MLOL al Convegno delle Stelline 2015. DIGITAL LIBRARY / LA BIBLIOTECA PARTECIPATA: collezioni, connessioni, comunità.

Se ci siete giovedì mattina, fate un salto :-)

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Giunto alla ventesima edizione, il Convegno delle Stelline sarà dedicato quest’anno a biblioteche digitali e accesso alla conoscenza. Come ogni anno, MLOL sarà presente e proporrà diversi incontri a tema: si parlerà di OpenMLOL, shop, comunicazione del servizio agli utenti e biblioteche accademiche. Al centro della programmazione, giovedì pomeriggio, il dibattito tra editori e bibliotecari sui servizi di ebook subscription.
Di seguito, uno per uno, tutti gli eventi organizzati da MLOL che potrete seguire a Milano il 12 e 13 marzo; qui, invece, potete scaricare direttamente il programma in formato pdf. Ricordiamo che per partecipare alle sessioni MLOL è necessario iscriversi inviando una mail al nostro indirizzo info@medialibrary.it, specificando l’incontro (o gli incontri) cui si è interessati.

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Online scientific collaboration: the sequel

Collaboratori di tutto il mondo, uniamoci.

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In 2000 I was commissioned to write a report called Internet Groupware for Scientific Collaboration. That was before modern social media, before blogs even really got going. But arxiv.org was already well-established, and wikis and calendar services and Dave Winer’s proto-blog, Manila, and many kinds of discussion forums were relevant to my theme. On the standards front, RSS, MathML, and SVG were emerging. One of my premonitions, that lightweight and loosely-coupled web services would matter, turned out to be accurate. Another, the notion of a universal canvas for creating and editing words, pictures, data, and computation, remains part of the unevenly distributed future, though projects like IPython Notebook and Federated Wiki rekindle my hope that we’ll get there.

Now I’m writing an update to that report. There’s unfinished business to reconsider, but also much new activity. Scientific collaboration happens in social media and on blogs, obviously. It happens in…

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A federated Wikipedia

Post interessantissimo (e difficile) sui limiti del Punto di Vista Neutrale su Wikipedia. Non sono sicuro di essere d’accordo, ma l’idea delle “interpretazioni” differenti potrebbe essere utilissima per tutti gli articoli dedicati alle Humanities.

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Writing for the Chronicle of Higher Education in 2012, Timothy Messer-Kruse described his failed efforts to penetrate Wikipedia’s gravitational field. He begins:

For the past 10 years I’ve immersed myself in the details of one of the most famous events in American labor history, the Haymarket riot and trial of 1886. Along the way I’ve written two books and a couple of articles about the episode. In some circles that affords me a presumption of expertise on the subject. Not, however, on Wikipedia.

His tale of woe will be familiar to countless domain experts who thought Wikipedia was the encyclopedia anyone can edit but found otherwise. His research had led to the conclusion that a presumed fact, often repeated in the scholarly literature, was wrong. Saying so triggered a rejection based on Wikipedia’s policy on reliable sources and undue weight. Here was the ensuing exchange:

Explain to me, then…

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Italiani Digital

È appena uscito Italiani Digital, progetto di domande e risposte sul digitale messo in piedi dai Digital Champions italiani assieme a Telecom Italia.
Lascio a chi è più competente di me un’analisi del sito e dell’interfaccia (che a me piacciono, anche se il sito fa un po’ le bizze per me che lo vedo con Firefox su Ubuntu).

Mi pare un’idea interessante, come è interessante il fatto che un progetto del genere lo paghi un’azienda. In sè, non sono affatto contrario: da qualche mese lavoro per un’azienda privata su un progetto che vuole essere il più aperto possibile, e avendo lavorato anche per il pubblico credo ci siano moltissimi vantaggi (velocità, libertà, indipendenza, burocrazia quasi nulla, possibilità di chiamare chi ti pare per fare il lavoro come vuoi).
Ma è una situazione che va gestita bene, quindi auguri a chi lo farà, perchè è importante impegnarsi nella maggiore trasparenza e apertura possibile.

Nello specifico del progetto, un paio di suggerimenti a caldo:

  • che licenza hanno le risposte?
    Una CC-BY-SA potrebbe essere ottima.
  • perchè non permettere a tutti gli utenti interessati di rispondere?
    Data la complessità delle domande poste (e la vastità dei temi), sarebbe bello che i Digital Champions non facessero solo da referenti ma potessero farsi “moderatori” e facilitatori di una più ampia comunità. Le risposte potrebbero essere aperte a tutti, e la comunità potrebbe auto-organizzarsi nello gestire la moderazione, o creare risposte collettive, o usare un sistema di rating per votare le risposte migliori. L’esperienza di StackOverflow (ma anche Academia.se, e AskUbuntu) sono molto promettenti, soprattutto, per quanto mi riguarda, nella libertà e apertura del progetto verso la propria comunità, che è sovrana e collabora per offrire le migliori risposte alle migliori domande. Purtroppo il loro software non si può replicare, ma Discourse, per certi aspetti, potrebbe essere adattato allo scopo.
    Notare che per aver risposte collaborative (cioè scritte e modificate da più persone) è buona norma avere una licenza libera (da cui l’ordine dei suggerimenti)).

Missione

Ho scritto questa cosa quasi dieci anni fa, e la persona che la scrisse e quella che adesso la rilegge sono due persone diverse. Lo tengo qui perchè allora fu una cosa importante, scrivere queste parole, e perchè ne avevo bisogno. Non c’è bisogno di dire che probabilmente non lascerei intatta una parola.

Missione

Se non possiamo salvare il mondo ci salveremo almeno l’anima.

Don Milani

La prima volta che sono venuto a Sighet ho pensato che i bambini avessero lo stesso sguardo dei cani.

Uno sguardo randagio.

Una sensazione che non ho più scordato.

Non so cosa significhi missione.

Non ho mai usato questa parola pensando a Sighet, la mia Sighet.

Dico mia perchè diversa da tutte le altre, diversa dalla Sighet di tutti gli altri, diversa dalla vera Sighet, che forse non esiste.

Questa Sighet è ciò che più si avvicina, per me, alla parola missione.

E, prima di tutto, questa Sighet è qualcosa che lacera dentro, che distrugge tante certezze piccole e grandi che sedimentiamo nel nostro vivere quotidiano, tante illusioni sulle quali inesorabilmente ci costruiamo, crescendo storti.

Missione è dunque violenza.

Violenza verso se stessi, per partorire l’Uomo Nuovo.

Missione diventa quindi gli occhi di Dani, quando gli dici di tornare a casa, perchè è tardi e tutti vanno a dormire, e lui ti risponde, sorridendo mestamente, senza rabbia verso la bestia che sei, forse compassione per la tua ingenuità, sussurrando: “Quale casa?

Missione la pachidermica memoria degli ospiti del Camin de batrani, che ti ricordano per averti visto una volta sola, e tu ti accorgi che nella loro vita tutta uguale tu sei stato lo straordinario, e questa loro memoria diventa responsabilità tua, e comunque responsabilità sempre troppo grande.

Missione comprendere visceralmente che non puoi fare tanto, e questo poco lo devi dannatamente fare, che dovrai rendere conto di tutto, anche di questo.

Missione il capire il significato delle parole struttura di peccato, quando vedi le infermiere di Batrani picchiare gli ospiti, e poi ti rendi conto, dopo la tua rabbia di paladino della giustizia, che giustizia per loro non c’è, e fare una lavoro di merda per un centinaio d’euro al mese frustrerebbe chiunque, e in questo contesto tutti sono vittime.

Missione il capire che se le tue parole non arrivano a chi ti ascolta, se le tue proposte e i tuoi consigli non vengono accolti, probabilmente sei tu a non avere il giusto linguaggio, e stai gettando sugli altri la tua responsabilità di non saper parlare.

Missione comprendere, come Miloud, come Don Milani, come Cristo, che per capirsi davvero bisogna avere lo stesso linguaggio, e dotare gli altri degli strumenti per capirti.

Missione il relativizzarsi, il comprendere (poco) sereno che non hai capito niente, e quindi giù a testa bassa a tentare di ricostruirti nelle macerie, senza fretta, tanto comunque sbaglierai e dovrai buttare giù tutto di nuovo…

Missione per me è aver toccato il cuore del mondo.

Aver sfiorato, cercato, anelato, graffiato il senso delle cose, che noi chiamiamo Logos, Principio, Cristo.

Il Logos che si è fatto carne, e venne ad abitare in mezzo a noi.

Missione è leggere un Senso nel soffitto perenne di Ioan.

Leggere la Croce nelle ossa urlanti di Carmen.

Leggere la Resurrezione nel sorriso di Mongo, negli occhi e nel faccione di Maria.

E’ cambiare il proprio sguardo perchè ti sono stati donati occhi nuovi.

Cercare di utilizzare questi nuovi occhi anche a casa, quando l’abbondanza e l’inerzia soffocano l’Essenziale.

E sentire che non ci riesci tanto bene.

E che forse non sei così forte e figo comunque da starci, in Romania.

E che stare qui è più comodo.

E sentirti un po’ merda perchè tutto questo è dannatamente vero.

E, comunque, sapere che il mondo, per fortuna, non lo devi salvare tu, e che c’è Qualcuno che si occupa delle faccende importanti.

E a te è solo chiesto di provarci, sempre e comunque.

E sapere che, in fondo, questo lo sai fare.