Stereotipi/3 (the other way around)

Non avete idea della figura di merda che l’Italia (in generale, lo so, ma gli stereotipi funzionano così) sta facendo agli occhi dei miei compagni di Master, qui a Parma.

E non è solo il confronto con le amministrazioni di Oslo o Tallinn.
E’ proprio una condanna inesorabile ad un sistema bacato e inconsistente, pieno di falle culturali. Alice, amministratrice universitaria nigeriana che studia con me, è attonita.
Mai visto un sistema così inconsistente, così caoticamente burocratico.

I visti sono ovviamente una spina nel culo. Gli uffici, la questura di inviano da un posto all’altro, ognuno dice una cosa diversa. Ovviamente, parlano solo italiano. Ovviamente, nessuno ha responsabilità di niente.
Il sistematico ritardo di bus è un’ salto culturale. Non hanno ancora conosciuto Trenitalia.
L’affitto dello studentato (camere pur nuovissime e molto belle) doveva essere di 350 per una doppia, 400 per una singola. Scritto su tutti i documenti che gli avevano inviato.
Arrivati qui il prezzo è lievitato di 50 euro, senza preavviso. Non so se questo si chiami incompetenza o strozzinaggio.
Poi, internet. Internet, parola magica che il cinquantenne amministratore italiano sente ogni tanto in bocca al telegiornalaio di turno.
Lo studentato non prevede la connessione a Internet. Non c’è la wireless, neanche la possibilità di comprarsi un modem, collegarlo alla presa del telefono. In uno studentato di fianco al campus universitario. Che ospita studenti internazionali.

Italiani brava gente. Per fortuna siamo gente accogliente.

3 pensieri su “Stereotipi/3 (the other way around)

  1. In Italia manca l’informazione (non usiamo la parola “cultura” che è troppo impegnativa) tecnologica media. Quella che consente ai geometri e agli architetti di pensare che le connessioni non sono roba sofisticata, tecno-vip, ma una banale estensione in parallelo dei fili elettrici. Nota che magari sono gli stessi che hanno cellulari ultimo strillo… Lo studentato, immagino sia il cosiddetto “Corviale di Parma” quella specie di ecomostro fuori dal campus, non so da chi e come sia gestito, ma sicuramente il progetto è di almeno dieci anni fa quindi diciamo che è nato gia’ vecchio. Dentro il campus la rete wifi c’e’, non so fino a dove tira, adesso sono più precisi con la calibratura delle coperture….

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    1. Lo studentato è proprio quello, ma la cosa che più mi sconvolge è aver costruito uno studentato da 450 euro a singola, con ampio bagno, bella cucina, forno a microonde e condizionatore, senza pensare a Internet. Come si fa a pensare una cosa del genere, in uno studentato? Quando lo hanno iniziato non c’erano sicuramente le chiavette USB che ora si trovano, anche a poco. POssibile che siamo messi così? Non voglio compararci con Oslo o Tallinn, non mi sembra il caso, ma bisogna ricordare che Intenet, per studenti internazionali, rappresenta molto di più di un accessorio. Hanno bisogno di telefonare, spesso la sera tardi per il la differenza oraria del paese d’origine, è il luogo delle relazioni con amici, mogli, mariti e parenti, è il luogo del riposo, della musica, della televisione, delle notizie del proprio paese, il luogo dove riposare la testa la sera leggendo la propria lingua. E’ incredibile l’arretratezza mentale che riusciamo ad avere. Non pensare ad internet in uno studentato è uno sgarbo, non un errore fatto in buona fede.

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