Gaza, l’ennesimo post inutile.

Io sono un ignorante, premetto.
Ma non sarà che questo parteggiare per Israele sempre e comunque non venga, anche, dal fatto che loro sono quelli più simili a noi? Tutti noi europei ed americani guardiamo con orrore al fatto che un autobus esploda per un kamikaze, o che una discoteca venga colpita da un razzo. I morti di Israele sono sempre pochi, hanno volti e storie riconoscibili, fanno parte del nostro primo mondo.

E’ molto più difficile tenere dietro i morti palestinesi, ammassati in baracche, massacrati a decine e decine ogni giorno. I numeri sono troppi, le loro vite troppo lontane dalle nostre. Miserabili, carne da telegiornale.

Io credo che ci sia una quantità non trascurabile di egoismo in questo nostro atteggiamento, quella stessa violenta ottusità che fece a dire a Bush senior the american way of life is not negotiable.

E’ noi, il nostro modo di vivere, la nostra ricchezza basata sull’ineguaglianza che stiamo difendendo.Non si capisce perchè dobbiamo stare sempre dalla parte del più forte. Se ad Hamas sbagliano, e sbagliano di grosso (ma bisognerebbe anche chiedersi i motivi di tanta violenza…), non ha comunque senso giustificare Israele quando sbaglia dieci, cento volte tanto. Non ha senso dire “Cessate il fuoco, ma Hamas per primo” quando i morti in casa palestinese sono cento volte tanto. Quando Israele da decenni fa quello che vuole senza rispettare i patti. Quando il sopruso in Terra santa è cosa di ogni giorno. Non è giusto ascrivere gli errori sempre al conto dei più deboli. Ma sembra essere la cosa che ci viene meglio.

Complessità, comprensibilità

Il blog di Christian inizia a riempirsi di contenuti, e questo mi fa estremamente piacere. Lo conosco da più di un anno, abbiamo collaborato insieme per realizzare le Pinguide, per tirare su e gestire il Cantiere, spendendo centinaia di ore su Skype, fra Oslo, Modena e Bologna.

Scrivo questo post un po’ obliquo per sottolineare un aspetto che ritengo importante del suo lavoro, del suo pensiero, e che faccio completamente mio.
Un concetto profondo, che rimane sempre sottopelle, e di cui pochi, in generale, parlano. Mi permetto di sintetizzarlo così, se vorrà lo correggerà:

Il mondo è complesso. La complessità è multidimensionalità.
Tutti abbiamo il diritto di comprendere la complessità. Tutti abbiamo il dovere di comprenderla.

Che il mondo sia complesso è un dato di fatto. Complessità è diventata una parola comune, perdendo però completamente ogni riferimento a tutto quel pensiero scientifico che cerca di elaborare strumenti per gestire la complessità.

Complessità è avere più facce, essere intrisicamente pieni di pro e contro, essere sfumati, sfocati.

Ora, la realtà è per definizione complessa. Umanamente, siamo portati alla semplificazione, all’omogeneizzare una parte della realtà per poterla gestire più comodamente. Ogni aspetto della realtà, ogni dimensione, potrebbe essere seguita e studiata, sviscerata in tutti i suoi particolari.

Ma studiare tutto è impossibile. Ci vuole tempo, denaro, voglia, impegno. Per questo noi umani abbiamo la spiccata tendenza a delegare gli esperti, i tecnici, gli studiosi a masticarci la realtà e a fornircela già digerita. Ora, questo non è un problema, finchè non sopraggiunge la pigrizia e l’idolatria della competenza. Ascoltare chi è competente e specializzato è sacrosanto, non lo è rifiutarsi di avere un proprio pensiero ed una propria opinione sulle cose. Opinione che deve essere ponderata e suffragata da fatti, da studi, da esperienza.

Come abbiamo scherzato più volte, Christian funziona come un algoritmo di visita Depth First Search: affronta sempre il nuovo argomento (nodo), aprendo una parentesi dietro l’altra. Metodo che funziona, se uno ha l’equilibrio ogni tanto di tornare indietro e chiudere qualche parentesi rimasta aperta. Così è successo con l’origine del Male, poi con il videoblog sulla proprietà intellettuale, infine con il software libero ed il progetto Cantiere.

Sempre una tensione fra l’approfondire temi importanti e cercare di portarli alla gente comune. Credendo che la complessità sia un fatto che vada affrontato seriamente, ogni volta.

Lettera a Valerio Di Stefano

Egregio sig. Valerio Di Stefano

in riferimento a quanto scritto da lei nel suo sito,
http://www.valeriodistefano.com/public/post/wikipedia-l-ignoranza-che-paga-e-la-poesia-ignorata-dagli-ignoranti-1361.asp
vorrei farle notare che:
* Wikisource è una biblioteca libera, che nasce esattamente dallo spirito e con la collaborazione del Progetto Gutemberg, che lei sembra apprezzare
* Wikisource è una biblioteca libera in lingua italiana, per cui il sonetto citato è già stato cancellato (probabilmente verrà trasferito nella Wikisource portoghese)
* il sonetto citato non era stato formattato, e dato che il software MediaWiki non “legge” i normali a capo, la poesia era visualizzata non correttamente, come da lei evidenziato.

Le faccio inoltre notare che, stando alla cronologia della pagina, l’IP 79.16.48.185 alle 11:25 del 4 gen 2009 ha inserito il testo, e l’amministratore Snark alle 11.48 l’ha cancellato.
Ora, che lei scriva un post di un blog (senza commenti abilitati, mi pare) denigrando un intero progetto per una cosa del genere mi sembra un pochino esagerato.
Mi sarebbe piaciuto postare questo nei commenti del suo blog, ma non mi paiono abilitati.

Se vuole fare un giro per Wikisource, e vedere ciò che facciamo e come lo facciamo, è il benvenuto.

Cordiali saluti

Utente:Aubrey

xkcd, o L’Arte di Essere Un Geek

Oggi scopro che:
* quel fottuto genio di Randall Munroe non è un oscuro matematico di Cambridge, ma un ragazzo di 24 anni (laurea in fisica e ex-ricercatore alla Nasa, comunque): ora mi sento veramente da meno.
* se si sposta il cursore del mouse sulle vignette, c’è una sorpresa. Questo vuol dire che dovrò riguardare tutto l’archivio una seconda volta.

PS: nello Store ci sono gadgets meravigliosi. Se qualcuno volesse regalarmi qualcosa da lì, accetto tutto, anche la gonna con le regex.