L’arte di Sergio Toppi

Toppi è il Borges del fumetto.

Mi è stato presentato così, ed è stata una delle poche volte in cui le mie alte aspettative sono state pienamente esaudite.
Un genio della carta e della matita.

Sfiora la perfezione dei dettagli, della sceneggiatura, della composizione.

Se dovessi trovare un aggettivo, direi assoluto.

Consigliato a chi ama le cose fatte bene davvero, libri o fumetti che siano.

Scritto il 30 agosto 2008.

La zia ha adottato un licantropo

Ricordo ancora il brivido di paura che ebbi, nettissimo, leggendo la storia che da il nome al libro.
Che ai miei occhi di bimbo regalò una delle più belle presentazioni che si potessero avere, in note di copertina, nominando un oscuro Saki come maestro di Dahl.
E rivelando l’assoluta predilezione di Quentin Blake per entrambi.
Una triade magica.
Forse è con quelle piccole note che è iniziato qualcosa, è scattata la fame dell’epifania nascosta, il desiderio di scovare quei collegamenti invisibili che legano autori, libri testi.
Da allora ho sempre prediletto leggere gli autori che i miei autori leggevano. Un modo come un altro per esaurire l’Universo dei Libri, navigando orizzontalmente fra le sue ramificazioni. Un percorso di beloved.
Sono ancora legato a quella copertina.

Che paura però.

Scritto il 5 settembre 2008.

Gli imperdonabili

Cristina, o della perfezione.


Cristina Campo ti impiastriccia il suo nome sulle labbra,
si dipinge ai tuoi occhi come una vergine graziosa che saltella a piedi nudi
sulle parole.

Ed invece fu una delle più meravigliose e totali Scrittrici
che abbia mai scavato la lingua italiana.

Ed invece fu una delle più meravigliose e totali Scrittrici
che abbia mai scavato la lingua italiana.
Meticolosa, speciosa, inflessibile.
Arte del distillare.
Secerse miele di ape regina, poco per volta,
con enormi sofferenze.
Come se ogni parola fosse carne della sua carne.

Quello che lei ha fatto con soli venti caratteruzzi è un piccolo miracolo.

Letteratura verticale. Libro infinito.

Scritto il 29 ottobre 2008

I matematici e le macchine intelligenti

Come scrivere un libro sugli eroi della mia vita e renderlo pesante e noioso.

Gottfried Leibniz, Norber Wiener, Alan Mathison Turing, Kurt Godel.

E poi Hilbert, Frege, Russell, McCulloch, Pitts, …

Niente, non va giù. Si addentra sì nei dettagli, ma a questo punto troppe parole, se è divulgazione stai più generale, se è da studiare almeno presenta le formule.

Ne risulta un non ben definito ibrido, troppo pesante da leggere, incompleto da studiare.

Ovvio che l’impresa era titanica al principio: parlare di questi argomenti è necessariamente complicato.

Ma si poteva fare qualcosa di più: il libro ha si e no 150 pagine e scorre come carta vetrata sulle pudenda. Peccato.

Onore al merito per la scelta dei protagonisti e degli argomenti, ma battaglia perduta, ahimè.

Scritto il 11 ottobre 2008.