Inglese, cibernetica e fantasmi

E’ qualche tempo che penso spesso all’importanza di avere per lingua madre una lingua rilevante, una lingua che possieda una propria letteratura, anche e soprattutto un letteratura scientifica, accademica.

I madrelingua inglese, tanto per fare un esempio topico:

  • non devono sforzarsi a parlare una lingua non loro, sono gli altri che si adeguano al loro idioma
  • in contesti accademici, di ricerca, hanno a disposizione una lingua che conoscono perfettamente, al contrario di tutti gli altri
  • posseggono tutta la letteratura più avanzata (in tutti i campi) nella propria lingua madre: infatti anche gli autori non madrelingua si adeguano e pubblicano gli articoli in inglese

Questo significa inoltre che spesso la ricerca, per esempio italiana, viene concepita per per essere pubblicata nella sfera inglese, andando ad alimentare tutto il circuito anglofono.

Ora, è ovvio che l’inglese è ormai parlato da tutti (qui, almeno, lo sanno tutti, ad un livello che fa sembrare noi italiani dei poppanti) ed è una lingua quasi-universale, ma mi rendo sempre più conto che la supremazia della cultura anglofana (i.e. statunitense) viene costantemente alimentata in questa maniera.

Se il mondo rincorre l’inglese, gli anglofoni avranno sempre la meglio, ovviamente, avendo a disposizione

  • più conoscenza
  • tutta la conoscenza di livello più elevato
  • nel linguaggio che conoscono meglio

E’ un gatto che si morde la coda, perchè ovviamente il mercato anglofono è quello più ampio, per cui una ricerca che vuole uscire dalle ristrette mura nazionali deve per forza adeguarsi.

L’argomento non è così banale, soprattuto se si confronta con lingue e culture minori, dato che spesso non vi è letteratura accademica di livello elevato.Vi faccio esempi stupidi: se in italiano di libri sulle biblioteche digitali sono 2, e in vietnamita 1, in inglese i titoli sono superiori ai 10. Il testo che dobbiamo usare è ovviamente quello inglese (non è detto che sia il migliore, ma è l’unica papabile, dato che italiano e vietnamita sono meno comuni dell’inglese)

Ora, questo vuol dire che io e le mie amiche vietnamite dobbiamo studiare un testo spesso difficilmente reperibile in una lingua non nostra, mentre la mia amica americana compra in Amazon il libro senza pagare le spese di spedizione e lo legge nella sua lingua madre. Provate a pensare che lo stesso meccanismo si ripete in ogni campo del sapere, e ad ogni livello, e avrete una delle tante concause della superiorità statunitense.

Comincio ad essere sempre più d’accordo con questo pazzoide (link in inglese, in italiano non c’è niente… CVD): l’andamento dell’innovazione, non solo tecnologica ma anche culturale, è moltiplicativo, non additivo. Non si aggiunge conoscenza a conoscenza, ma si utilizza la conoscenza pregressa per generarne molta di più. L’informazione è strumento per generare altra informazione.

L’evoluzione in sè è un motore esponenziale: si inizia con le schegge di selce per avere armi più sofisticate per poter cacciare animali più grossi per poter sfamare una comunità di grande che ad un certo punto si organizza in differenti ruoli ecc..
Ogni innovazione diventa un nuovo trampolino per la prossima innovazione.
Questo vuol dire essere sulle spalle dei giganti, come questo è il nucleo, (spiegato malissimo) della legge dei ritorni accellerati (sempre del pazzoide di prima)(che per tante cose assomiglia a quest’altro).

Detto anche altrimenti, l’informazione agisce con un feedback positivo: ogni suo prodotto ritorna, viene nuovamente impiegato, aiuta a produrre nuova informazione.

Per uscire da una spirale del genere (non sempre positiva), bisogna uscire eliminare le azioni che danno da mangiare al meccanismo.

Personaggi come questo o questo forse non sapevano niente di cibernetica, ma avevano capito molto bene come stavano le cose ;-)

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