Gli imperdonabili
Ed invece fu una delle più meravigliose e totali Scrittrici
che abbia mai scavato la lingua italiana.
Meticolosa, speciosa, inflessibile.
Arte del distillare.
Secerse miele di ape regina, poco per volta,
con enormi sofferenze.
Come se ogni parola fosse carne della sua carne.
Quello che lei ha fatto con soli venti caratteruzzi è un piccolo miracolo.
Letteratura verticale. Libro infinito.
Scritto il 29 ottobre 2008
Flatlandia
Flatland arriva a tanto così dall’essenza di un’idea, da una piccola ma completa Perfezione. Ma proprio tanto così.
Come i mistici orientali, raggiunge al cuore delle cose per privazione, per catabasi.
Con enorme gusto ed ironia, fra l’altro.
Libro unico (bazlenianamente parlando), capolavoro.
Scritto il 25 agosto 2008.
I matematici e le macchine intelligenti
Come scrivere un libro sugli eroi della mia vita e renderlo pesante e noioso.
Gottfried Leibniz, Norber Wiener, Alan Mathison Turing, Kurt Godel.
E poi Hilbert, Frege, Russell, McCulloch, Pitts, …
Niente, non va giù. Si addentra sì nei dettagli, ma a questo punto troppe parole, se è divulgazione stai più generale, se è da studiare almeno presenta le formule.
Ne risulta un non ben definito ibrido, troppo pesante da leggere, incompleto da studiare.
Ovvio che l’impresa era titanica al principio: parlare di questi argomenti è necessariamente complicato.
Ma si poteva fare qualcosa di più: il libro ha si e no 150 pagine e scorre come carta vetrata sulle pudenda. Peccato.
Onore al merito per la scelta dei protagonisti e degli argomenti, ma battaglia perduta, ahimè.
Scritto il 11 ottobre 2008.
Tallinn, week 1
OK, passata una settimana, primo post da questo ameno luogo che è Tallinn.

Intanto, Tallinn è la capitale dell’Estonia (ricordate quei tre staterelli, estonialettonialituania?, quello più a nord).
Venerdì scorso, dopo un viaggio non troppo corto con scalo a Riga (capitale della Lettonia), Tallinn mi accoglie con il suo delizioso abbraccio a -12°. Non siamo ancora arrivati più su dei -4°, ma piano piano ci si fa l’abitudine (non al vento però – lì sono cazzi amari ed è meglio stare a casina).
Vivo in un appartamento con 3 miei compagni di corso: Juan, 25, venezuelano; Sara, 27, statunitense; Mehrnoosh, 26, iraniana. Una confederazione di stati canaglia. L’appartamento è spazioso e decisamente est-europeo: il nostro piano-cucina si chiama Elektra ed è un glorioso ricordo dell’Estonia sovietica, con i pomellli che si accendono a sinistra. Tovarisc!
Le stanze sono piuttosto diseguali: si passa dai 24 mq agli 8mq. Ovviamente quella da 8 me la sono pigliata io (solo per febbraio, andiamo a rotazione), ma mi va egregiamente.
Siamo a circa 100m dall’università, quindi arriviamo ovviamente in ritardo tutti quanti per la legge della troppa vicinanza.
Rassicurato tutti quanti sulla mia condizione abitativa, passiamo agli stereotipi che da buon italiano mi faccio dopo una settimana.
Lati negativi: poche persone parlano effettivamente inglese, quasi come in Italia. Quasi.
L’eredità dei palazzoni sovietici si sposa decisamente male con i nuovi grattacieli strapieni di negozi – tutti, tutti di vestiti. Come in altri paesi dell’est, si assiste ad una quasi overdose consumistica, anche perchè comunque nell’Est siamo e gli stipendi non sono quelli occidentali.
Solite cose, direte voi – si, ma fa sempre impressione vederle con i propri occhi. Sembra che qualsiasi cosa venga da Ovest sia nuova e affascinante, compresi turisti sessuali di ogni età e provenienza.
A proposito, ne ho conosciuto uno.
30 anni, 5000 euro al mese per 14 ore di lavoro al giorno, quasi laurea in biologia (“non ho finito perchè il referendum sulle staminali ha tagliato le gambe alla mia possibile carriera”), torinese.
Ogni weekend da qualche mese viene qui, spendendo barcate di soldi (hotel 4 stelle e volo a parte, si preoccupava di che 500 euro non gli bastassero). Ha trovato una ragazza e la viene a trovare quando può – se non gliela dà, ha svariati altri numeri di telefono. Interessante la modalità: ci prova con ogni essere senziente, 9 su 10 gli ridono in faccia, ma se è bravo una ci sta. Dato che la media di ragazze belle qui è altissima, mi spiegava, ti può capitare di portarti a letto ragazze splendide (“non pagando”, s’intende).
Vi risparmio i discorsi fra lui è un vecchio lupo di mare in aeroporto, moglie bielorussa, che raccontava di come fosse poco costosa la Russia prima della caduta del muro.
Ah, italians.
Ricordo ancora il brivido di paura che ebbi, nettissimo, leggendo la storia che da il nome al libro.
Che ai miei occhi di bimbo regalò una delle più belle presentazioni che si potessero avere, in note di copertina, nominando un oscuro Saki come maestro di Dahl.
E rivelando l’assoluta predilezione di Quentin Blake per entrambi.
Una triade magica.
Forse è con quelle piccole note che è iniziato qualcosa, è scattata la fame dell’epifania nascosta, il desiderio di scovare quei collegamenti invisibili che legano autori, libri testi.
Da allora ho sempre prediletto leggere gli autori che i miei autori leggevano. Un modo come un altro per esaurire l’Universo dei Libri, navigando orizzontalmente fra le sue ramificazioni. Un percorso di beloved.
Sono ancora legato a quella copertina.
Che paura però.
Scritto il 5 settembre 2008.