Stereotipi

Dopo una settimana esatta di permanenza norvegese, ci tenevo a condividere alcune impressioni.

Oslo è una città molto particolare, sinceramente molto diversa da come mi aspettavo.

E’ una capitale europea, con le dimensioni di una città italiana come Bologna. Piena di verde, si gira tranquillamente in bici o a piedi. Se uno a fretta, la metropolitana e i tram coprono completamente tutta l’area urbana; il loro unico problema è il prezzo (20 NOK per la metro, 2,50 euro).

Il sistema delle bici funziona come a Modena, solo che qui si prenota e paga per internet, poi ti spediscono a casa una user card con pin annesso. Ogni bike point è online, per cui è possibile visualizzare in tempo reale quali bici sono disponibili e dove. By the way, le bici gialle di Modena sono più belle e comode.

A proposito di carte: qui si paga con la carta di credito ovunque. Dagli autobus ai kebabbari, tutti sembrano avere una carta di credito e usarla per prendersi anche una birra (che effettivamente costa così tanto che la carta torna utile davvero).

Mi sono scordato di dire che Oslo è la città più cosmopolita che abbia mai visitato: vi dico soltanto che nella piccola chiesa qui vicino fanno le messe in tamil, vietnamese e polacco. Gli studenti universitari sono per il 30% stranieri,  i cattolici per il 62%.

Tutta questa multiculturalità rende ogni abitante un perfetto anglofono: roba da farci vergognare. Dal ragazzo che mette la spesa dentro la busta alla vecchietta a cui chiedi dov’è il Palazzo Reale tutti sanno parlare inglese, e molto meglio di te (o perlomeno, di me). Sarà che sono tutti americanizzati, ma almeno loro lo sanno.

Università: il primo giorno di presentazione hanno tenuto una giornata per i ragazzi internazionali (fra cui quindi quelli del mio corso; gli altri sono tutti Erasmus), spiegando per filo e per segno che documenti compilare e come. Dopo aver consegnato ad ognuno il proprio plico (cartelline rosse, gialle, verdi e blu), hanno fatto dei gruppi per una caccia al tesoro in tutta Oslo (!!!) per far socializzare i ragazzi. Due giorni dopo ci si è trovati per fare gratis fotocopie dei documenti e tutto in necessario, mentre oggi si è andati tutti insieme alla polizia per registrarci e ricevere il permesso di soggiorno.Ogni settimana ci sono eventi organizzati dall’università per gli studenti, come escursioni (con annessa arrampicata), spettacoli, feste e anche servizi religiosi. Vi è addirittura una referente nel caso uno studente abbia bisogno di supporto spirituale/psicologico.

Mi sono dimenticato di dire che in università vi sono moltissime donne: si vedono d’altra parte moltissimi padri che la mattina portano i figli in carrozzina…

Bah. Forse siamo noi italiani che siamo strani…

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