Stereotipi 3, lettura digitale e altre geekaggini

Direi di continuare la serie di pregiudizi e stereotipi che insidacabilmente pervengono al mio occhio profondamente italico.

A Tallinn fa un freddo porco.
Per scaldarsi gli estoni, come hanno giustamente imparato dai Russi, bevono vodka. La vodka è buona.

Gli asiatici (vietnamiti, thailandesi e indonesiani nell’ordine) fanno un bordello di foto, con le ditina a V.

I Nigeriani ridono un sacco e parlano spesso ad alta voce. Io che sono italiano e faccio più casino di loro sono stato onorato della carica di “White nigerian“. Ne sono molto orgoglioso.

Andando un po’ più sul serio, una delle prime differenze notate fra Oslo ed Estonia è stato il diverso approccio con carta e computer. Ad Oslo infatti, in università, potevi sempre trovare un computer libero: praticamente ogni piano aveva una sala pc strapiena di Dell a schermo piatto (uuh, che nostalgia..), tutti collegati ad una stampante in rete. Ogni giorno chili e chili di carta venivano fagocitati (mai capito perchè non fosse possibile stampare sui due lati) per materializzare qualsiasi tipo di documento, anche la mail della nonna o gli appunti presi in blocco note. Ogni studente ha infatti in quota 200 fotocopie, e ne può sempre comprare altre a poco e facilmente; dunque, lo scialo più totale. Un atteggiamento del genere è quasi contraddittorio in un paese così ecologista, ma si vede che sono talmente in pochi che hanno una foresta pro-capite, e gli andrà bene così.

Anche l’Estonia è piena di foreste, ma è decisamente più piccola: la scelta in università, da vari anni oramai, è stata di puntare tutto sul digitale, in tutti i sensi. La gente gira con il mac sottobraccio tutto il tempo, naviga mentre prende il caffè e quando è in fila al self-service (ho visto con i miei occhi uno col portatile aperto sui binari dei vassoi in mensa…), si piazza comoda sui divani del terzo piano e sta lì fino a notte, perchè l’università non chiude e si può usufruire della wireless quando si vuole.
Dal 2003 inoltre la Tallinna Ulikool possiede IVA (, come la ragazza di Wall-E), un virtual learning environment che altro non è che un sito ad accesso registrato in cui studenti e professori comunicano attraverso forum, creano wiki, postano link e articoli, caricano materiale. Inutile dire che tutte le lezioni sono lì sopra prima di frequentarle, assime ai link e ai materiali correlati.

Ora, il fatto è che tutto sto popò di roba te la piazzano lì sul computer, e chiunque sa che studiare sul pc è tutt’altro che semplice.

Qui torno serio davvero. Io credo che la scelta di puntare tutto sul digitale sia decisamente coraggiosa, e giusta sotto vari punti di vista. La nostra information age, con tutte le sue palle sulla digitalizzazione, i documenti digitali e quant’altro non può rimanere sempre ancorata alla carta, per le ovvie ragioni che questo non era sostenibile prima e a maggior ragione non è sostenibile adesso.
Se grazie ad Internet e al PC abbiamo aumentato di 10 volte i nostri contatti, le nostre comunicazioni e le nostre fonti, se solo stampiamo un decimo di quello che ci serve ritorniamo in pari con il nostro consumo precedente. I paperless offices sono rimasti un mito proprio perchè la gente è stupida e si stampa le mail, anche quelle più inutili. Se ci si mette poi la non-cultura della stampa fronte-retro e del riutilizzo della carta risulta evidente che tutta questa informatizzazione ha di fatto moltiplicato l’utilizzo di carta.

E poi, scusate un secondo… se io che studio Biblioteche Digitali non studio sul digitale cosa studio a fare?!?

Forte di un nuovo moralismo ad appesantire la mia coscienza, invece di studiare ho perso un’immane quantità di tempo a cercare un lettore PDF che permettesse l’annotazione e che fosse compatibile con Linux.
Perchè se si studia si evidenzia, si sottolinea e qualche cazzata si scrive pure.

Ho dunque provato Amaya, Xournal, PDFedit, flpsed PDF annotator, e alla fine sono approdato al sempiterno Foxit Reader (per Windows, ah!).

Ora, l’altro mio problema, oltre la possibilità di annotare, è ovviamente la reading experience.
Dato che una delle differenze fondamentali fra libro e pc è il fatto che il libro viene spostato per essere letto mentre tu sposti te stesso per leggere il pc (con buona pace del tuo collo e della tua schiena), avevo già sperimentato che usare il laptop come un libro (quindi girato di 90°), migliora considerevolmente la lettura, permettendo di visualizzare tutta la pagina e spostare il laptop invece di te.

L’uovo di Colombo è stato scoprire che (in modalità normale, non full screen), si riesce ad annotare anche con la pagina sdraiata! All’inizio è un po’ faticoso (la mano destra che usa il touchpad, la sinistra che cambia pagina con le frecce), ma ci si abitua dopo poche pagine.
E se nascondete automaticamente la barra degli strumenti (e quella di GNOME), acquistate ancora più spazio ;-)

Pagina sdraiata aperta con Foxit Reader per annotare
Pagina sdraiata aperta con Foxit Reader per annotare

Un post più tecnico fra differenze di lettura intensiva su pc e carta arriverà a breve (so già che ne sentivate la mancanza).

3 pensieri su “Stereotipi 3, lettura digitale e altre geekaggini

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