Corso di formazione per Wikipediani in residenza

[copioincollo dagli amici di lettera27. come al solito ci siamo anche noi wikipediosi di Wikimedia Italia.]

Corso di formazione con tirocinio
Wikipediani in residenza

Valorizzare i contenuti delle istituzioni culturali su Wikipedia

Obiettivi
Il corso di formazione per Wikipediani in residenza si indirizza in modo specifico a studenti, personale di istituzioni culturali che desiderano contribuire a Wikipedia e volontari di Wikipedia che desiderano collaborare con istituzioni culturali e ha l’obiettivo far acquisire competenze nel facilitare la collaborazione tra Wikipedia e le istituzioni culturali.Il corso si inserisce nell’ambito dei progetti Share Your Knowledge e WikiAfrica promossi dalla Fondazione lettera27 Onlus, è realizzato in collaborazione con Wikimedia Italia e sostiene il lavoro di istituzioni culturali partner.
Un Wikipediano in residenza è un volontario che collabora con un’istituzione culturale; il primo Wikipediano in residenza ha collaborato con il British Museum nel 2010.

Struttura e programma
Il corso di formazione ha una durata di 3 mesi ed è articolato in 12 incontri settimanali di un’ora.
Ogni incontro affianca passo a passo i partecipanti nella valorizzazione dei contenuti di un’istituzioni culturale su Wikipedia, con l’obiettivo di produrre 15 voci di qualità o 50 upload quantitativi di materiale proveniente dalle istituzioni. I primi sei incontri si concentrano su Wikipedia, i suoi principi e il suo funzionamento. Tra questi incontri tre sono dedicati alle fonti, ai progetti fratelli di Wikipedia (in particolare Wikisource e Wikimedia Commons) e alla licenza Creative Commons attribuzione condividi allo stesso modo. I sei incontri successivi focalizzano l’attenzione sul monitoraggio e il lavoro individuale, dando spazio durante ogni lezione ad un aspetto specifico di Wikipedia (qualità, documentazione, casi studio, organigramma della Wikimedia Foundation, eventi di Wikipedia).
Ogni partecipante collabora come volontario con un’istituzione culturale; il suo ruolo si chiama Wikipediano in residenza. Il tirocinio può essere formalizzato con l’università di provenienza. Per maggiori informazioni sui progetti e sulle istituzioni partecipanti a Share Your Knowledge e WikiAfrica http://www.lettera27.org

Calendario
Le lezioni si svolgono dal 7 marzo al 30 maggio, ogni mercoledì dalle 18.00 alle 19.00, presso la sede di Fondazione lettera27 in via Valtellina 65, Milano.

Docenti
Il workshop è tenuto da amministratori dell’edizione linguistica italiana di Wikipedia. Esperti in licenze Creative Commons e in diritto d’autore affiancano i docenti in lezioni specifiche.

Modalità d’iscrizione
Il corso è aperto a un numero massimo di 10 partecipanti ed è gratuito.
Per candidarsi al corso, inviare curriculum vitae e lettera di motivazione a info@lettera27.org

lettera27 è una fondazione non profit, nata nel luglio 2006. La sua missione è sostenere il diritto all’alfabetizzazione, all’istruzione e, più in generale, favorire l’accesso alla conoscenza e all’informazione. lettera27 è la ventisettesima lettera, la lettera che manca, la lettera che non è ancora stata scritta, la lettera ibrida, lo spazio da riempire, il collegamento tra scrittura e oralità, la connessione con il futuro, l’intersezione tra analogico e digitale.

Why the Internet is awesome

Io ho lasciato la matematica un po’ di anni fa, perchè, sì, puoi girarci intorno, e me la matematica piace, ma, come dire, sono io che non piaccio a lei. Ho sempre dato uno sguardo, ogni tanto, a cose matematiche, ma divulgazione, solitamente, e poi a me non piace la matematica ricreativa (scusa, .mau.), non sono bravo, non mi interessa. Della matematica, mi hanno sempre interessato e affascinato le grandi idee, i concetti fondamentali, le “cose basilari” (questa è di Wiener: ha un senso, ma dovete prima leggere questo. Su, forza, tornate dopo). Gödel, per esempio (che, fra l’altro, non ho mai studiato. E se ti prendo, tu che scrivi i programmi universitari, ti faccio male. Molto.). Ci ho anche provato, a scrivere qualcosa, di cosa voleva dire, per me, la matematica, saperla fare, riuscirla a fare.

Poi succede che Internet, attraverso Quora, un sito nerd dove dei nerd fanno domande e dei nerd rispondono, Internet ti caga una pepita dalle proporzioni enormi. C’è uno che tira fuori una bella domanda, che è cosa si prova ad essere un genio della matematica, che cosa si vede, come si pensa.

E arriva uno, che non si sa bene chi sia, ma uno che ne sa a pacchi, che scrive una pagina bellissima, bella davvero, in cui spiega cosa vede uno dei pochi che dalla matematica è amato, chè la matematica, l’ho già detto, è una bella ragazza, ma decisamente profumiera e la fa annusare a moltissimi (presente!) ma la dà a pochi, e uno dei fortunati a cui la dà vi dice com’è. Quella della matematica. Uno che la matematica la capisce davvero vi viene a dire com’è. [e probabilmente è uno serio, che è come andare a chiedere dettagliatamente ad Einstein o a Feynman cosa si prova a essere dei genii,come si pensa, cosa si vede].

Insomma, il nostro anonimo scrive questo pezzo, che è ovviamente brillante, ma è bello, sincero, quasi commovente nel parlarti di una cosa che sono in pochi ad avere. E tu che pensi che i matematici genii sono tutti pazzi (è vero, alcuni lo sono), leggilo, ‘sto pezzo, che se io penso che una mezza medaglia Fields mi viene a scrivere 15777 caratteri (spazi esclusi) di come ci si sente ad essere lui mi vengono i le lacrime (e anche questo è internet: cioè che uno che ha visto i sette mari e scoperto tesori e combattutto battaglie viene da te sulla battigia, che hai il libro di pirati sottobraccio e il moccio al naso, e ti racconta com’è, davvero, i pirati e i sette mari. Poi decidi tu, ma intanto lo sai.).

Perquindi, dato che è lungo, per fartelo leggere meglio (lean back, comodo sulla tua poltrona di pelle, con cioccolato 85% cacao e rum d’annata e un cubano), ti ho pure fatto un epub (seguendo la cara vecchia legge di mimicità di Gino Roncaglia). Spero che tu abbia un ebook reader, altrimenti te lo leggi da qua, come tutti. Però lo leggi, chè pepite così, caro mio, poche.

Risultati del sondaggio UE su informazione scientifica, accesso aperto e dati

Qualche mese fa, la Commissione Europea aveva indetto una consultazione pubblica per l’accesso all’informazione scientifica nell’età digitale (brutta traduzione di EC public consultation on scientific information in the digital age).
Da oggi, sono disponibili i risultati, qui (pdf a colori, 72 pagine: non lo volete stampare).

Vi copio le conclusioni:

Access to digital scientific information: scientific publications
Respondents were asked if there is no access problem to scientific publications in Europe: 84 % disagreed or disagreed strongly with the statement. The high prices of journals/subscriptions (89 %) and limited library budgets (85 %) were signalled as the most important barriers to accessing scientific publications. More than 1 000 respondents (90 %) supported the idea that publications resulting from publicly funded research should, as a matter of principle, be in open access (OA) mode. An even higher number of respondents (91 %) agreed or agreed strongly that OA increased access to and dissemination of scientific publications. Self-archiving (‘green OA’) or a combination of self-archiving and OA publishing (‘gold OA’) were identified as the preferred ways that public research policy should facilitate in order to increase the number and share of scientific publications available in OA. Respondents were asked, in the case of self-archiving (‘green OA’), what the desirable embargo period is (period of time during which publication is not yet open access): a six-month period was favoured by 56 % of
respondents (although 25 % disagree with this option).

Access to digital scientific information: research data
As for the question of access to research data, the vast majority of respondents (87 %) disagreed or disagreed strongly with the statement that there is no access problem for research data in Europe. The barriers to access research data considered very important or important by respondents were: lack of funding to develop and maintain the necessary infrastructures (80 %); the insufficient credit given to researchers for making research data available (80 %); and insufficient national/regional strategies/policies (79 %). There was strong support (90 % of responses) for research data that is publicly available and results from public funding to be, as a matter of principle, available for reuse and free of charge on the Internet. Lower support (72 % of responses) was given for data resulting from partly publicly and partly privately funded research.

Preservation of digital scientific information
Responding to the question asking whether preservation of scientific information is at present sufficiently addressed, 64 % of the respondents disagreed or disagreed strongly. The main barriers signalled in this area were: uncertainty as to who is responsible for preserving scientific information (80 %); the quality and interoperability of repositories (78 %); and the lack of a harmonised approach to legal deposit (69 %).

Per la cronaca, dall’Italia sono arrivati 95 contributi, quarto paese per numero di risposte (prima la Germania con 422, poi Francia e UK, con 129 e 127). Nel nostro piccolo, abbiamo risposto anche come Wikimedia Italia, e ci fa piacere vedere confermato il netto orientamento dei risultati verso un accesso più libero, ampio e completo ai frutti della ricerca scientifica.

Babelando

Fra le varie cose che cambiano nella lettura, da carta a ebook, che sono tante, e alcune brutte e altre belle, ce n’è una che mi piace moltissimo (ve l’ho già detto che mi sono preso un Kindle?).
Grazie infatti a programmini come Instapaper, o ReadItLater, è possibile andare su qualsiasi testo sul web ed ebookizzarlo, trasformandolo in epub, e mandarselo sull’ebook reader.

E questo vuol dire tante cose, e fra le altre, il recupero di un’enorme, gigantesca biblioteca di saggi, articoli, post e pezzi che erano là, sull’Internet, ephemera dei nostri giorni, e che volevamo leggere da un sacco di tempo ma non avevamo abbastanza voglia e tempo e pazienza per leggerli sul computer. E’ una piccola cosa, ma io sono andato a riprendermi interviste a Herzog o David Foster Wallace, o testi fondamentali dell’epoca pre-web che qualcuno aveva messo in HTML decenni fa.

E di queste cose, ora, si possono creare libri, e quindi renderli un pochino più permanenti, dargli un contesto, una copertina, creando biblioteche personali di pezzi che prima abitavano un ramo un po’ sfortunato del docuverso, figli di un’editoria minore. La sensazione, del tutto viscerale, è che si passi ad una nuova e più profonda fase di possesso (e non più solo di accesso), ebookizzando questi testi: si recupera e si integra e si potenzia quella splendida funzione dei libri (anche in quanto oggetti definiti, e discreti, separati, tangibili) che è costruire un’identità del lettore (chi non ha mai pensato alla metafora del libro come mattone, e dalla costruzione di sè come l’impilare libroni sullo scaffale?)

Mi pare dunque una bella cosa (ma legalmente non si potrebbe, si parla quasi sempre di testi coperti da diritti) migliorare la formattazione automatica e qualche errore tipografico, aggiungere un paio di corsivi, una copertina e un indice. Ho provato a farlo per un vecchio articolo, The Curse of Xanadu, di Gary Wolf, che per fortuna era sul web, e che racconta la storia tragica di un sogno tecnologico mai realizzato, ed è una storia che tutti dovrebbero conoscere, secondo me.

L’ebook è qui, prendete e leggetene tutti.

L’epub è ancora pieno di difetti, ma almeno l’ho diviso in capitoli, ci ho messo un sommario, e spero che vi piaccia. Una nuova copertina è gradita: io faccio schifo come grafico, mi limito a suggerire una variazione sul tema della torre di Babele (che mi sembra appropriata). Buona lettura.