Lettera aperta di Enzo Mazzi sull’ora di religione, la sentenza del TAR ecc. ecc.

Cari pastori e guide della Chiesa cattolica.

Vi risentite con parole e azioni forti per la sentenza del TAR del Lazio che nega sia “l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, sia l’adozione di una disciplina annuale delle modalità organizzative degli scrutini d’esame, che appare aver generato una violazione dei diritti di libertà religiosa e della libera espressione del pensiero; nonché di libera determinazione degli studenti relativamente all’insegnamento della religione cattolica”.

Avete tutto il diritto di protestare. Ma sbagliate. Dovreste essere grati al TAR che vi aiuta ad uscire da una situazione di necrosi del tessuto vitale della Chiesa, senza sbocchi. E vedere nel giudizio la mano provvidenziale di Dio.

Il novanta per cento degli italiani ha a che fare con il vostro insegnamento.

C’è un corso di religione o di catechesi per tutte le varie fasi della vita. E ai corsi c’è da aggiungere le prediche. Pur senza contare le prediche domenicali, tra celebrazioni ufficiali di ricorrenze varie, inaugurazioni e funerali pubblici e privati, nessuno si sottrae al vostro insegnamento religioso.

Chi vuol sposarsi in chiesa deve imparare il catechismo. Poi c’è il corso di preparazione al battesimo. I genitori che vogliono far battezzare il proprio figlio devono impegnarsi a dargli un’educazione cristiana. Niente impegno, niente battesimo. Il novanta per cento dei genitori accetta liberamente o più spesso subisce. Il battesimo non è solo un sacramento della fede. E’ anche una condizione per il futuro inserimento del loro figlio nella società. Il bambino non battezzato è un diverso, in una società in cui la cultura della diversità è ancora molto osteggiata.

Quindi ci sono tre anni di sosta. Ma appena il bambino incomincia a frequentare la scuola materna è sottoposto per due ore la settimana al vostro insegnamento. Pochi genitori ne fanno a meno. Ci vuole eroismo per “non avvalersi”. E’ una tortura il cucciolo fuori dal branco. E così, con le buone o con le cattive, siamo di nuovo al novanta per cento.

Non cambia molto alle elementari: due ore settimanali di insegnamento della religione per la maggioranza degli alunni.

Alle medie e alle superiori le percentuali calano. Ma anche qui, tra interesse spirituale e interesse materiale, avvicinate col vostro insegnamento religioso la maggior parte degli studenti.

Sul lavoro, in politica e all’università l’insegnamento della religione sparisce. Marx, Freud e Croce vi hanno sbarrato l’accesso ai templi della produzione, della politica e della cultura.

Ma voi non vi scoraggiate. Cardinali, vescovi, preti o insegnanti laici, siete lì, a scuola, in chiesa o in caserma, in ogni spazio di vita e di morte, per render visibile, voi dite, la presenza di Dio attraverso la sua Chiesa.

Dovreste sentirvi realizzati. Invece vi lamentate: la società di oggi è scristianizzata. La Parola di Dio è ignorata e i valori cristiani disattesi. C’è bisogno di una nuova evangelizzazione. Più scuola cattolica, più spazi in televisione, più presenza nei luoghi della politica, ormai senza distinzione partitica, più vicinanza ai luoghi della sofferenza.

Non vi domandate se per caso questa scristianizzazione non è anche il frutto dei vostri dogmi imbalsamati, riti, catechismi, parole, presenze, scuole, insegnamenti necrofili. Voi credete di annunciare la Parola di Dio e invece annunciate il vostro potere. Siete voi una delle cause per cui il Vangelo non arriva alle donne e agli uomini di oggi. O meglio è il troppo potere di cui siete rivestiti che impedisce alle vostre parole di essere veicoli del Vangelo.

Invece di crescere, la vostra presenza e il vostro potere devono diminuire. Solo così il vostro servizio alla Parola di Dio cesserà di essere ostacolo alla evangelizzazione.

Il TAR ha fatto a voi e al Vangelo e a tutti noi un grande servizio.

Enzo Mazzi

Da Il Manifesto, 13 agosto 2009.

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