Glossa non richiesta alla relativa presentazione di un fattaccio fascista nei blog giornalistici italiani

Mi piacerebbe trovare le parole per farlo (spolier: non le troverò), chè è un discorso impegnativo e un concetto/idea che mi trascino embrionale da un po’ (là in fondo, dietro l’orecchio destro), ma io credo, in sostanza (credo: atto di fede, non ci ho riflettutto abbastanza, non ne sono certo, mi fido del mio intuito, ma posso sbagliare) che se gratuitamente uno riceve plausi, gradimento, stima dalla gente perchè ha un blog o scrive bene o è un giornalista affermato o qualsiasi forma di successo che comporta, equipollente, visibilità (e quindi mi vedono e quindi mi ascoltano, e quindi potere, influenza), allora, ecco, uno deve accettare stoicamente l’equa ripartizione di critiche, appunto, gratuite, acnche, spesso, che gli provengono dalla stessa schiera di lettori, udenti, pubblico.

E questo è un discorso che facevo a me stesso cinque minuti fa, leggendo questo pezzo di Jumpinshark (che alla fine della lettura e conseguente/parallela rifelssione, definisco “bello”), per spiegare (sempre a me stesso), che ha senso criticare Il Post per aver scritto gli articoli in difesa di Oscar Giannino (che ritengo giusti (non del tutto, ma non sottilizziamo)) e contemporaneamente non aver scritto relativi articoli sul massacro di Firenze (che è la tesi del pezzo sopralinkato).

E questo perchè se in un atto di sdegno si schiera contro l’imbecillità e il fascismo di lanciatori di pomodori, è giusto ed equo che se non scrive con lo stesso sdegno di qualcosa di ben più grave (e imbecille, e fascista) qualcuno glielo faccia notare, soprattutto se se il blog giornalistico più letto d’Italia. Perchè le cose buone che non facciamo valgono come (e spesso più) delle cose buone che facciamo, e l’assenziale è visibile agli occhi, ogni tanto.

E comunque:

Samb Modou, ucciso a 40 anni.

Diop Mor, ucciso a 54 anni.

Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike, feriti, e speriamo che si riprendano.

 

Weekend

Io mi sono pure dimenticato di dirlo, ma questo weekend c’è stata l’assemblea di WMI, a Roma, per due giorni intensi,  e io sono stato rieletto (responsabile dei progetti, si dice), ho compiuto gli anni (un bel numero, 27), ho rivisto un sacco di bella gente con cui parlo decine di volte al giorno e che non vedo mai, mi è arrivato il Kindle, e sono a metà di Quel che vuole la tecnologia di Kevin Kelly (Codice edizioni, 2011)(che dovete leggere assolutamente).

Poi se mi viene voglia vi racconto un po’ di più, ma non adesso, chè adesso vado a letto.

Scienza open, o la Buona Babele

E’ un po’ di settimane che nella mia piccola fetta di Internet si discute moltissimo di scienza: a cosa serve (Balbi), ricerca scientifica e blog (Spezia, e Delmastro nei commenti), come scoprire le frodi (scientifiche)(Pievatolo), a cosa serve, di nuovo (Balbi, di nuovo).
Dato che qui si è ossessionati (lo so lo so), io credo che l’Open Access possa aiutare nella soluzione di molti problemi.
Soprattutto considerando l’OA come un aspetto di un movimento più ampio, l’open science, che mira a rendere più aperti, collaborativi e trasparenti vari aspetti della costruzione della scienza: i dati (della ricerca), la pubblicazione (della ricerca), la costruzione di teorie. Se la scienza è costruzione collettiva di verità verificabili (definizione mia, passatemela), più questa costruzione è democratica, trasparente ed aperta, più costruiremo velocemente ed in alto (and THIS is why Wikipedia works).

Ma queste sono sensazioni miei, andrebbe tutto studiato un po’ di più, dovrei leggere seriamente della letteratura a riguardo, insomma fare ricerca. Dato che sono troppo pigro per farlo, vi propongo un paio di fonti, e poi magari ne discutiamo.

Uno è il solito Open Access. Contro gli oligopoli nel sapere, tradotto da Francesca Di Donato (è almeno la terza volta che ve lo ripropongo, non l’avete ancora letto?. Ricordo che la sua discussione del come l’OA possa aiutare i paesi in via di sviluppo mi colpì particolarmente, nel bene e nel male.

L’altro è un giovane ricercatore, Michael Nielsen, che sto scoprendo in questi giorni, e che è una miniera di informazioni, e questo video (TEDx a Waterloo) lo dimostra.
Nielsen e Gowers (matematico, medaglia Fields) si sono palleggiati una discussione, qualche settimana fa, su come cambiare l’attuale modello di pubblicazione scientifica nella matematica (peraltro, è la seconda volta, 2 anni fa una loro interazione aveva portato alla creazione del progetto Polymath (tutto nasce da questo post di Gowers: Is massively collaborative mathematics possible?)(c’è anche il paper)).

Nielsen ha scritto un libro, “Reinventing Discovery“, e vi prometto che è il primo ebook che compro quando fra un paio di giorni mi compro il Kindle.

Biblioteca diffusa, biblioteca umana

Leggo questo e penso al progetto di un mio caro amico, l’aveva chiamato The Human Library, e altro non era che mettere in rete le biblioteche personali di chi voleva partecipare, un luogo virtuale di scambio e conversazione di e sui libri, qualcosa che organizzavamo online ma che aveva effetto nel mondo reale (almeno per una volta, the other way around). Non so bene come si possa praticare questa cosa, ma facciamo che inizio io, così:

  • la mia biblioteca è qui, viene aggiornata abbastanza spesso (tendo a comprare settimanalmente, mannaggiammè)
  • faccio un prestito di durata variabile nel raggio di Modena e Bologna.
  • se è un libro che non trovate da nessun altra parte, magari anche più lontano.
  • se li venite a prendere direttamente a casa mia, vi offro pure un caffè (o un tè o una cioccolata calda (o una birra, dipende dall’orario (devo trovare il modo di associare le birre ai libri, sarebbe un successone))).
  • se prendete libri che mi piacciono molto, ve li presto più volentieri.
  • devo ancora pensare ad un modo per “assicurarmi”, ma facciamo che adesso mi fido e non mi preoccupo, un po’ di buona fede non basta mai. Se proprio non mi fido, non ve li presto (sono molto geloso dei miei Adelphi, sappiatelo).

Buona lettura!

PS: aubreymcfato chicciola gmail punto com.

Update: sta nascendo un progetto molto bello che si chiama Social Book, qui la presentazione, qui i voti da dargli al concorso Che Fare (però dateli anche a Wiki Loves Monuments, mi raccomando).