Intervista a Umberto Eco per WMI

E’ finalmente uscita la mia intervista ad Umberto Eco per Wikimedia Italia. Feedback, commenti, pomodori sono graditi. Inoltre, dato che c’è tutto là, qui metto un po’ di extra, come nei DVD.

Cioè, parliamo di libri.

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L’appartamento in cui sono stato gentilmente ospitato è il milanese, pieno di 30’000 volumi. Come dico a tutti quelli che me lo chiedono, non mi sono commosso per decenza. Dalle foto potete intuire quanto sia grande, e non ci sono le foto della collezione personale (da piangere davvero, stanzino adibito, tutto in legno, un’enorme lente sul tavolo e tanti bastoncini alla liquerizia per compensare la compulsiva voglia di masticare del professore (che rosicchia sempre un bocchino di sigaretta quando parla)(oppure cicche di sigarette, mi dicevano)).

La libreria nel lunghissimo corridoio è solo la narrativa, mentre la grande stanza contiene varie cose, fra cui:

  • sulla destra un’intera libreria di libri scritti da lui e tradotti in ogni lingua
  • sull’estrema destra vari scaffali di libri scritti su di lui
  • una parte centrale con libri suoi che deve dare via, e scatoloni ovunque
  • una parte centrale con la sezione dei cretini (io ricordo Dumézil e Zolla… )
  • il “cimitero”, una serie di foto di Eco con Montale, Moravia, Foucalt…

Mentre mi accompagnava verso la porta per il triste commiato, dato che mi vedeva sensibilmente turbato dalla montagna di libri, sorride sornione e mi tira fuori un libretto inglese, una prima edizione dell’Ulysses di Joyce. Non contento, tira fuori una prima di Marinetti (“Pagato pochi euro in una bancarella…”). Poi, con eleganza, un’altra splendida prima edizione dello Ulysses, questa volta firmata da Joyce in persona.

Non sono mancate ovviamente le mie domande idiote: non gli ho chiesto se li aveva letti tutti, ma se li aveva comprati tutti si. (“Macchè comprati! Me li mandano, è per questo che non si può fermare…”).

Coraggiosamente, per aiutarlo nell’ingrato compito di fermare l’onda cartacea che lo soffoca, ho accettato di buon grado un libro in regalo.

PS: la moglie di Eco è una bellissima e gentile signora, lui fa un buon caffè, è molto ospitale, e ho passato due ore piacevolissime. Mi ha anche detto che per essere un matematico ho una buona cultura umanistica. (qui si ce la tira un po’ da allora…)

PPS: le foto sono quel che sono, ero di fretta e mi sembrava un po’ maleducato farle, ma io e la maleducazione in fondo ci stiamo simpatici. Il ritratto frontale del professore è già su Commons, le altre le rilascio qui in CC-BY-SA.

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17 thoughts on “Intervista a Umberto Eco per WMI

  1. Ancora non ho letto l’intervista, ma mi sono bastate le foto della/e libraria/e per provare un moto di ammirazione mista a (profonda)invidia

    1. Invidia a lui o a me? Io ho solo guardato e neanche toccato. Ma un sacco di volte guardavo a statue e suppellettili pensando di usarle come arma contundente, colpirlo e scappare con alcuni libri. Però ricordandomi del custode e delle telecamere ho desistito.

    1. Persone/pensatori che lui reputa cretini, nel senso che non è assolutamente d’accordo con quello che scrivono.
      Non ho approfondito molto, ridevo troppo quando me l’ha detto. ;-)

  2. Complimenti per l’intervista, è davvero molto bella :-)
    Gli extra qui sul blog, beh, sono da sbavare! 30.000 volumi, ci sono biblioteche universitarie che ne hanno meno. Chissà come li ordina e cataloga, se va a memoria e ogni tanto si perde qualcosa. Penso di sì, penso che un uomo solo non sia fatto per tanti libri, e che la biblioteca prenda una vita propria, moltiplicandosi e dividendosi autonomamente.
    Mi unisco ai complimenti per il connubio matematico-cultura umanistica :-)

  3. Mi unisco ai complimenti (per l’intervista e per il blog in toto) ed alle manifestazioni di invidia (per la biblioteca di U.E.)!
    Una foto allo scaffale dei cretini, però, avresti anche potuto farla… :)
    @ Piergiulio: secondo me più invecchia e più assomiglia a Tinto Brass!

  4. Andre, che invidia. Sarà stata un’esperienza indimenticabile. E poi accidenti, che registro, che argomenti, quante milioni di citazioni ha fatto!?!?!?! Ho scorso il tuo profilo utente su Wikisource e mi pare che tu abbia trovato di che campare per un bel pò, vero?!
    I miei più sinceri complimenti.

    1. Grazie frà ;-)
      Lui è stato quel che sembra, un ottantenne eruditissimo che nella vita ne ha lette di tutti i colori. Un genio, davvero, però affabile. Avrei solo voluto stancarlo di meno e riuscire a stare un po’ di più nella sua biblioteca, occasioni così non ricapitano più.

    1. Ti dirò, ho appena letto quel libraccio che è “Gli Adelphi della dissoluzione” di Zolla, dove Blondet fa l’ipotesi (fra gli altri complotti) che ne Il pendolo di Foucalt si prenda in giro l’Adelphi quale casa editrice misterica ed esoterica… Zolla e Dumézil, gli unici che ricordo della libreria dei cretini, avvallano mio malgrado la versione di Blondet, e l’avversione di Eco per questo tipo di pensiero.
      In una frase bella del libro: “Per Eco, dietro al mistero non c’è niente. Per Calasso, dietro al mistero c’è qualcosa.”

  5. L’Autore de “Gli Adelphi della dissoluzione” è il tale Blondet.
    Non Elémire Zolla.
    “Cretino” me lo aspetto da chiunque, ma non da un presunto “saggio e democratico” pensatore..

    P.S.: sarebbe opportuno conoscere davvero gli scritti e il pensiero di Zolla.

    1. So bene che il libro l’ha scritto Blondet, l’ho letto ;-).
      Blondet è un figuro sinistro di cui non mi voglio occupare: ho letto il suo libro solo perchè speravo di trovare un po’ di storia dell’Adelphi, di cui non trovo documentazione da nessuna parte.
      Il buon Zolla non lo conosco, se non di rimbalzo da una lettura di Cristina Campo (e della sua bibliografia)
      e qualche articolo e prefazione qua e là. Poi, ovvio che fra Blondet e Zolla c’è un abisso, non c’era bisogno di specificare.

  6. Dimenticavo…:
    la differenza tra Blondet e Zolla è come quella tra uno sputo coleroso
    e cinque centilitri di Hammam Bouquet di Penhaligon’s…

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