I libri del 2016

Come l’anno scorso, rubrica bibliostatistica di fine anno. Prima qualche dato sui libri letti, poi le recensioni.

Numeri molto simili al 2015, che dimostrano una certa consistenza: 10496 pagine lette (l’anno scorso erano 10506) per 39 libri finiti.

Ne ho però iniziati di più: 49, di 48 autori diversi, per 24 case editrici. Ho letto due libri di uno stesso autore solo nel caso di Camus.

Vincono, per numero di pagine, Einaudi, Adelphi e Mondadori.

Lo spessore della linea è dato dal numero delle pagine.

Le pagine totali se avessi letto tutto sono tante: 14331. La differenza è quasi tutta contenuta in 3 mattoni come l’Ulisse, Il demone di mezzogiorno e Memorie di un malato di nervi, che non ho completato. I primi due conto di finirli con calma nel 2017, mentre il terzo torna nel limbo, assieme al sodale Calasso. Altri tre definitivamente abbandonati (Morozov, Kafka, Ponge). È stato un anno molto disciplinato, con pochi falsi positivi.

Il rapporto fra fiction e nonfiction è 14 a 35: cioè molta più narrativa del solito.

Blu per nonfiction, rosso per fiction, dimensione data dal numero di pagine.

Dal lato degli editori, la divisione fra fiction e non fiction è come segue:

La larghezza dei segmenti è data dal numero di pagine.

L’estate ha portato la spiaggia, quindi l’ebook reader, quindi i libri in inglese: 5, a cui si aggiunge un folle Computer Lib/Dream machines su carta. Complice un Kindle morto, non ho letto su digitale se non in quelle due settimane.

Gender gap: tasto dolente. Solo 3 donne (fra i libri per me più belli dell’anno: Chiara Valerio, Katie Hafner, Sylvia Beach). Fa abbastanza impressione vedere tutte queste palle rosse.

In verde gli Autori vari

Sono peggiorato sulla diversità di genere, migliorato su quella per nazionalità e cultura, anche se italiani e statunitensi la fanno ovviamente da padroni.

Dimensione per pagina.

Tutti gli autori (i colori non corrispondono al grafico sopra, sorry).
Come l’anno scorso, ho utilizzato sempre i dati che ho tracciato con aNobii, e poi ho giocato con i grafici di RAW.

Volendo, potete farlo anche voi: se avete aNobii o Goodreads, viene molto più semplice. Ecco i passaggi principali:

  • scaricate la vostra libreria (in Excel o csv)
  • provate ad importarla in un foglio Excel per metterla a posto (alcuni dati, tipo il sesso dell’autore, o la dicotomia fiction/nonfiction, vanno messi a mano). Inoltre, controllate che i nomi degli autori e delle case editrici siano coerenti
  • importate il foglio “ripulito” su RAW
  • Giocate. Buon divertimento.

Recensioni

Il sistema periodico, di Primo Levi.

Non avevo mai letto questo libro, non mi ricordavo quanto Primo Levi fosse bravo. Alle medie Se questo un uomo era il mio libro preferito, e poi, ad intervalli lunghissimi, ho letto I sommersi e i salvati e poco altro. La lingua di Levi è perfetta: sobria, sabauda, esatta, ma piena di calore, e il dolore è sotto la pelle in tutte le storie. Bellissimo e assolutamente moderno il puntellamento chimico per ogni storia (autofiction ante litteram?), è un libro con pochissima polvere sopra. È stato bello leggerlo dopo Chiara Valerio, che utilizza una struttura simile (che mi piace molto).

Stoner, di John Williams

Arrivo buon ultimo a parlare di Stoner, quindi evito di aggiungere rumore. È bello come dicono, triste come dicono, quindi moltissimo.

Dalle rovine di Luciano Funetta

Trovate pochi libri contemporanei in questa lista, e questo è uno di quelli. Pur detestando soggetto e trama, l’ho trovato un libro bello, scritto da un ragazzo giovane che sa scrivere e che ha già una voce sua. Scusate se è poco.

Perturbamento di Thomas Bernhard

Il primo Bernhard che riesco a finire (sono soccombuto al Soccombente) e non è stato facile. Intendiamoci: Benhard è un genio, si vede ad ogni frase. Il delirio finale del principe è davvero incredibile.

L’impuro folle di Roberto Calasso

Memorie di un malato di nervi di Daniel Paul Schreber

Non li ho finiti (c’è qualcuno che l’ha fatto?). Memorie di un malato di nervi è indescrivibile, non a caso la pietra miliare di una collana meravigliosa come La collana dei casi Adelphi. Se avete coraggio, lo affrontate da soli, senza saperne niente. Vi lascio, solo, la quarta di copertina.

Daniel Paul Schreber, presidente della Corte d’Appello di Dresda, figlio di un illustre educatore dalle idee ferocemente rigide, ebbe nel 1893, a cinquantun anni, una grave crisi nervosa ed entrò nella clinica psichiatrica di Lipsia, affidandosi all’autorità del suo direttore, l’anatomista P.E. Flechsig. La crisi aveva avuto inizio quando un giorno, nel dormiveglia, il presidente Schreber si era trovato a pensare che «dovesse essere davvero molto bello essere una donna che soggiace alla copula». A partire da questo punto si sviluppò in lui un prodigioso delirio, che lo fece passare per tutti gli estremi della tortura e della voluttà, coinvolgendo dèi, astri, demiurghi, complotti, «assassinii dell’anima», catastrofi cosmiche, rivolgimenti politici. Al centro di tutto erano la convinzione, in Schreber, di trovarsi vicino a essere trasformato in donna, e la sua lotta stremante contro un Dio doppio e persecutore. È comunque difficile dare un’idea in poche parole della sconvolgente architettura di immagini, nessi, illuminazioni tragiche e comiche che il lettore incontrerà in questo libro, scritto da Schreber dopo sei anni di malattia, con lo scrupolo di uno specchiato magistrato prussiano, con fermo rigore logico, con sprazzi di paurosa intelligenza, con la cupa determinazione di un trattatista gnostico, allineando pacatamente la sequenza di enormità che aveva vissuto e ragionandoci sopra. Con queste Memorie egli voleva, fra l’altro, dimostrare di non essere pazzo — e incredibilmente ci riuscì, sicché il suo ricorso in appello contro la sentenza di interdizione venne accolto, permettendogli di tornare a vivere per qualche tempo nella società.

Da aggiungere, soltanto, che fu un testo capitale per la psicanalisi, studiato da Freud e Jung, e uno dei testi che definì per sempre la loro distanza.

L’impuro folle vorrebbe essere una lunghissima glossa (?), una prosa ispirato da, una fanfiction calassiana. Peccato che sia, semplicemente, incomprensibile. Se trovate qualcuno che lo ha capito gli offro da bere.

Geek Sublime di Vikram Chandra

Se posso dire, una mezza delusione. Capisco che l’obiettivo era decisamente ambizioso (raccontare la relazione fra parola e codice, cosa significa scrivere entrambi), ma per me non ci arriva. Rimane certamente un libro godibile, ma per me poco chiaro e un po’ sconclusionato (la parte sulla filosofia indiana, affascinante sulla carta, mi è risultata incomprensibile).

Flatlandia di Edwin A. Abbott

Riletto, dopo anni, in una sera. Rimane perfetto, in tutto.

La cattedrale di Turing di George Dyson

Turbare l’universo di Freeman Dyson

Per uno strano caso, ho letto prima il libro del figlio (George), poi del padre (Freeman). Due libri molto diversi. Turbare L’universo lo inseguivo da anni, girava voce fosse un libro davvero bello, e la voce girava giusta: libro autobiografico, con bei ritratti di fisici famosissimi, e di eventi fondamentali narrati dall’interno, da chi era ad un passo dai protagonisti, e tante volte nelle stanze dove decisioni importanti sono state prese. Freeman ha il pregio di scrivere molto bene, per cui il libro ha un suo ritmo, una suo coerenza piuttosto rara in un’autobiografia. Si legge come un romanzo, come si suol dire. La cattedrale di Turing (che ho letto in inglese, ma è stato tradotto anche da Codice Edizioni) è invece una biografia di un luogo, l’Institute for Advanced Studies di Princeton, per qualche decennio del novecento un’autentica Mecca della scienza (ospitò Einstein, Godel, Von Neumann: giusto per dirne tre.) Il saggio è lungo e fatto davvero bene: George ha conoscenze e memorie dirette (il padre Freeman vive ancora nei pressi dell’Istituto, da sessant’anni), e ricostruisce, attraverso le storie di vari protagonisti, conosciuti o meno, la creazione del mito digitale, la nascita dei primi computer. A parte le memorie (diverse) su Oppenheimer e Von Neumann, questi libri sono uniti meno di quanto ci si aspetterebbe. Diversi gli autori, diverso il metodo, e libri scritti a trent’anni di distanza. Solo negli ultimi, ispirati capitoli di Turbare l’universo leggiamo della gita del padre Freeman in Canada, a trovare con sua moglie il figlio George, novello Walden, in Canada, a costruire i kayak tipici dei nativi americani (ha ancora una ditta in cui li vende). Intuiamo un allontanamento tra i due, più suggerito che detto, e legami familiari complicati, silenzi, forse conflitti che ignoriamo a che hanno lasciato traccia.

Sotto questa luce, i libri sono legati: un padre fisico genio del Novecento, un figlio che scappa, trova sè stesso e poi torna, e ci regala un libro che è la storia del computer e del big bang digitale, certamente, ma anche (sullo sfondo) la storia della sua prima casa, della sua famiglia, degli amici di suo padre.

Storia umana della matematica di Chiara Valerio

Ho letto questo libro in tre giorni, perchè Beppe Cottafavi aveva bisogno di un aiuto nella presentazione del libro, con l’autrice, in una serata a Modena. Io dovevo fare da consulente sulla parte “matematica”, e abbiamo presentato il libro, tutti e tre insieme. Io avevo un po’ di pregiudizi, perchè avevo letto un’intervista della Valerio che non mi era piaciuta, e la pensavo una letterata che aveva impropriamente dissacrato l’empireo ciel della matematica senza saperne niente. E invece. Chiara Valerio è un genio, con un cervello alieno che macina ad una velocità superiore, che sa discutere di topologia algebrica e subito dopo delle sfumature della solitudine nei taccuini della Cvetaeva, saltando qua e là con una naturalezza disarmante. E il suo libro è stato per me la corretta preparazione al Sistema periodico, nel suo appoggiarsi all’esperienza scientifica (là la chimica, qui la matematica) per parlare di altro, cioè il solito: l’amore, la vita, la morte. È un libro bello, in cui forse non traspare del tutto l’intelligenza esplosiva (e il cuore, anche quello) che lei fa traboccare nella vita reale, quando parla e fuma e gesticola insieme. Sono certo che i prossimi saranno ancora meglio.

Teologi senza Dio di Ved Mehta

Vecchio saggio einaudi, 1969, dal titolo irrinunciabile. Non sapevo nulla nè del libro nè dell’autore: si è rivela sorprendentemente leggibile e bellissimo. Nel merito: praticamente, la ricerca teologica, già dagli anni ’60, fa i conti con la morte di Dio, e cerca di rifondarsi senza. Cioè: di fatto, una frangia neanche troppo estremistica dei teologi cristiani cercava di preservare l’impanto etico togliendo di mezzo Colui che muove ‘l ciel e le altre stelle. A suo modo, illuminante.

L’altra parte di Alfred Kubin

Biblioteca Adelphi, numero 1, e non certamente a caso. Libro unico per definizione, forse il miglior esempio, per quanto posso capire, di libro bazleniano. Come ha detto qualcuno, il miglior Kafka prima di Kafka. Allucinato.

Il genio tra nevrosi e follia di Franco Mongini

Storia di Gadda e Dino Campana, vista dal punto di vista psichiatrico. Le nevrosi, le psicosi, un tentativo di diagnosi, a distanza, tramite i testi. A me è piaciuto molto, anche perchè mi ha fatto scoprire i Canti orfici, che non conoscevo. Li abbiamo anche su Wikisource, e pure il manoscritto originale di Campana.

La leggenda di Redenta Tiria di Salvatore Niffoi

L’inizio è fulminante, ma personalmente non ho amato la fine. C’è da dire che come scrive Niffoi nessuno, avercene.

Don Segundo Sombra di Ricardo Güiraldes

Esemplare modello di letteratura della pampa argentina, genere di cui non so nulla ma caro a Borges. Nonostante la distanza (culturale e temporale), mi è piaciuto davvero tanto. È una bella fiaba, che si legge serenamente dall’inizio alla fine, e fa venire voglia di mate e cavalli.

Neuromante di William Gibson

Capisco tante cose. Porta con grande dignità tutti gli anni che ha.

La peste, I demoni di Albert Camus

La peste è un libro del “canone” che non avevo mai letto. Mi è piaciuto molto: ha proprio la stoffa del classico, anche se qualche sfumatura con gli anni si perde. Peccato non averlo letto prima. I demoni di Dostoevskij è un romanzo che ho amato moltissimo, ci avevo anche fatto la tesina delle superiori (assieme a Nietzsche e ai Fratelli Karamazov). Questa è la riduzione teatrale del romanzo fatta da Camus, praticamente un distillato.

Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto di Katie Hafner

Non sono un amante della classica, Bach mi è caro più grazie ad Hofstadter che grazie alla sua musica, e lo stesso Gould mi affascina più per il personaggio che per l’ascolto che gli ho concesso. Per cui un libro su Gould è per me il modo migliore di goderne. E questo libro, secondo me, è un piccolo gioiello: breve, avvincente, scritto perfettamente. Si parla quasi esclusivamente di accordatura di pianoforti, e il libro è assolutamente appassionante, quasi un miracolo.

Elon Musk di Ashlee Vance

Biografia di Elon Musk, divorata quest’estate in meno di 24 ore, leggendo notte e giorno. È il mio modo ansioso di iniziare le vacanze, soprattutto perchè io con Elon e Tesla coltivo una costosa ossessione. Per impallinati come me, ma anche per chi vuol capire le rivoluzioni prossime venture.

Via da Gormenghast di Mervyn Peake

Qualche settimana fa è uscito una intervista strepitosa a Michele Mari, per IlTascabile, in cui dice testualmente:

Ti faccio vedere quello che per me è uno dei massimi scrittori del nostro tempo, uno che non conosce nessuno. [Si infila nel tunnel-biblioteca e ne esce con tre grossi volumi Adelphi, li mette sul tavolo uno accanto all’altro: Mervyn Peake, la trilogia di Gormenghast.] Questo secondo me si mangia L’uomo senza qualità come un tramezzino. È uno degli scrittori più grandi. Ci sono giusto Gombrowicz, Céline e Gadda, poi c’è lui. È una meraviglia, ma devi essere predisposto: è un libro tra Lewis Carroll e Tolkien però come se lo avesse scritto Sebald, un libro architettonico. Se considero il caso di Mervyn Peake il canone è iniquo, perché Peake è scomparso.

Quello che io avevo da dire sui primi due volumi l’ho detto qui, un anno fa. Ma quest’ultimo, purtroppo, non è all’altezza: fuori da Gormenghast, i personaggi perdono quella “bidimensionalità”, quell’adagiarsi ad un’unica caratteristica che li rendeva grandiosi. A parte qualche eccezione, non ci sono protagonisti degni di nota. Tito, bontà sua, è patetico e insopportabile, salvato a tratti dalla grandezza di Musotorto, e qualche strano personaggio minore. Meravigliosa (ai livelli del Peake migliore) il combattimento sotterraneo, che rievoca il capolavoro del duello, nel primo volume. Ma il filo si perde, la scrittura non segue, la trama si sfila. Il libro è stato pubblicato postumo, e pare che Peake fosse già malato, durante la stesura, il che spiega il delirio di certe scene, l’incoerenza generale.
Fa lo stesso, Mervyn, non ti preoccupare: Tito e Gormenghast bastano e strabordano.

Scritti di bibliografia, editoria e altre futilità di Roberto Palazzi

Roberto Palazzi è stato un geniale libraio ed esperto bibliofilo, morto tragicamente qualche anno fa. Questa raccolta di scritti ripropone i suoi pochi ma validissimi scritti sul mondo dei “libro antico e raro”, in cui risuona la sua vena scanzonata ed erudissima; futilità, come le definiva lui.

Angelo Fortunato Formiggini di Ernesto Milano

Storia di Formiggini, editore modenese ed ebreo ai tempi del fascismo, noto soprattutto per i suoi “Classici del ridere”, per la sua etica che passava per le risate e l’umorismo. Come ultimo atto di protesta contro il regime che gli rovinò la vita, si uccide gettandosi dalla Ghirlandina di Modena. Appena prima, mentre era in piazza, trova un amico, lo saluta, sorride, come sempre; indica la torre, e scherza: «Salgo lassù per la scala; scenderò dall’esterno, sarà meno gravoso».

L’agente (segreto) letterario da Erich Linder a oggi di Autori vari

Atti di un convegno su Erich Linder, primo e leggendario agente letterario in Italia.

Librai e librerie di ieri e di oggi di Massimo Gatta

Librai e librerie di ieri e di oggi è una bibliografia (cioè, un elenco commentato) di libri e film che parlano di librerie. Si, l’ho letto tutto.

Shakespeare and Company di Sylvia Beach

È la storia della leggendaria libreria parigina, raccontata dalla stessa libraia, Sylvia Beach. C’è tutta una gustosa sequela di aneddoti sugli scrittori che la frequentavano (cioè tutto il gotha letterario del Novecento), e la genesi dell’Ulisse di Joyce, che la Beach coltivò e curò come se fosse un figlio. Molto molto bello.

La memoria vegetale di Umberto Eco

Splendida prima edizione che ho trovato ad un prezzo decente, solitamente si trova attorno ai cento euro. Bei e vari pezzi di Eco, che parla di libri, della sua collezione di Athanasius Kircher (ne ha una anche Calasso), di bibliofilia.

Relazioni di Franz Kafka

Per completisti: alcuni testi redatti dal burocrate Kafka per la società di assicurazioni. Non sempre all’altezza, ma anche lì si scorge il nitore kafkiano.

Sulle spalle dei giganti Robert Merton

Stranissimo divertissement mertoniano, in cui fa finta di scrivere una lettera ad un’amico (lunga 300 pagine) indagando le origini della celeberrima citazione newtoniana «Se ho visto più lontano è solo perchè mi sono seduto sulle spalle dei giganti». Il libro diventa quindi una eruditissima e labirintica digressione fra storia orale ed oscuri (o meno) studiosi dell’antichità. Di fatto, uno scherzo nerdissimo, sembra Borges sotto anfetamine. Non l’ho finito, mi ci sono perso dentro.

Computer Lib/Dream Machines di Ted Nelson

Ho comprato questo fac-simile ad un prezzo che preferisco non divulgare. Non è facile immaginarsi cosa potessero pensare le persone 40 anni fa, quando ebbero tra le mani questo assurdo collage di istruzioni tecniche, disegni fatti male, grafici incomprensibili, narrazione-marketing-ricerca di fondi non lineare. Si salva pochissimo: ma è credo un pezzo di valore assoluto di archeologia industiale, delle origini di internet e di quel miscuglio di nerdaggine e psichedelia che ha definito l’origine dell’era informatica.

Nuova antologia personale di Jorge Luis Borges

Selezione di racconti e poesie. Cose già lette, ma ogni tanto ristupirsi della prosa di Borges fa bene al cuore.

Céline e il caso delle “Bagatelle” di Riccardo De Benedetti

Storia della censura di Céline, a partire dal cancro testuale e maledetto delle Bagatelle per un massacro.

Senza filtro di Alessandro Gazoia

Saggio sul giornalismo di oggi, i suoi pochi pregi e tanti vizi. Gazoia secondo me è sempre molto bravo e a fotografare il presente (lo trovo sempre esperto ma chiaro nel’esposizione), anche se questo rende i suoi libri piuttosto fragili e obsoleti nel giro di qualche anno.

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi di D.T. Max

Biografia di David Foster Wallace. Bellissima, si legge benissimo: si capisce molto meglio DFW, pregi e difetti e, soprattutto, demoni, fra cui una terribile depressione, che ad un certo punto è finalmente riuscita a portarselo via. Fa molto piangere.

Altri:

  • Una libbra di carta di John Baxter
  • Scegliere i libri è un’arte, collezionarli una follia
  • Idea Makers, di Stephen Wolfram
  • Un’estate con Montaigne di Antoine Compagnon
  • To Save Everything, Click Here, di Evgeny Morozov (non finito)
  • Meditazioni sullo Scorpione e altre prose di Sergio Solmi
  • Le Meraviglie del possibile
  • Il demone di mezzogiorno di Andrew Solomon (in lettura)

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