Il sorriso di Babele

So di essere parziale, sono qui da poco e andrò via fra ancora meno, ma a me, di tutte le immagini che sono passate, quelle che mi hanno commosso di più, sono state quelle della gente.
Gente da ogni parte del mondo sorridere e gioire, come premio di un lavoro duro ed eccitante, di sacrifici e solitudini e nostalgie, in una babele di lingue in un piccolo nebbioso angolo fra Svizzera e Francia, insieme.

Io non ero mai stato in un posto così pieno di cervelli e diversità, e l’idea di essere diventato, per un solo mese, membro di questa comunità, mi emoziona davvero.

Perchè forse non ci si rende conto che il vero miracolo è il lavorare insieme a gente di ogni dove e di ogni lingua, essere un piccolo pezzo di puzzle in un enorme babele di compiti e mansioni e ruoli, e lingue e colori ed esperienze.
E non vorrei davvero tralasciare il discorso delle solitudini e delle nostalgie, del venire qui dall’India o dalla Cina o dalla Romania o dalla Finlandia, e neanche delle ambizioni, delle carriere, delle avidità.

Ma sorrido pensando che tutto questo, tutto gira attorno ad un ciambellone enorme che spatascia atomi per vedere cosa c’è dentro. Come da bambini si rompevano i giocattoli per vedere come funzionavano. Tutto intorno all’idea stessa di scienza, di scoperta.

In fondo, non è, tutto, davvero solo un gioco?

De Bibliotheca digitale, Google Book Search et Settlement/6

Il Settlement 2.0 di Google è arrivato.
Data la complessità, mi rifaccio a questo sommario di Weinberger, estrapolato da qui. Ho integrato un po’ con il poco che ho capito dal sempre ottimo Grimmelmann (consigliato ai meticolosi e ai legulei).

  • Estensione. L’accordo è stato ristretto per i paesi non-anglofoni, dunque vale solo per i libri registrati negli USA, o pubblicati in UK, Australia, Canada. Il cambiamento più grosso, secondo Grimmelmann.
  • Opere orfane. Cambio di rotta: i ricavi generati dalla vendita delle opere orfane non verrà più diviso fra autori, editori e Google, nessuno dei quali ha in realtà alcuni diritto su quesi soldi. Verranno inveec utilizzati per finanziare la ricerca degli effettivi detentori dei diritti. La Authors Guild ha infatti affermato davanti ai giudici che il 90% dei detentori potrebbe essere ritrovato, con adeguati finanziamenti. Dopo aver fermato i soldi per 10 anni, il Book Rights Registry donerà i soldi ad enti no-profit che promuovano la lettura pubblica: dunque, forse, biblioteche, programmi di alfabettizzazione, altre biblioteche digitali.
    Grimmelmann dice: “Il trattamento delle opere i cui diritti non sono stati rivendicati è il cuore delle promesse e pericoli del settlement—una categoria che contiene anche le opere orfane.  Il Settlement 1.0 permetteva a Google di usarle venderle su un proncipio di opt-out (cioè, se non ti piace, sei tu ad uscirne), e il Settlement 2.0 fa lo stesso. Questo da a Google esclusivo accesso ad un segmento di mercato in cui nessun altro pò entrare, e dunque sollevò perplessità sul monopolio“. Nonstante la creazione del UFW, le preoccupazioni rimangono (la questione è complessa, chi è interessato guardi qui).
  • Unclaimed Works Fiduciary. Un fiduciario approvato dalla corte, l’Unclaimed Works Fiduciary, verrà creato appposta per gestire diritti e magagne delle opere i cui diritti non sono stati rivendicati.
  • Rivenditori. Il Settlement ora afferma esplicitamente che ogni rivenditore di libri potrà vendere l’accesso online ai libri fuori stampa che Google ha digitalizzato, anche le opere orfane. I ricavi saranno divisi come prima, 63% al detentore dei diritti, “la maggior parte di” 37% al rivenditore).
  • Biblioteche. Il Registry potrà ora decidere che le biblioteche possano avere più di un solo misero terminale con accesso ai libri scansionati (e questa è un’ottima notizia).
  • Creative Commons. E’ riconosciuto l’utilizzo delle Creative Commons: se hai accesso a un libro in CC, potrai riutilizzare anche la versione digitale di Google. Gli autori acquistano maggior potere su quello che Google potrà mostrare.
  • Algoritmo dei prezzi. Google specifica meglio come funzionerà l’algoritmo che deciderà i prezzi dei libri fuori stampa, come in un “mercato competitivo”.

Da varie parti si riconosce dunque un passo in avanti, soprattutto per l’aumento della competività e l’accesso. Amazon, per esempio, potrà vendere l’accesso ai libri scansionati da Google come Google stesso, con i prezzi stabiliti dal Registry.

Ma vi sono ancora critiche. Open Book Alliance continua a dire che Google avrà il monopolio sui libri digitali, mentre l’Electronic Frontier Foundation si preoccupa che niente di nuovo è stato proposto per salvaguardare la privacy dei lettori.

Sembra che ancora non ci siamo del tutto. Passi in avanti, ma non sembra che Google e gli altri si siano sbottonati più di tanto.

De Bibliotheca digitale, Google Book Search et Settlement/5

Quello sotto è uno dei motivi per cui servono e serviranno le biblioteche digitali.
Accesso praticamente illimitato a ogni testo pubblicato, sia online che anche nel vecchio, caro, formato del libercolo cartaceo.

PS: Google oggi è comparso in tribunale, per discutere del Settlement.
Procrastina, ancora, fino a venerdì 13.  Speriamo sia una buona idea.

Adelphiani, adelphini, adelphici

A Lucas, e un po’ anche a Malvino

Sfuggito fra le pieghe della coda lunga di Google (e mi chiedo quali perle siano ancora celate laggiù, nel profondo visibile-invisibile, nell’ubiqua anonimità della moltitudine indistinta, nella massa informe dell’innumerevole, nella suburbia del basso ranking), ecco a voi un blog sopraffino, da cui vi porgo umilmente, dieci, e dico dieci, post tematici su Adelphi. Senza menzionare i commenti.

Adelphi 1: Cesare Cavalleri, su Avvenire, 12 novembre 2008, recensisce La folie Baudelaire.

Adelphi 2: Ogni cogliere è anche un assassinare. Quechcotona (in nahuatl, la lingua degli aztechi, significa al tempo stesso “tagliare la testa a qualcuno” e “cogliere una spiga con la mano”), i mattatoi di Chicago. Violenza, assassinio, sacrificio.

Adelphi 3: René Girard. Il capro espiatorio. Satana-scimmia, omicida fin dal principio. E, nei commenti, Clausewitz, colpire con la massima potenza nel punto più ristretto e più debole del nemico, lo schwerpunkt.

Adelphi 4: Sintesi del Girard di E vidi Satana cadere come folgore. Desiderio mimetico, Cristo ortogonale.

Adelphi 5: Non occorrono il sole, l’oceano, la montagna più alta per innalzare un olimpo di divinità. Bastano le scintille dei falò, l’odore dell’erba, il rumore di una cascata, un sentiero che scollina, lo spifferare di un canneto, il ribollire del mosto. Basta ciò che dura più di un uomo, che va oltre quei giorni mortali. Basta un destino che ripete sordo il proprio destino.

Adelphi 6: Heidegger, l’ontologia medioevale, l’uomo moderno, l’uomo diurno, l’uomo che ulula alla luna.

Adelphi 7: La modernità calcolante, Guènon, San Tommaso.

Adelphi 8: Perché questa serie di post dedicati a Adelphi? Perché è una casa editrice che ha una forma.

Adelphi 9: Ancora Guènon, e Tiepolo pure, e il rosa. Teatro, tradizione, meraviglia falsa e inabitabile.

Adelphi 10: Nietzsche. Nuovamente teatro e Tiepolo, e rappresentazione e Occidente, eternoritornoinfinitoattualeassoluto. Finzione di tempo intermedio, la letteratura assoluta.
Che cosa si dovrà intendere con questa espressione? Tante cose diverse quanti sono gli autori che, esplicitamente o no, la praticano. Ma un presupposto è per tutti comune: si è dato, a un certo punto della nostra storia, un singolare fenomeno per cui tutto ciò che era rigorosa ricerca e acquisizione di un vero – teologico, metafisico, scientifico – apparve innanzitutto interessante in quanto materiale per nutrire un falso, una finzione perfetta e onniavvolgente quale è, nella sua ultima essenza, la letteratura. A questo dio oscuro e severo andava offerto tutto ciò che sino allora aveva presunto di essere giustificato in se stesso.

PS: non sono necessariamente d’accordo con tesi e antitesi offerte in questi pezzi. Ma la forma, lo stile, la pacatezza, la profondità, e l’oggetto vogliono attenzione, e noi gliela diamo, con piacere.