno la Wikimedia Foundation, che possiede i server su cui è ospitata Wikipedia
  • La denuncia dove partire contro ignoti, oppure ti spulciavi la cronologia e ti cercavi gli indirizzi IP del disgraziato che avrà scritto la “affermazioni lesive” sul tuo conto
  • chiedere 20 milioni di euro perchè ti sei offeso è da pazzi o da ex-datori di lavoro di Feltri
  • pubblicare un giornale come Libero ti vale la dannazione eterna nel girone dei coprofili

La pagina galeotta è ovviamente bloccata su Wikipedia, ma può essere letta qui.

Trovate info più dettagliate  su Punto Informatico, su Webnews, sui blog di Frieda, Tooby, Kiado, EdoM, Tom.
Senza dimenticare un’insospettabile Paul The Wine Guy.
Se avete lo stomaco forte, fatevi due chiacchiere al bar di Wikipedia.

UPDATE: la lista aggiornata dei blog che ne parlano la tiene Frieda.

Gc 2, 14-18

Giacomo continua a fare il cattocomunista, con buona pace del satiro di Arcore e delle sue etichette che crede offensive.

Dopo aver esplicitamente estirpato il privilegio dal messaggio cristiano, riaffermando il principato dei poveri, si premura di riportare alla realtà anche il discorso della fede.

Una fede che non ha un corollario pratico, che rimane parola senza applicazione non è fede. Giacomo ridà importanza a Marta, dopo che la comunità cristiana si è un po’ rammollita al monito di Gesù di seguire Maria.

Mi piace pensare che la frase “Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” sia un po’ asimmetrica: mi pare di scorgere un sorriso in colui che ha le opere, ma non sappiamo (per me il testo non è chiaro in questo punto) se abbia la fede. Eppure il suo sorriso sembra quella di chi si sente dalla parte della ragione: sapere di fare il giusto anche senza avere la fede, accoglie e supera una fede atrofizzata, che si dissolve coll’eco delle sue preghiere. Forse Giacomo qui si rivolge, paradossalmente, ai fedeli cristiani indicandogli a modello quei non cristiani che nonostante fossero al di fuori della comunità cristiana ne vivevano meglio della Chiesa lo spirito ed il messaggio. Afferma quasi un primato della buona volontà, quella della Pacem in terris, quella anche laica o agnostica od atea, su una fede-senza-opere.

Con buona pace di tutti gli ipocriti e farisei di questo mondo.

Gc 2,14-18

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha opere? Quella fede può forse salvarlo?
Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta.
Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede».

De Bibliotheca digitale, Google Books Search et Settlement/1

E’ da un po’ di tempo che mi ripropongo di scrivere un paio di post su Google Books Search, pantagruelico progetto di digitalizzazione di libri salito agli onori della chiacchiera a causa del Google Book Settlement, accordo (non ancora chiuso) del gigante informatico con editori ed autori statunitensi, per una storiaccia di diritti e copyright (che credete, sempre lì si finisce. Il copyright è il petrolio del XXI secolo).

Ma credo sia giusto ed utile partire un po’ più da lontano, raccontarvela più leggermente e spiegare meglio il contesto.

Prima di tutto, qui si sta parlando delle fantomatiche Biblioteche Digitali.
Il concetto di biblioteca implica non solo la materia prima, cioè i libri (la collezione), ma anche la struttura, cioè l’organizzazione dei libri stessi, la loro classificazione, l’utilizzo dei metadati (o record bibliografici).
Se pensate che, ai tempi di Google, queste cose siano di secondaria importanza, vi sbagliate.
I bibliotecari, da fissati  quali sono, stanno muovendo molte critiche su questo fronte al Google Books Search.
La questione metadati infatti è fondamentale: da sempre avere buoni dati su di un libro (da chi l’ha scritto a quali argomenti tratta) è sinonimo, in parte, di trovabilità, e nell’oceano di parole che Google si appresta a riportare sul Web, avere delle parole chiave che associno un libro ad una determinata ricerca diventa sempre più fondamentale.

La scienza bibliotecaria (in italiano, orribilmente, biblioteconomia, in inglese, librarianship and information science) da secoli (quando ovviamente non si chiamava così) studia il modo di conservare e organizzare e ritrovare la conoscenza dell’umanità.
Ha inventato le biblioteche per accedere e preservare la conoscenza sotto forma di testo, sotto forma di manoscritti, pergamene, codici, incunaboli, infine libri.
Ha inventato gli indici analitici ed i sommari, per ritrovare nomi e concetti all’interno di uno stesso testo.
Ha inventato le classificazioni per struttuare le biblioteche ritrovare i libri, un libro per un posto, sposando una rappresentazione numerica.
Ha combattuto da sempre con la natura eterea dell’informazione, con la sottilità delle idee e le sfumature del testo, con la difficoltà di classificare un libro, con le infinite dimensioni di ogni concetto.

Se noi identifichiamo il bibliotecario con la zitella occhialuta che ci zittisce in biblioteca, dimostraperò che in tutti questi secoli sono stati pessimi PR di se stessi.

I bibliotecari erano forse la professione che avrebbe dovuto entrare per prima nel Web, per organizzarlo e riflettere da subito sulla sua organizzazione, sull’aggiungere struttura e informazione ad una massa di dati informe e senza ordine apparente.

Si può dire che abbiano perso un po’ il treno, perchè effettivamente non si sapeva bene da che parte dovessero rivolgere la testa, se ai libri e verso gli schermi. Per cultura e natura propria sono rimasti rivolti ai libri come se fossero un fine in sè, senza spesso rendersi conto che non i libri sono importanti, ma quello che c’è scritto dentro, e i libri sono tecnologia (perfetta, economica, vicina all’utente, praticamente una tecnologia ultima, ma pur sempre l’evoluzione di un supporto tecnologico, come un paio di occhiali od un cellulare).
Ma ora si sta andando a toccare il cuore della loro professione (mentre, paradossalmente, Google sta andando al cuore della sua mission), e quando si toccano i libri non si può prescindere da loro.

Gc 2, 1-5

So bene che voi 4 lettori del blog siete in maggioranza non credenti o agnostici o brights o atei convinti, ma oggi mi va di fare il baciapile, quindi se volete saltate pure e tornate a leggere Malvino.
Le Letture di oggi sono di quelle che (mi) fanno bene al cuore, che aggiustano di nuovo il tiro, aiutano a vedere le cose più chiare. Riporto solo la seconda, estratto della lettera di Giacomo, che riprende e riafferma la cosiddetta opzione preferenziale per i poveri.
Niente di nuovo sotto il sole, ma in questi giorni di cene, feste ed incesti polito-vescovili ha forse senso ricordare che il Cristianesimo parte anche e soprattutto da qui, e che è la Chiesa (di cui faccio parte, nel bene o nel male) a dimenticarlo troppo spesso.

Gc 2, 1-5

Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.
Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?