Cose di biblioteche accademiche, cose di ricerca

Mendeley (software che, a scanso di equivoci, mi piace molto e mi sta simpatico e mi sembra fatto molto bene) sta presentando sul mercato una versione per biblioteche del proprio software: il buon Enrico ne ha già parlato, leggete quello che dice (anche i commenti) non ho molto da aggiungere.

Detto questo, il whitepaper che Mendeley ha scritto per l’occasione vale la pena di essere letto (potete trovarlo qui (oppure qui c’è il mio già sottolineato, se non volete dargli i dati)): se non altro, perchè dice bene cose importanti, e mi permette di tornare un po’ indietro, e di spiegare un po’ di cose di biblioteche e di ricerca e di università.

Per fare poca fatica, copio le citazioni e commento sotto. Grassetti miei.


Researchers do not simply need to organise their own PDFs in order to create references for more publications, though this is important. They use publications for learning, teaching, and as part of complex collaborative projects that span institutional barriers, countries, continents and languages. The term Reference Manager implies that research is static; papers are simply referenced by other papers, but research is a dynamic process, where articles and eBooks take a central role in complex interactions between researchers and their peers, their institution, governments, the public, industry and many other stakeholder groups. It’s also worth noting that while we are using the term researchers, students are also engaged in research that sees them undertake many of these activities and they are making use of the same tools.

Parlare di ricerca oggi vuol dire parlare di ricercatori (e studenti) che leggono centinaia di PDF all’anno (se non al mese), che se li stampano per sottolinearli e studiarli con più calma, che copiano e incollano e citano e devono scrivere papers e tesi e  che fanno bibliografie e condividono tutto con gruppi di lavoro e relatori e che fanno peer review e che decine di altre cose. Strumenti come Mendeley (o Zotero) cercano appunto di integrare tutto questo, di aiutare in questo lavoro.

For professional researchers there are different types of reading. At one end of the scale there is a scan to ascertain whether or not this is an article they need to take a great interest in, perhaps speed-reading the abstract on a mobile device or a tablet. At the other end of the scale we might see the practice of peer review, where reading must be more intense and in depth, since the researcher has been asked to express a professional opinion on the article. For researchers, on screen reading is a largely a matter of finding a comfortable interface they can familiarise themselves with.

The ability to annotate a PDF can be crucial. Researchers are predominantly reading for a specific purpose, to aid their own research or teaching. They read in order to form an opinion about what they have read. The ability to immediately record their first impressions of an article is vital, which is why so many researchers, up until recently, printed out many of their PDFs – in order to scribble in the margins. Using sticky notes this can now be done on screen. Much of what researchers read is then read by someone else; a student, a colleague, a publisher, a conference committee; the ability to share annotations allows their own thoughts to accompany the article.

L’importanza dell’interfaccia non è una novità, ed è una cosa più importante di quello che si pensa, altrimenti non saremmo qui a discutere da 3 anni (e per i prossimi 10) di ebook contro carta, e l’importanza delle annotazioni pure (ecco, su questo un giorno (spero) scriverò qualcosa di più). Annotare un testo è uno dei mostri modi per farlo nostro (capirlo, apprenderlo), quasi un riflesso condizionato nel nostro atto di imparare; inoltre, la condivisione di questi pensieri ed opinioni risulta sempre più utile e necessaria, nell’ambito della ricerca (pensiamo al rapporto relatore-tesista, o alla pper review).

There is an additional power that stems from research collaboration tools like Mendeley; the power of discovery. Combining the private researcher library with open groups and personal profiles creates a place where researchers find out more about each other’s work, and are given a space to champion their own research to key stakeholders across the world. Together the private libraries of academics create crowd-sourced catalogues and thoughtful search engines can explore these in a way that makes a real, concrete contribution to scholarly communication. From Facebook adverts to the Google + button, the most powerful companies of the digital age are beginning to realise the potential of marrying personal information, profiles and activities with powerful searching to inform the recommendations and choices that consumers are presented with.

Sapere cosa i nostri utenti/colleghi/studenti leggono (e come) è un dato importante, serve a loro per conoscersi e scoprire cosa fanno gli altri e collaborare, e può davvero fornirci dati e risultati inattesi a chi invece deve fornire servizi (come le biblioteche).

The different functionalities of reference management systems; reading, annotating, organising and creating bibliographies, can streamline some of the essential tasks of research, freeing up researchers to spend more time on core tasks and engaging with new networks that emerge from collaboration and discovery.

Banale, ma vero: lavorare su un’infrastruttura efficente fa risparmiare un sacco di tempo, fatica e noia (chi di voi ha mai provato a fare una bibliografia importante con Word?): il ricercatore deve ricercare, lo studente studiare, l’insegnante insegnare, il bibliotecario bibliotecare. Meno tempo perdono dietro ad attività lunghe e stupide (formattare le bibliografie, ricopiare appunti cartacei (che ha un minimo di senso solo perchè rielabori nuovamente), mettere a posto i file, ecc.) , meglio è.

In a recent report when asked what publishers and researchers could do better, researchers highly rated the need for articles to link to the data that underpins their argument. Although the aforementioned tools do not provide (yet) the option to store all relevant research data in one database they are already useful to centralize all publications developed by a member of a university.
In many cases this means linking published articles to institutional repositories and these two intersect at the university library. Academics move jobs, leaving previous research behind them. To keep the benefits of an efficient workflow offered by the Reference Management systems it’s essential that a user can click from the profile of a researcher in their field, to that researcher’s publications, then to the institution holding the unpublished data, then to the data itself. People move, libraries remain and this certainty is extremely important in providing reliable, perpetual access to data.

Ai ricercatori (giustamente) piacerebbe avere accesso ai dati di una ricerca, quando leggono l’articolo della ricerca. Non è banale da implementare, ma aumenterebbe di molto la trasparenza e la verificabilità di certi risultati. Questo, per esempio, è uno dei terreni in cui le biblioteche accademiche possono ribadire il loro ruolo di conservatori dei dati della ricerca, come anche di facilitatori dell’accesso a questi dati, che possono (e dovrebbero) essere mantenuti a livello istituzionale.

Libraries do themselves a disservice if they don’t point out that, far from being warehouses full of books, they make a vital contribution to student learning and satisfaction. They help students achieve higher grades by providing guidance on self-directed projects and contribute to the employability of students, which enhances the reputation of the university and keeps applications flowing in.

If libraries are given a role in these systems, this data can augment that currently provided by publishers. Librarians will be able to use these statistics not only to enhance their purchasing and subscription decisions but also to demonstrate the key role they play in the success of their institution.

Institutions need expert users of Reference Management systems, available to students from all faculties, to introduce them to these useful research tools that will help them achieve higher grades and work more quickly. Librarians are key in building participation in these new digital spaces.

Questa è una vecchia storia, di cui mi lamentavo già qui. Purtroppo i bibliotecari, per un motivo o per l’altro, non sono mai riusciti a far capire la loro importanza (che non è (solo) quella di fare sssht nella sala di lettura (perchè poi lo ssssht ha motivo di essere per far studiare in pace gli altri, e questo che dovrebbe contare, che tu impari, e per imparare, ogni tanto, devi fare silenzio)). Il bibliotecario (e tutta la scienza biblioteconomica, che in inglese so traduce con Library and Information Science) lavora perchè le persone conoscano, lavora sull’accesso alla conoscenza (e la sua conservazione, e la memoria). E’ un aiuto, e quando lavora bene è un’infrastruttura, e le infrstrutture quando funzionano bene non te ne accorgi (perchè è come se ci fossero da sempre, perchè sono naturali, perchè ti permettono di concentrarti su quello che devi fare e stai facendo).

Do we need academic libraries in the age of the Internet?

Do we need academic librarians in the age of the Internet?

Si (a patto che le cose cambino, e i bibliotecari studino e imparino, e i professori e presidi e rettori diano loro ascolto).

Pubblicato da aubreymcfato

Digital librarian, former president of Wikimedia Italia.


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