Pirati, of course.

At a more general level, it’s often difficult to picture the glamorous superstars of show business as “victims” in the first place – not to mention the big monopolists who produce these stars and starlets. With regard to the latter, some commentators have even characterized P2P file-sharing as a protest movement against a overcharging, stubborn music industry with an old-fashioned business model. File sharing, in this view, is a way of forcing the industry to listen to its clientele again.
(Born Digital, Palfrey & Gasser, p.138)

Io sono un moralista.

Purtroppo è un difetto, non che non ci possa fare niente, ma piuttosto che sono pigro.
Comunque, la gran sardana che si fa da un po’ di anni a questa parte sulla questione della pirateria digitale, mi ha fatto diventare ancora più estremista nelle mie posizioni[1].

Primo: i pirati rubano e ti sottraggono un bene. Qui parliamo di bit e non di atomi, quindi si parla di copia e non di furto.

Secondo: i calcoli che solitamente si fanno (la Carlucci ne ha dato ampia dimostrazione) sono solitamente falsati, sotto più punti di vista. Se io scarico un film, non bisogna togliere quei potenziali soldi dal fatturato del film (al cinema o in DVD): la gente scarica cose che non avrebbe mai pagato per vedere, dato che cinema e DVD costano uno sproposito. Uno semplicemente si permette di guardare film-cazzata per cui non avrebbe mai speso un eek. Quindi paradossalmente questi prodotti guadagnano uno spettatore (anche in termini di pubblicità, dato che i film sono strapieni di pubblicità), e non lo perde. Considerazioni banali che nessuno fa mai.

Terzo (e qui arriva la morale): è ovvio che il sistema è in crisi, nessuno dice che la lo “scaricamento selvaggio” è solo e totalmente visrtuoso. Semplicemente io mi chiedo di chi davvero sia la colpa.
Personalmente (opinabile, eh…) mi fa soltanto sorridere che le fondamenta di un sistema assurdo e interconnesso come quello del diritto d’autore (che nacque secoli fa con intenti ben diversi e decisamente più ragionevoli ed etici) e, soprattutto, dell’industria dell’intrattenimento.
Avete costruito un intero sistema sulla merda, sull’idolatria del vuoto, del gossip, sull’emulazione di personaggi e personaccie il cui unico scopo e far sognare e non far pensare pletore di esseri umani più sfigati.
Io difendo il lavoro di qualcuno, non difendo il dannosissimo surplus che si vuole dare a qualcuno che fa qualcosa che gli piace soltanto per creare una superstar che faccia parlare e mormorare eserciti di adolescenti, adulti e anziani. Perchè un artista, per quanto bravo, deve avere milioni di dollari da spendere in puro inutile? Non si contesta la giusta retribuzione, ma l’ingiusto iper-superfluo.
Con quale diritto i Metallica fecero le loro campagne anti-Napster, agli albori del 2000?
Il piedistallo su cui abbiamo messo i nostri idoli si sta semplicemente erodendo. Niente verticalità, tornate semplicemente giù, farete lo stesso lavoro di prima, ma da un pounto in cui i fans potrete vederli davvero.

Kevin Kelly dice che bastano 1000 fan fedeli per un artista per vivere più che dignitosamente. Non morirete di fame, tranquilli. Ce ne sarà in abbondanza per tutti (quelli che hanno qualcosa da dire).

Iniziate a pensare a modelli alternativi di diritto d’autore (iniziate pure dalle Creative Commons), che ridiano il giusto posto alla qualità e all’arte. Eliminare la cacca intorno non ci e non vi farà tanto male. Magari smettete pure di drogarvi, chissà mai.

PS: In rete trovate analisi molto più interessanti e accurate delle tre parole che avete letto.
Io vi consiglio di spulciare l’archivio di Alessandro Bottoni, che dice sempre cose molto intelligenti in merito.

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