Open Access Week all’Università di Bologna

 

La settimana prossima, dal 24 al 30 ottobre, è l’Open Access Week, la settimana internazionale dedicata all’accesso aperto alla ricerca scientifica.
L’Università di Bologna organizza, per tutta la settimana, un ciclo di incontri/lezioni per raccontare cosa è l’accesso aperto, a chi giova, cosa si sta facendo e soprattutto cosa offre l’ateneo a riguardo.
Verranno presentati i vari archivi e servizi di AlmaDL:

  • AMS Acta: archivio istituzionale per i prodotti della ricerca
  • AMS Laurea: archivio istituzionale per le tesi di laurea (triennale, specialistica, magistrale).
  • AMS Dottorato: archivio digitale delle tesi di dottorato
  • AMS Riviste: servizio per la creazione di riviste open access, tramite piattaforma OJS.

Il programma della settimana lo trovate qui (anche le modalità di iscrizione, i posti sono limitati), mentre qui c’è quello per tutta Italia. Gli incontri sono pensati esplicitamente per dottorandi, ricercatori, professori e bibliotecari.

 

Raccogliere olive non è così semplice

L’altro giorno sono andato a raccogliere le olive ad Al Walaja, villaggio palestinese poco distante da Betlemme.

Stanno costruendo il Muro, ad Al Walaja, e costruendolo imprigionano il villaggio (ad oggi, c’è una sola strada per arrivarci, e se c si mette una camionetta di soldati non si entra, e basta) e, in più, tagliano via i campi dalle case.

Questa è una storia, una delle migliaia, una delle più normali, una delle meno tristi, di quello che vuol dire il Muro, e di quello che vuol dire l’occupazione.
At about 5 am on 5 September, we woke up to the sound of heavy machinery. We went down to our fields to see what was happening, but our fields were surrounded by IDF soldiers, who initially wouldn’t let us through. We persisted, and they called the Israeli DCL; they finally allowed us to enter.
Of the 110 olive trees that we own, 60 trees were uprooted. In addition, 18 almond trees were also uprooted, as well as eight Hawthorn trees. About 27 non fruit-bearing trees (pine and oak) were also cut down.They were done with uprooting the trees by mid-morning, after which they tried to make me bring a tractor to take away theuprooted trees. But the land is difficult to get to, and I couldn’t comply immediately. They then began threatening me, sayingthat if I didn’t take the trees away myself, they would be taken and re-planted inside Israel, and that I would be detainedand fined. Honestly, I think the Israelis were embarrassed because there were a number of journalists watching. Finally theIsraeli authorities themselves delivered the uprooted trees to a more accessible area. I don’t think it’s worth replanting the
trees; it would probably take too many years to bear fruit. But I will replant one of the trees in our own garden as a symbol,so that my children and grandchildren never forget this day.
When the Wall is completed, about 20 dunums of our land will be on the other side. The land is actually in my wife’s name,and we have tax documents dating back to 1927 to prove that her family has owned the land for generations. However,because she suffers from chronic ailments, including kidney failure, diabetes and blindness, she is unable to go down to thefields, and would certainly be unable to work in the fields. Once the Wall is built, I don’t expect the Israelis to allow me toget to our fields. Right now, it looks like we will lose everything on the other side.

Mohammed Atrash (Abu Wajih), a 68-year-old farmer from Al Walaja, has been affected by Barrier construction activities that followed the HCJ decision this month.

Source: http://www.ochaopt.org/documents/ocha_opt_the_humanitarian_monitor_2011_09_16_english.pdf

C’è del marcio a Parma

Io ci sono stato bene a Parma, per carità, ci ho studiato un semestre, è proprio bellina, con le bancarelle di libri usati poi, e c’è la Pilotta, e il museo Bodoni, e però, mi chiedo, ci dev’essere qualcosa di marcio, con ‘sta storia della giunta corrotta, del sindaco ladro,  deli poliziotti razzisti, e soprattutto (soprattutto), a Parma ci vive Camillo Langone.

EU Consultation on scientific information in the digital age

L’Unione Europea ha aperto una consultazione pubblica sull’informazione scientifica, chiedendo a istituzioni, enti e semplici cittadini di esprimere le loro opinioni in materia.
Il questionario si trova qui, sbrigatevi perchè c’è tempo solo fino al 9 settembre (ma moltissime domande sono facili facili).
Chi volesse la bozza che presenteremo come Università di Bologna (per dare un’occhiata alle risposte), basta che mi scriva una mail.

E’ un’ottima occasione, per il mondo open data e open access, di dire la propria su svariate questioni, come l’accesso aperto alle pubblicazioni e ai dati e la questione della preservazione digitale.
(qui potete leggere il questionario, con alnche alcune risposte date da Stevan Harnad).

Personalmente, dopo averne discusso a lungo con diverse persone, mi sento di consigliare questi punti, da distribuire nelle varie sezioni del questionario. Sono i miei, per cui sono decisamente opinabili.
1. Politica mandataria a livello di Open Access (su dati e pubblicazioni). Non basta un’adesione di fondo, ma ci vogliono politiche esplicite a favore dell’accesso aperto. E’ lo stato/l’università/l’istituzione che deve “costringere” il ricercatore/studente a pubblicare ad accesso aperto, altrimenti tutti scelgono il contrario. Purtroppo, almeno nel mio lavoro, i dati che abbiamo sotto gli occhi lo dimostrano ampiamente.
2. Attenzione alla digital preservation. Nella situazione attuale, gli editori hanno in mano troppe funzioni che dovrebbero essere in mano ai bibliotecari (accesso, disseminazione, preservazione) e la cosa non va bene, perchè spesso non se ne interessano. Se un articolo è solo in mano ad Elsevier, siamo sicuri che sia l’attore giusto perchè ne garantisca la preservazione a lungo termine?
3. Licenza standard (CC-BY). E’ un discorso quasi banale, ma a mio parere il più importante.
L’Open Access non si è mai posto una licenza unica come standard (le stesse definizioni di Open Access sono varie e diverse). Molto semplicemente, una CC-BY per le pubblicazioni e una CC-0 per i dati potrebbero porre fine ad uno stato di incertezza che genera, a mio avviso, molta confusione. Avere una licenza unica e definita porrebbe fine alle centinaia di note legali che le università richiedono ai popri avvocati, garantendo un’interoperabilità (fra macchine, oggetti e persone) che renderebbe tutto molto più semplice e fluido.