In questi giorni

Ora, io non sono un esperto di migrazioni. Non sono uno storico, un politico, un economista. Non ho le “competenze” per ricostruire il contesto di questo particolare conflitto, o nello specifico di questo particolare flusso di essere umani che si rifrange, a ondate, sulle nostre coste, ma quella che vedete non è schiuma, quello è sangue.
E il fatto che ci ostiniamo a non voler guardare certe cose non rende quelle cose meno vere. La forbice di diritti e dignità che stiamo creando era insostenibile prima, diverrà sempre più insostenibile ogni giorno che passa.
E continuiamo a illuderci che noi abbiamo “diritto”, a questa casa, a questo lavoro, a questi vestiti, a queste amicizie, all’avere un figlio, a vivere felici. Ma in realtà noi non abbiamo diritto di nulla.
Siamo, in buona sostanza, il risultato casuale, l’emergenza di una vita intelligente sulla crosta di un pianeta che viaggia senza meta nelle tenebre dell’universo. E tutto ciò che siamo, tutto ciò che facciamo è il risultato di conquiste e decisioni che abbiamo preso, nei secoli e milenni, ed è quello che chiamiamo cultura, civiltà, società.
Siamo migliorati, nei secoli. Abbiamo inventato lo stato di diritto, abbiamo cercato di arginare la fame di bestia dentro di noi.
Ma la giustizia ha ancora tanta strada da fare: siamo sempre stato una società non giusta e non equa.
Il punto che alla fine o i diritti non esistono o esistono per tutti.
Credere che il profugo che puzza sul mio treno non sia anche, fra gli altri, affare mio, e il mio specchio, la mia immagine se fosse andata diversamente, se la guerra fosse scoppiata a casa mia, se la pestilenza avesse ammazzato i miei, se.
Credere che lui è lui e io sono io è, infine, una menzogna che ci raccontiamo da decenni, da secoli, a cui non vogliamo guardare in faccia, ma è una bolla, una bomba che scoppierà. Altro che crisi.

Bastano tre-quattro gradi perchè il clima globale come lo conosciamo diventi completamente altro. Qualche grado in più, e New York verrà ricoperta da centinaia di metri sott’acqua. Ma basterà molto meno.
Cosa faremo, cosa diremo quando le persone alle nostre porte ci saranno non migliaia, ma milioni di persone?
Cosa ce ne facciamo di uno stato di diritto (auguri, Magna Charta) se non riusciamo a comprendere che è tutto una costruzione, una meravigliosa costruzione fatta letteralmente sopra milioni di morti e di cadaveri e pensatori e eroi e libri e leggi, nei millenni che sono passati?
Basta un niente, per tornare indietro.
Nulla di tutto questo ci è dato, nulla è garantito o scontato.
Giochiamo allegramente sul filo del burrone, ma se cadiamo nessuno verrà a prenderci. Dovremo risalire, una volta ancora, con le nostre forze, per riconquistare il significato di parole che l’avranno perso: diritti, civiltà, solidarietà. Normalità.
E farà schifo, credetemi, come solo la guerra fa schifo, come il sangue fa schifo, come la merda fa schifo, come quando la morte quando trebbia gli esseri umani, che sembra estate e cadono come grano.
O ci salviamo da soli, o non ci salverà nessuno.

Un pensiero su “In questi giorni

  1. La prima cosa che ho notato, perché come sai io abito proprio da queste/quelle parti, è la vetrata che si vede sullo sfondo e che appartiene a un ristorante di lusso (splendida vista, a picco sul mare e blah e blah, e mi chiedo cosa vedono, adesso, i tizi che mangino lì): poi ho letto; non entro nel merito, perché sono una quelista, di Guzzantiana memoria, però ecco, sono contenta di averti incrociato e di poter dire: io con questo Andrea Zanni ho condiviso una cena. Sei sempre bravo.

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