Le biblioteche digitali non sono tutte uguali

Uno dei problemi del termine “biblioteche digitali” è che vuol dire tutto e niente.
È un discorso che si fa fino alla noia anche in università: cosa sono le biblioteche digitali, dove si traccia il confine, come fare una tassonomia fra i millemila progetti diversi che sono sul web.

L’articolo del Foglio su MLOL Plus, casca con tutti e due i piedi dentro questa ambiguità.
Per carità, è normale non distinguere le sfumature, ma qui gli equivoci sono grossi (per contro, Andrea Coccia di Linkiesta fa un ottimo lavoro di sintesi).

Fra i vari aspetti, quando si parla di biblioteche digitali, uno è il più importante di tutti: la collezione, cioè i libri che ci stanno dentro.

Quando si parla di Europeana, o soprattutto di DPLA, ci si dimentica che la loro collezione, in grandissima parte, è in pubblico dominio, cioè sono libri fuori da copyright, cioè sono libri vecchi.
È una differenza sostanziale: facendo un esempio a caso, guardate il risultato della ricerca “Jorge Luis Borges” per DPLA e MLOL Plus (fra l’altro, nel secondo esistono più libri dell’autore, ma al momento non tutti sono disponibili al prestito).

È banale ma vale la pena ricordarlo: le biblioteche digitali che assomigliano davvero alle biblioteche vere sono pochissime, necessariamente devono aver a che fare con libri coperti da copyright, quindi devono fare accordi economici con gli editori. Non si scappa.

Progetti (per me meravigliosi) come DPLA, Internet Archive, Wikisource, Europeana, LiberLiber, fanno altro. E, fra l’altro, questo è quello che faccio io: vado a prendere roba libera e gratis da questi siti, e la metto dentro MLOL.

Un pensiero su “Le biblioteche digitali non sono tutte uguali

  1. Be’, il problema è che le biblioteche pubbliche dovrebbero occuparsi anche del pubblico dominio e delle opere orfane, quantomeno, provvedendo alla digitalizzazione. DPLA e Internet Archive (o semplicemente Gallica e la DNB) sono certamente modelli da imitare ed espandere, altrimenti la cultura europea e italiana sparirà.

    Se MLOL risolvesse il problema dell’accessibilità effettiva dei libri già in commercio o online, al pubblico resta certamente il compito di occuparsi di tutto il resto, di cui questa biblioteca digitale è solo la punta dell’iceberg. Proprio perché non tutte le biblioteche digitali sono uguali, è ottimo che MLOL si occupi di questo aspetto del lavoro, purché ciò non risulti un alibi per non fare il resto ma semplicemente una cosa in meno su cui sprecare soldi pubblici.

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