Postille

Virginia scrive questo bel post sull’incontro di venerdì, dice tutto lei (quindi leggetelo), io aggiungo solo un paio di postille, che mi pare interessante.

Davoli parla di “diritti all’eccezione della libertà intellettuale“, e tutte le parole mi paiono fondamentali. Siamo (dovremmo essere), in un regime di conoscenza aperta, open by default: conoscenza libera di base, se vuoi la restringiamo, temporaneamente, per una tua opera, per sostenere il tuo lavoro creativo o di ricerca. Hai diritto a sostenerti, e io società ti concedo questo diritto perchè sostenere la ricerca e la creatività porta bene a tutti, porta arte e innovazione e sono cose che a noi umani piacciono. Ma la base è, appunto, la libertà, intellettuale, e questa è la piattaforma su cui dobbiamo lavorare, non il contrario (come è adesso). Siamo all’esatto opposto, al complementare della situazione attuale. Rimangono i diritti di ognuno a restringere questa libertà (per legittimo profitto), ma il resto è aperto, e soprattutto rimane l’idea fondamentale che la conoscenza e l’informazione devono essere libere, di base. E’ una concezione fisicamente più accurata, perchè un cambio tecnologico come l’avvento del digitale ci ha fatto capire subito che confondevamo il messaggio con il mezzo, il contenuto con i supporti: non c’è niente di più facile che far viaggiare informazione (sia essa musica o film o libri o siti o software o qualsiasi cosa non sia fatta di atomi), e quando abbiamo potuto farlo l’abbiamo fatto, e basta. La tecnologia ci ha solo rivelato la vera natura dell’informazione: quando l’abbiamo liberata dalle catene degli atomi, è volata via.

Davoli diceva inoltre un’altra cosa, chiarendo un pensiero che mi rimpallava nella mente da un po’: dice che il copyleft è meritocratico, perchè in una situazione di apertura di base la gente viene premiata per il proprio talento e la propria creatività, per quello che fa. C’è più trasparenza, c’è più equità. Invece, il modello attuale chiuso genera storture incredibili: se la SIAE paga soltanto l’1% dei propri iscritti (i grandi cantanti), vuol dire che i soldi destinati agli altri 99% degli autori vengono presi e dati a quella piccolissima fetta. E’ un sistema altamente ingiusto e inefficiente. Ecco, io ho sempre pensato che se è giusto pagare per un prodotto che utilizzo (anche un prodotto artistico), è giusto pagare il giusto. Per me, non è giusto dare del sovrappiù ad un autore solo perchè è in una posizione dominante. So che è un discorso delicato e controverso, ma io non voglio pagare affinchè un cantante diventi straricco. Voglio pagare perchè possa fare l’artista e sostentarsi dignitosamente e venga premiato per il proprio talento, e perchè continui ad esercitarlo: ma perchè pagargli la rata della villa e della piscina? Perchè pagargli la cocaina e le bottiglie di champagne? So che è un discorso moralista, ma sappiamo tutti che il sistema di distribuzione della ricchezza a questo mondo è ingiusto. E’ un dato banale quanto vero. Ecco, è anche a causa di meccanismi (meccanismi: niente di cattivo o malvagio o complottistico, ma leggi del mondo come la gravità) come questo che il mondo è ingiusto. A chi ha è data la possibilità di avere di più, è più facile avere di più. In certi ambiti possiamo riuscire a controllare questi meccanismi: per esempio, vedere l’autore come un artigiano, pagarlo per il suo lavoro. A lavoro finito, è necessario pagarlo una somma pattuita. Il resto è gratis. E’ così assurdo?

 

Postille alle postille: durante la serata (qui trovate pure l’audio (fossi in voi, ascolterei tutto quanto, ne vale la pena (soprattutto il dibattito))), ho citato due testi, per me fondamentali per capire la storia della cultura libera:

 

4 pensieri su “Postille

    1. Per trasparenza, il concetto della “tecnologia rivelatrice” l’ho sentito da Roberto Casati, durante una delle sue wikilezioni al Festival della Letteratura di Mantova. Mi pare semplice e potente. (poi l’esempio in sè è stato detto e ridetto varie volte, non c’è niente di nuovo sotto il sole)

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