Ortolani docet

Un uomo aveva due figli, Tatanaele e Isappo…

Un giorno Tatanaele disse al padre: ” Non voglio più abitare nella tua casa, lavorare nei tuoi campi e mangiare la tua capra azzima tutte le sere… Dammi quindi la mia parte del patrimonio che mi spetta, così che possa andarmene e sperperarla con le prostitute”.

Il padre era vecchio ma robusto. Così si alzò da tavola e Tatanaele ne prese così tante, ma così tante che fu sera e fu mattina.

Poi, il padre si rivolse al secondo figlio: “E tu Isappo?…Anche tu vuoi chiedere qualcosa a tuo padre?”

Allora Isappo guardò Tatanaele… poi guardò il padre…poi ancora Tatanaele e disse: “Posso avere dell’altra capra azzima?”

Ratman n°65. Da Wikiquote.

Inglese, cibernetica e fantasmi

E’ qualche tempo che penso spesso all’importanza di avere per lingua madre una lingua rilevante, una lingua che possieda una propria letteratura, anche e soprattutto un letteratura scientifica, accademica.

I madrelingua inglese, tanto per fare un esempio topico:

  • non devono sforzarsi a parlare una lingua non loro, sono gli altri che si adeguano al loro idioma
  • in contesti accademici, di ricerca, hanno a disposizione una lingua che conoscono perfettamente, al contrario di tutti gli altri
  • posseggono tutta la letteratura più avanzata (in tutti i campi) nella propria lingua madre: infatti anche gli autori non madrelingua si adeguano e pubblicano gli articoli in inglese

Questo significa inoltre che spesso la ricerca, per esempio italiana, viene concepita per per essere pubblicata nella sfera inglese, andando ad alimentare tutto il circuito anglofono.

Ora, è ovvio che l’inglese è ormai parlato da tutti (qui, almeno, lo sanno tutti, ad un livello che fa sembrare noi italiani dei poppanti) ed è una lingua quasi-universale, ma mi rendo sempre più conto che la supremazia della cultura anglofana (i.e. statunitense) viene costantemente alimentata in questa maniera.

Se il mondo rincorre l’inglese, gli anglofoni avranno sempre la meglio, ovviamente, avendo a disposizione

  • più conoscenza
  • tutta la conoscenza di livello più elevato
  • nel linguaggio che conoscono meglio

E’ un gatto che si morde la coda, perchè ovviamente il mercato anglofono è quello più ampio, per cui una ricerca che vuole uscire dalle ristrette mura nazionali deve per forza adeguarsi.

L’argomento non è così banale, soprattuto se si confronta con lingue e culture minori, dato che spesso non vi è letteratura accademica di livello elevato.Vi faccio esempi stupidi: se in italiano di libri sulle biblioteche digitali sono 2, e in vietnamita 1, in inglese i titoli sono superiori ai 10. Il testo che dobbiamo usare è ovviamente quello inglese (non è detto che sia il migliore, ma è l’unica papabile, dato che italiano e vietnamita sono meno comuni dell’inglese)

Ora, questo vuol dire che io e le mie amiche vietnamite dobbiamo studiare un testo spesso difficilmente reperibile in una lingua non nostra, mentre la mia amica americana compra in Amazon il libro senza pagare le spese di spedizione e lo legge nella sua lingua madre. Provate a pensare che lo stesso meccanismo si ripete in ogni campo del sapere, e ad ogni livello, e avrete una delle tante concause della superiorità statunitense.

Comincio ad essere sempre più d’accordo con questo pazzoide (link in inglese, in italiano non c’è niente… CVD): l’andamento dell’innovazione, non solo tecnologica ma anche culturale, è moltiplicativo, non additivo. Non si aggiunge conoscenza a conoscenza, ma si utilizza la conoscenza pregressa per generarne molta di più. L’informazione è strumento per generare altra informazione.

L’evoluzione in sè è un motore esponenziale: si inizia con le schegge di selce per avere armi più sofisticate per poter cacciare animali più grossi per poter sfamare una comunità di grande che ad un certo punto si organizza in differenti ruoli ecc..
Ogni innovazione diventa un nuovo trampolino per la prossima innovazione.
Questo vuol dire essere sulle spalle dei giganti, come questo è il nucleo, (spiegato malissimo) della legge dei ritorni accellerati (sempre del pazzoide di prima)(che per tante cose assomiglia a quest’altro).

Detto anche altrimenti, l’informazione agisce con un feedback positivo: ogni suo prodotto ritorna, viene nuovamente impiegato, aiuta a produrre nuova informazione.

Per uscire da una spirale del genere (non sempre positiva), bisogna uscire eliminare le azioni che danno da mangiare al meccanismo.

Personaggi come questo o questo forse non sapevano niente di cibernetica, ma avevano capito molto bene come stavano le cose ;-)

Visione

Guarda a tutt’occhi, guarda.

Jules Verne

D’inverno penso che gli alberi, con le loro grinfie, trattengano il cielo dal volare via da noi.

E’ un pensiero inquietante.

Non mi succede d’estate, quando non ci sono geometrie di ghisa a suddividere l’azzurro, ma soltanto innumerevoli particelle di verde che vibrano e ondeggiano, polmoni estroflessi al sole, i tronchi come i canali capillari dei bronchi, le foglie alveoli che inspirano sole e anidride carbonica, espirano l’ossigeno, ciclo opposto al nostro, lentissimo, dentro-giorno fuori-notte, battito sincrono e parallelo, complementare.

E se mi fermo a guardare le foglie, a guardarle veramente, in tutta la loro complessità, a percepire in un colpo le miriadi innumerevoli che non ci è dato sentire, mi sento inondato dal loro numero, dalla mia limitatezza, mi chiedo cosa veda Dio (o Funes…) quando osserva un’albero, una foresta, e ogni albero è foresta, ogni foresta un universo di mondi diversi, visione parusistica, infinito attuale, e cosa sia sapere in che modo l’alacre pazienza delle formiche si infili nel divino e casuale Puzzle, assieme agli insondabili arabeschi delle corteccie, la delicata traslucenza di un’ala di farfalla, l’assurda aerodinamica del calabrone, i vertiginosi volteggi della libellula.

E mi ritrovo sempre a dispiacermi nel sorriso che tutto questo non ci è dato, né libellula né calabrone né corteccia, non ci sarà dato mai, e siamo condannati, o liberati, a vedere solo un pezzo di mondo per volta, e soltanto uno per istante.

E ricordo Perec nel suo voler esaurire un luogo con le parole (e dove riuscì ad arrivare, solo),

e il buon Gadda che vomitava la sua nevrosi intelligentissima, superbamente lucida, poliglotta,

e Borges che componeva cristalli distillando parole,

e la Campo che ape regina secerneva miele e pappa reale,

e Calvino, entomologo e formica, che con sereno e superbo gusto classificava ordinava le raccontava l’universo delle parole e dei racconti, e degli uomini asserviti ad essi…

Mi piace vederli come amanuensi della Visione, raccoglitori instancabili di indizi che il mondo vero sta da un altra parte, ma le prove ci sono, e sono qui, davanti agli occhi di tutti.

Basta volerle guardare.

Ma guardarle davvero.

PS: L’originale si trova qui: http://unaltroluogo.wordpress.com/2008/02/25/2/

Pretty geeky things

Ieri sera, in pieno stato di berserk digitale, sono riuscito a:

  • inserire il logo nel mio wiki
  • installare Freemind e Wiki2LaTeX
  • importare centinaia di pagina da Wikipedia
  • aumentare la soglia di upload
  • ascoltare 8 volte quel capolavoro di Mr.Beast

Il tutto finendo … alle 4.20.

Quando si dice essere nerd, davvero, con convinzione.

PS: per coloro che si preoccupano della mia sanità mentale e per l’atrofizzazione dei miei muscoli deambulatori: oggi sono andato a fare una lunga passeggiata per i boschi confinanti Oslo, e ho tenuto questa immonda bestia lontana da me.

Rivoluzionarie modalità di comunicazione

Si lo so, sono pigro.

I buoni propositi di scrivere il blog sono un po’ andati a ramengo, continuo a rimandare e rimandare i post.

Ad ogni modo, ci sarà una modalità di comunicazione migliore, rivoluzionaria: comunicazione one-to-one, 3D, user-experience senza precedenti.

Dall’8 al 17 ottobre torno a casa, ci si vede lì :-P

PS: dato che lo leggete in 4 ‘sto cavolo di blog, probabilmente ci sentiremo anche in altra maniera. Se per caso invece leggete qui e volete vedermi, ditemelo per mail! A presto ;-)