GLAM e Wikimania

Abbiamo appena parlato dell’accordo della Wikisource francese con la BnF, ma il mondo wiki è in fermento nell’ambito delle collaborazioni con le istituzioni culturali.

Essendo appena tornato da Wikimania (magari farò un resoconto più dettagliato più avanti), ho avuto modo di conoscere e discutere diverse realtà e comunità che si interessano ai GLAM, Galleries Libraries Archives e Museums.

Infatti, tra i progetti più interessanti presentati a Wikimania ci son stati quelli dedicati al cultural heritage , ovvero le collaborazioni, spesso intermediate dai chapters, fra le comunità wiki e le cosiddette istituzioni della memoria, i GLAM appunto.

Wittylama @BM

In assoluto, il progetto più ambizioso (e fantastico) è stato “Volunteer Wikipedia in Residence”, coordinato da Liam Wyatt, studente di storia dell’arte e vice-presidente di Wikimedia Australia. Liam ha passato 5 settimane come volontario all’interno del British Museum, coordinando i dipendenti del museo e la comunità wikipediana nella produzione di voci. Il progetto è stato un successo, con la creazione di decine di voci, alcune in Vetrina, e il radicamento di un’importantissima relazione fra il museo e Wikipedia. Addirittura, il BM ha messo su un concorso premiando con £ 100 il miglior articolo “collegato al museo” creato, migliorato o tradotto su Wikipedia (è stato premiato questo, che volendo potete aiutare a tradurre qui).  Chi fosse interessato (e siatelo, perchè ne vale la pena), corra a leggersi attentamente i post sul blog e la dettagliatissima pagina del progetto, nonchè le slides (che, fra le altre cose, confermano un aumento della visibilità per il BM grazie alle pagine su Wikipedia).

Il secondo progetto è dell’utente B1mbo della Wikipedia in spagnolo, che in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Cilena ha riesumato e caricato su Wikisource centinaia di pagina dell’ Enciclopedia Cilena, un tesoro della cultura del paese. Il progetto (qui la presentazione, qui la pagina dedicata) è stato molto ben accolto, anche se Osmar (vero nome di B1mbo) ha ammesso che la comunità di Wikisource era troppo piccola per dare seriamente una mano. Problema comune a tutte le Source su cui  si sta discutendo.

Il terzo progetto è di Wikimedia Argentina, e consisteva nel rilascio con licenza libera, da parte dell’archivio della televisione e radio pubblica (Canale 7 e Public Radio), di vari filmati d’importanza storica per il popolo argentino. Beatriz Busaniche (utente MotherForker) si è occupata del progetto (qui le slides). I numeri non sono molto chiari ma è evidente una forte sinergia fra gli enti coinvolti. Beatriz ha più volte sottolineato che gli obiettivi sono comuni fra l’archivio e i progetti Wikimedia, si tratta solo di comunicare e di chiarirsi. E’ un lavoro lungo e necessita molto impegno da parte di entrambi.

Tutti e tre i relatori hanno ribadito che per questi progetti serve costanza e un contatto sicuro all’interno dell’organizzazione con cui si vuole instaurare una collaborazione. Tutti parlavano, soprattutto Liam, di relazioni da creare, non di un semplice scambio di “visibilità con materiale” (che è comunque un primo passo) .

La sensazione è che da parte della comunità wiki[p|m]ediana ci sia una forte attenzione a questi progetti, e altri eventi specifici organizzati (ce ne saranno due questo inverno, uno in Inghilterra e uno in Francia) confermano l’ottimo momento che i GLAM stanno vivendo. Ciliegina sulla torta, una bibliotecaria è appena stata eletta nel direttivo della Wikimedia Foundation, ed è molto determinata a proseguire in questa direzione.

Con Wikimedia Italia abbiamo fatto alcune cose (come per esempio un paio di workshop con le biblioteche toscane sull’inserimento e la correzione di articoli su Wikipedia), ma moltissime cose possono essere ancora fatte.

Sarebbe carino riuscire a tirare su un paio di progetti, ma sarebbe ancora meglio avere l’opinione dei diretti interessati: voi bibliotecari (e non), avete qualche idea?

Wikisource incontra la BnF

L’annuncio è di qualche mese fa, ma ora si iniziano a raccogliere i primi frutti.

Wikimedia France, chapter francese della Wikimedia Foundation, ha sottoscritto ad aprile un accordo nientemeno che con la Bibliothèque nationale de France per l’inserimento , su Commons e poi sulla Wikisource francese, di un migliaio di libri digitalizzati.

Infatti da anni la BnF gestisce Gallica, biblioteca digitale francese che è da sempre la pioniera della digitalizzazione (e che da sola fornisce metà dei contenuti al meta-aggregatore Europeana (e anche la maggior parte dei contenuti in italiano…)).
L’accordo

consentirà a tutti gli utenti di Internet, attraverso Wikisource, l’accesso alle trascrizioni
di opere di pubblico dominio da Gallica. In ultima analisi, è di 1400 testi
francesi che saranno integrati in Wikisource. (comunicato)

Il gioco è infatti semplice. La BnF digitalizza le opere che rilascia tramite formato immagine in Gallica, e utilizza software OCR per avere una pur abbozzata trascrizione. I ragazzi di WMFrance trasformano le immagini digitalizzate in libri djvu (formato diventato oramai standard per Wikisource) che caricano poi su Commons, l’archivio multimediale a cui tutti i progetti Wikimedia (quindi Wikipedia, Wikisource, Wikiquote) fanno riferimento.

Da lì, vengono poi creati, semi-automanticamente, gli indici dei libri veri e propri su Wikisource, dove la comunità inizierà a trascriverli e rileggerli.

Cosa ci guadagna la BnF in tutto ciò? La cosa che costa di più (in scala) in un processo di digitalizzazione, il proofreading. Infatti, l’OCR dei libri offre spesso risultati a dir poco insoddisfacenti (andate a farvi un giro su Google Books e cliccate “Solo testo” su un libro che abbia più di cinquant’anni per verificare…) e quindi la correzione, formattazione e rilettura dev’essere effettuata da umani. Si, proprio quelli in carne e ossa, spesso provenienti da paesi con moneta debole  pagamento come India o Mozambico. Ma ovviamente i costi sono rimangono alti, non c’è economia di scala.

Wikisource, come già il Project Gutemberg e da noi Liber Liber, è una biblitoeca digitale interamente gestita da volontari, ma diversamente da questi è un wiki che offre un modo semplice e totalmente orizzontale per contribuire alla rilettura e trascrizione dei testi (il link è ai libri della versione italiana).

Dunque l’accordo fra la BnF e Wikisource tenta un approccio di crowdsourcing volontario, che risulti vincente per entrambe le organizzazioni: la Biblioteca avrà infatti distribuito cultura ottenendo trascrizioni e riletture a costo zero, mentre Wikisource avrà guadagnato ottimo materiale e si spera attenzione per aumentare l’esigua comunità di volontari.

Infatti, l’unico punto debole del progetto è forse proprio questo: mentre le varie Wikipedie hanno mediamente comunità ampie e differenziate, i progetti Wikisource (in tutte le lingue) vanno avanti per una esiguo gruppetto di utenti molto attivi. Nonostante da tempo si speri che si raggiunga una fantomatica massa critica di utenti, questo non è ancora avvenuto, neanche per le source maggiori (tedesca, inglese e francese). Si spera che progetti come questo attirino rilettori volenterosi, per dimostrare vincente una scommessa davvero lodevole per un’istituzione gloriosa come la BnF.

Ovviamente la Wikisource italiana è a disposizione per iniziative analoghe.

Data la lungimiranza nel campo delle biblioteche digitali da parte del panorama italiano, siamo certi che le proposte non si faranno certo attendere. Noi aspettiamo pazienti.

Perchè quello di Israele è stato terrorismo di stato

C’è molta attenzione ora ai video girati sulle navi (civili) attaccate da Israele il 31 maggio.
Il tutto nella (errata) convinzione che, a seconda del fatto che nella navi fossero o no presenti delle armi, Israele abbia più o meno ragione dell’aver fatto quel che ha fatto.

Sbagliato.

Il fatto che sfugge è che, attaccando la nave in acque internazionali, Israele è nel torto, secondo il diritto internazionale. Punto.
Ogni nave batte bandiera del suo paese: in acque internazionali, quella nave è quel paese, rappresenta territorio nazionale, in cui vigono le leggi nazionali.

Sulle Mavi Marmara batteva bandiera turca, e i passeggeri avevano tutto il diritto (anche fosse) di portare delle armi.
Cadendo dei paracadutisti sul ponte, avrebbero avuto tutto il diritto pure di sparargli, come ora giuridicamente la Turchia avrebbe il diritto di bombardare Israele perchè è stata attaccata (e tutti sperano che questo non succeda, e per fortuna non succederà).

La questione non è dunque se ci fossero o no armi, questo è stato terrorismo di Stato, pirateria, giuridicamente. Che chiude tutti i discorsi.
Non si ricorda nella letteratura giuridica un altro precedente (mi dicono solo Argentina VS Gran Bretagna nelle Falkland-Malvinas (e infatti è scoppiata una guerra)).

La questione sarebbe diversa se ci fosse stato il bocco navale, cioè se si fosse preventivamente dichiarata una guerra: Gaza non è suolo Israeliano, e addirittura non riconosce l’autorità palestinese, quindi non poteva dichiarare il blocco navale (con buona pace di Ugo Volli, semiologo improvvisatosi esperto di diritto internazionale sulle vergognose pagine del Giornale di questi giorni).

Ergo quello che è successo è stato davvero terrorismo di stato, secondo il diritto internazionale.

E questa è la cosa più preoccupante. Già scrivevo che Israele sta diventando l’avanguardi di ogni violazione “legale” del diritto, e la comunità internazionale gielo sta permettendo, garantedogli di fatto l’impunità, che Israele sta sfruttando ampiamente (prima con Piombo fuso e adesso con l’attacco alle navi turche) come vediamo in questi giorni.

Come se in Italia non sapessimo che garantire l’impunità a qualcuno è l’inizio di tutti i mali.

(le fonti leguleie di questo post sono prese da un esponente di Giuristi Democratici; qui un comunicato, qui l’articolo dell’Alternative Information Center)

UPDATE: La Mavi Marmara non batteva bandiera turca, ma delle Comoros (qui); fra le altre navi ve n’erano di americane e svedesi. Va da sè che questo non cambia nulla di quanto precedentemente detto.

Boicottare i boicottatori

E’ avvilente assistere al teatrino di questi giorni per l’annuncio, ora ritirato, del boicottaggio di Coop e Conad contro i prodotti dei Territori occupati in Israele importati da Agrexco.

Sono nauseato e arrabbiato, come lo sono tanti protagonisti di questa vicenda e che hanno dato tanto alla causa palestinese, in termini di cuore, tempo e di informazione.

Non so cosa dire, direi fregnacce con tanta rabbia e poca testa. Leggetevi però Gideon Levy sull’argomento: qui un vecchio articolo su Internazionale, e qui uno nuovo.