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Esperimenti autoreferenziali di pensiero ortogonale

Tag: Adelphi

Note su carta contro bit

Sto leggendo Allucinazioni di Oliver Sacks, in ebook, e ho il sospetto che mi sarebbe piaciuto di più su carta.  

È forse la mia personale paranoia/percezione di come andrebbe letto un Adelphi (mantenere una certa distanza dall’attualità, dalla vita quotidiana; mantenere un silenzio), e sicuramente sono io a non avere nè il tempo nè la voglia di mantenere le premesse che mi impongo. 

Ma mi pare di capire che una delle cose che si perde con il libro elettronico è una sorta di identità del libro, di metadati puramente fisici. Un libro di carta è e rimane sempre un libro: i miei occhi lo riconoscono, è un parellelepipedo di carta che rimane sempre tale. Mi dà la tranquilla stabilità delle cose. Lo percepisco con i miei sensi (lo vedo come libro, tocco la sue pagine, sento il famoso odore della carta), e so che rimarrà così. Sono dati, metadati che percepisco, consciamente o meno, e che mi ricordano il libro, esattamente come le madeleine erano “trigger” neurocognitivi per Proust. È uno dei motivi per cui avere libri in casa aiuta a leggere: li vedi e per un secondo te li ricordi, ripercorri ciò che ti hanno dato, sia in termini di informazioni o di emozioni. la loro fisicità è un appiglio per la nostra memoria. Ripercorrerli è ripetere, quindi ricordare. Uno dei motivi per cui possedere i libri che hai letto e tenerli davanti a te funziona

Per questo forse il libro elettronico ha più da perdere nelle nostre vite iperattive: se letto nel nostro vario e mulinante “fare cose”, il libro elettronico è un pezzo di testo (quindi un pezzo di emozioni e cognizioni) all’interno di un pezzo di plastica, che vedo e percepisco come pezzo di plastica. Lo perdo più velocemente come velocemente ho perso gli articoli letti velocemente nello scorrere del lettore RSS. Perdo parte di una memoria spaziale, perdo quei semplici appigli che spesso inconsciamente ci aiutano a ricostruire un ambiente, un’emozione, un’argomentazione. 

E’ dunque forse una piccola rivincita (e un nuovo vantaggio) che il libro di carta si prende in una vita spesso troppo ricca di stimoli, e uno spazio che si riprende nell’economia dell’attenzione. Il libro in sè (atomi o bit) esige questo spazio mentale, come discorso lungo e argomentato. La carta ci aiuta un po’ di più, forse, semplicemente perchè carta rimane, e ci chiede meno di uno schermo.

I libri del 2013

libri 2013

Quest’anno ho letto 35 libri, per un totale di 8678 pagine. Non tantissimi libri, dunque (l’anno scorso erano 43, con tutto il ciclo di A song of Ice and Fire.), ma belli ed importanti. E’ stato un anno di grandi cambiamenti per me, e soprattutto un anno felice. Come al solito, i libri che mi hanno accompagnato sono stati fondamentali, cause primarie e conseguenze delle mie azioni, e hanno fornito senso e direzione e contraltare a ciò che ho fatto e pensato e deciso di fare e pensare quest’anno. Li elenco in ordine di potenziale rivoluzionario personale.

Raw thought, Aaron Swartz

Chi legge questo blog sa che quest’anno ho parlato molto di Aaron Swartz. Nei giorni dopo la sua morte,  ho iniziato a divorare articoli, post e ogni genere di scritto che trovassi su di lui. Con calma, poi, verso giugno, ho iniziato le 1033 pagine del suo blog. Ho già detto qualcosa qui, a riguardo, e ne ho parlato abbastanza da vergognarmi di farlo ancora. Dico solo, e brevemente, che per me Aaron è (è, non era) un modello, un qualcosa che voglio essere anche io, in parte, a mio modo. Non so dirlo con altre parole, ma non ne servono. Hofstadter dice che la coscienza di chi muore rimane nella mente degli altri, e gli altri rimangono in noi anche per quello che lasciano, che hanno scritto, detto e fatto. Ci rimangono quindi questi 444 post di un ragazzo straordinario, che ha moltissimo da insegnare (per metodo, sguardo, pensiero, motivazioni), con pregi e difetti, ovviamente, con tutto ciò che di testardo e ingenuo e semplicemente immaturo poteva avere un’intelligenza sensibile e prodigiosa che ha deciso di finirla a soli 26 anni. Potete scaricare tutto il blog in ebook qui.

Se niente importa, di Jonathan Safran Foer

Ne ho già parlato qui, che è una delle cose più dure e difficili che abbia mai scritto, e non credo ci sia da aggiungere altro. Questo libro mi ha convinto (among other things) a smettere di mangiare carne, e mi ha mostrato un paio di cose che non ho mai voluto guardare sul modo che abbiamo di stare al mondo. Secondo me, da leggere assolutamente.

The 4-hour chef, Tim Ferriss

Mattonazzo di self improvement, a suo modo, per convincere i nerd totali come me che è possibile imparare a cucinare. Ci è riuscito (among other things). Consigliato, ma saltate tranquillamente i capitoli che non vi interessano, ripete le cose 10 volte, e incorpora tutti i suoi libri precedenti, ogni volta.

Mistica senza Dio, Fritz Mauthner

Librettino eretico, oscuro e quasi introvabile (voi scrivete una mail alla casa editrice, e loro ve lo spediscono), ma di una lucidità rara. Si legge in un paio di giorni felici, e distrugge ridendo (ancora meglio: sorridendo) Dio e il linguaggio. Non vi dico altro, ordinatelo qui.

Anelli nell’io, Douglas Hofstadter

Io ho questa cosa con Hofstadter, che lo inizio e lo lascio lì mesi e quando lo riprendo mi rendo conto che decine di idee e concetti e pensieri non erano miei ma suoi (qualche volta viceversa). Sorprendentemente, mi ha fornito uno dei concetti più importanti per la mia conversione alimentare (sempre qui, Definizione di coscienza). Come al solito Hofstadter è verboso oltre il sopportabile, ma le sue idee sono belle e importanti, e le pagine dedicate alla moglie valgono da sole il libro. Pur con tanti difetti, è un libro estremamente onesto, e a Doug non si può non volere bene.

Adelphiana 1971
L’impronta dell’editore, Roberto Calasso
Cento lettere ad uno sconosciuto, Roberto Calasso

A loro modo, 3 (banalmente) splendidi libri sul “capolavoro” Adelphi, su un’idea di letteratura e di lettura che ha dell’insondabile ma che ci piace comunque così. L’impronta dell’editore ripesca ampiamente da articoli e scritti passati, ma vale la pena leggerli tutti in fila, e gli inediti sono bellissimi. Cento lettere ad uno sconosciuto è un particolarissimo, etereo sentiero per toccare l’oscuro cuore adelphiano, e me lo sono goduto enormemente. Come Adelphiana 1971, (ancora più oscuro, se possibile). Non ho ancora messo le mani su Adelphiana 1963-2013, ma siamo sicuramente da quelle parti: un tentativo di ritratto del plurale volto della medusa Adelphi.

Crowdsourcing, Jeff Howe
Open access, Peter Suber

Il primo è piuttosto datato (è il libro che ha coniato il termine “crowdsourcing”), ma è tuttora un lettura fantastica e illuminante. Open access di Suber è, finalmente, il primo libro totalmente dedicato all’accesso aperto alla letteratura scientifica. Suber è uno dei massimi esperti al mondo, e lo stile è chiaro, lineare, e non dimentica nulla. Da leggere, si scarica gratis qui.

L’anello di re Salomone, Konrad Lorenz
Lo zen e il tiro con l’arco, Eugen Herrigel

Piccoli libri per imparare a vivere, non a caso sono entrambi dei classiconi. Proprio belli, tutti e due.

Dei motivi orientali, Vasilij Rozanov
Fato antico, fato moderno, Giorgio De Santillana
La nascita della filosofia, Giorgio Colli

Tre sguardi completamente diversi, rispettivamente, su Egitto (primo) e Grecia antica (secondo e terzo). Rozanov è uno strano cristiano innamorato della religione della vita egiziana (e con vita intendo: sesso), mentre De Santillana ripercorre qui brevemente alcuni temi già trattati estensivamente ne Il mulino di Amleto (che ho comprato dopo aver letto questo). La sua lettura di Parmenide mi sembra enormemente sensata (hint: l’essere è lo spazio euclideo). De La nascita della filosofia non ho capito un cazzo.

A livello di fiction, mi sono goduto moltissimo La vera storia del pirata Long John Silver (un vero capolavoro), La figlia della donna a ore di Stephens (che scrive come un semidio) e La letteratura nazista in America di Bolaño (va bhè, è Bolaño). McCarthy è ovviamente una certezza (Non è un paese per vecchi), anche se Meridiano di sangue è lungo e arido e pesante e freddo. Una sorta di Valhalla rising fatto libro.   

Della Biblioteca di Babele, Lugones è stata una grande scoperta. Sembrerebbe un altro emulo di Borges (il cui numero è legione), se non ne fosse un precursore. Anche Meyrink merita (come tutta la collana, del resto), ma vola molto più basso. Jacob Von Gunten, come molti altre opere profondamente calasso-adelphiane, mi sfugge. Capisco che c’è qualcosa, ma non riesco a capire cos’è (mi accade(va) la stessa cosa con Kafka). Vedremo, tempo al tempo.

Lista completa. Tutti i metadati, eventuali recensioni e giudizio, qui.

  • Raw Thought, Aaron Swartz
  • Il bene comune, Noam Chomsky
  • Anelli nell’io: Che cosa c’è al cuore della coscienza?, Douglas R. Hofstadter
  • La nascita della filosofia, Giorgio Colli
  • Nel paese dei ciechi, H.G. Wells
  • Il Cardinale Napellus, Gustav Meyrink
  • La statua di sale: e altri racconti, Leopoldo Lugones
  • Crowdsourcing: Why the Power of the Crowd Is Driving the Future of Business, Jeff Howe
  • La letteratura nazista in America, Roberto Bolaño
  • La rivoluzione dell’informazione, Luciano Floridi
  • Meridiano di sangue: o Rosso di sera nel West, Cormac McCarthy
  • Open Access, Peter Suber
  • Stile Calvino: Cinque studi, Alberto Asor Rosa
  • Mistica senza Dio, Fritz Mauthner
  • La figlia della donna a ore, James Stephens
  • Lo zen e il tiro con l’arco, Eugen Herrigel
  • Il gatto in noi, William Burroughs
  • Entropia: e altri racconti, Thomas Pynchon
  • Adelphiana 1971, Autori vari.
  • Se niente importa: Perché mangiamo gli animali?, Jonathan Safran Foer
  • Jakob von Gunten: Un diario, Robert Walser
  • Cento lettere a uno sconosciuto, Roberto Calasso
  • La vera storia del pirata Long John Silver, Björn Larsson
  • Non è un paese per vecchi, Cormac McCarthy
  • The 4-Hour Chef: The Simple Path to Cooking Like a Pro, Learning Anything, and Living the Good Life Di Timothy Ferriss
  • Storia naturale del nerd: I ragazzi con gli occhiali che stanno cambiando il mondo, Benjamin Nugent
  • L’impronta dell’editore, Roberto Calasso
  • Da motivi orientali, Vasilij Rozanov
  • Lettere e scartafacci (1912-1957), Roberto Longhi, Bernard Berenson
  • Fato antico e fato moderno, Giorgio de Santillana
  • Lettere alla cugina, Wolfang Amedeus Mozart
  • L’anello di re Salomone, Konrad Lorenz
  • Cristalli sognanti, Theodore Sturgeon
  • Cari italiani vi invidio, Camillo Langone
  • La Chiesa e il Regno, Giorgio Agamben

Glosse ad una storia non scritta dell’Adelphi

Ci sono dei buchi, anche nello splendido ed inesauribile Catalogo Cronologico 1963-2013 dell’Adelphi.

Possiedo infatti un non catalogato “I Classici Adelphi 1963-64“, ovviamente senza ISBN (nasce nel 1967), che è un’Adelphiana ante litteram (il primo sarà del 1971), con scritti di Virginia Woolf, Contini, Hoffmansthal, Valéry, Dossi.

Scopro anche che non c’è riferimento a quella strana collana in copertina rigida, sovracoperta avorio e turchese (quasi gli stessi colori de La pentola dell’oro di Stephens), che comprende alcuni titoli come Macunaima, Storie di Kuno Kohn, anche Il Monte Analogo.

Nel ’64 Calasso e i suoi erano già ossessionati dalla tecnologia, e pubblicarono Butler con il suo Erewhon e Ritorno. Cinquant’anni dopo, lo vediamo criticare Kevin Kelly nell’Impronta dell’editore. Le idee sono le stesse (evoluzione ed evoluzionismo della tecnologia), lo scetticismo e il dubbio verso la “tecnica” pure.

Mistero risolto, invece, per un dubbio che mi attanagliava da un po’.  Scopro che nel 1965 Adelphi rivelò le edizioni Frassinelli, fra cui le splendide traduzioni di Pavese: il Moby Dick, su tutti, ma prima ancora fu nel 1970 il Dedalus di Joyce. In maniera decisamente bizzarra, la collana dei Numeri Rossi mantiene intatta la copertina (probabilmente, disegnata da Enzo Mari), ma vediamo alternati i loghi di Frassinelli e Adelphi. Rimane da scoprire quale fu il centinaio di titoli Frassinelli che Adelphi incorporò dentro di sè.

Biblioteca diffusa, biblioteca umana

Leggo questo e penso al progetto di un mio caro amico, l’aveva chiamato The Human Library, e altro non era che mettere in rete le biblioteche personali di chi voleva partecipare, un luogo virtuale di scambio e conversazione di e sui libri, qualcosa che organizzavamo online ma che aveva effetto nel mondo reale (almeno per una volta, the other way around). Non so bene come si possa praticare questa cosa, ma facciamo che inizio io, così:

  • la mia biblioteca è qui, viene aggiornata abbastanza spesso (tendo a comprare settimanalmente, mannaggiammè)
  • faccio un prestito di durata variabile nel raggio di Modena e Bologna.
  • se è un libro che non trovate da nessun altra parte, magari anche più lontano.
  • se li venite a prendere direttamente a casa mia, vi offro pure un caffè (o un tè o una cioccolata calda (o una birra, dipende dall’orario (devo trovare il modo di associare le birre ai libri, sarebbe un successone))).
  • se prendete libri che mi piacciono molto, ve li presto più volentieri.
  • devo ancora pensare ad un modo per “assicurarmi”, ma facciamo che adesso mi fido e non mi preoccupo, un po’ di buona fede non basta mai. Se proprio non mi fido, non ve li presto (sono molto geloso dei miei Adelphi, sappiatelo).

Buona lettura!

PS: aubreymcfato chicciola gmail punto com.

Update: sta nascendo un progetto molto bello che si chiama Social Book, qui la presentazione, qui i voti da dargli al concorso Che Fare (però dateli anche a Wiki Loves Monuments, mi raccomando).

Buone azioni resistenti

  • Bevi l’acqua del rubinetto.
  • Se trovi un errore su Wikipedia, correggilo.
  • In libreria, nascondi i libri di merda, riesuma e metti in bella mostra libri che vale la pena leggere. I libri di merda possono essere fatti cascare dietro gli scaffali, ma è più semplice e meno pericoloso metterci un bel libro sopra.
  • Lascia il quotidiano del giorno sul treno, il settimanale vale doppio. Non vale per i free press.
  • Su internet, condividi sempre ciò che va condiviso. I +1 e i Like, poi, non costano niente.
  • Rispondi sempre ad un tuo amico che ti chiede di compilare un sondaggio.
  • In treno, siediti davanti vicino alla porta, e tienila aperta per tutta la fila.
  • Non guardare la tivù.
  • Rileggiti una pagina al giorno su Wikisource.
  • Vai in locali in cui ti fanno lo scontrino.
  • Puoi usare una licenza Creative Commons per il 95% delle opere che produci, scrivi, componi. Fallo.
  • Compila sempre i sondaggi di Libero e fagli sballare i risultati.
  • Compra solo libri usati, privilegia le bancarelle. La serendipity è un diritto ed un dovere.
  • Il Foglio lo puoi leggere solo in biblioteca.

Bonus:

  • Bevi birra artigianale.
  • Guarda i film di Herzog.
  • Leggere Adelphi non ti fa mai male.

Simone Weil, Lettera ad un religioso

Leggetelo.

Vacanze alternative

[Borges sapeva bene quanto ingiusto fosse raccontare le vite, le persone e gli storie, monetizzandole in aneddoti, e nonostante tutto lo riteneva un destino inesorabile. Seguirò il suo esempio, rendendo letteratura qualcosa che non lo è, cioè falsificandola. Ma c'è caldo e non ho nulla da fare, quindi leggete e perdonate, altrimenti non leggete affatto. ]

Sono un paio di settimane che siamo in Terra Santa/Israele/Palestina, in questo momento spersi in un villaggetto non troppo distante da Gerusalemme. Non in termini kilometrici, molti di più le ore, fra sherut, taxi di tipi simpatici che non sanno l’inglese e check point.

Sono giorni un po’ di silenzio, ma neanche troppo, i canti dei muezzin non ci fanno scordare che è ramadan, le luci colorate fi fanno sorridere pensando a Natale ad agosto, l’assurda realtà di questa terra mi fa tanta rabbia che cerco di pensare ad altro. Io sto in un monastero, monaci italiani che però pregano in arabo, è strano computare i salmi seguendo una cantilena incomprensibile, mi riprendo solo al Gloria oramai imparato.

Mi riempio, illudendomi di comprenderli, di testi di mistici (d’altronde gli unici un po’ interessanti, la biblioteca è piuttosto settoriale e non mi va di leggere esegesi, mistica ebraica, libri sul sionismo o l’Islam), riprendendo una mezza passione oramai passata, iniziata (e praticamente morta) sulle prefazioni di Cristina Campo ai Racconti del pellegrino russo, vari misticheggianti anni fa.

Mi leggo il mio Florenskij, capendo una parola su mille de La colonna e il fondamento della verità, ma quelle capite sono parole belle, e io sono un lettore paziente. Non ho la forza di leggere libri sulla questione palestinese (l’altro giorno abbiamo fatto un giro, visto le colonie, i campi divelti, guardato video di aggressioni, parlato con persone che hanno perso casa e libertà da 40 anni ), la rabbia mi fa passare la voglia, per riprendermi tornavo a Qohèlet, tradotto di Ceronetti, di cui leggevo le prefazioni a tutte le edizioni (dal ’70 al 2001) e poi quasi solo il capitolo 1 e 2, sempre meravigliosi, sempre dannatamente veri. Incredibile come un libro come Qohèlet, con la sola sua esistenza, mi riconcili con la Bibbia, un po’ con il mondo.

Ho provato  a leggere i pochi Adelphi di casa, ma niente, non mi ispirano neppure loro (I detti di Rabi’a, Sentenze e colloquio mistico, Storia della fisolofia islamica, e poi le leggende ebraiche di Buber e le Vite di Paolo, Ilarione e Malco di Girolamo, ma quello ce l’ho anche a casa).

E di giorno lavoro un po’ con Anastasio, ilare monaco settantenne, che è qui da trent’anni e dovreste sentire e come parla alla sua tartarughina e che bella risata ha, bruciamo le sterpaglie (già, perchè non c’è abbastanza caldo ad agosto in Palestina), ce la ridiamo un po’, ancora, torniamo a pranzo colazione e cena a mangiare le stesse cose (verdura bollita e hummus (io non mi stanco mai di hummus, possibile?) e litri di yoghurt, ci metto dentro dei biscottoni al sesamo). Abbiamo preparato gli arnesi di giocoleria (comprato diablo e palline, fatto un devil stick decente), domenica per l’Assunta facciamo uno spettacolino ai bimbi.

E niente, sono vacanze strane, alterno una preghiera che non sento dentro ma che mi fa bene a un po’ di lettura e un po’ di lavoro, quando posso controllo la mail ma cerco di stare lontano da questo aggeggio, parlo con Isa quando ci vediamo alla preghiera e quando il pomeriggio vado dalle sorelle, dove sta lei, a rompere un po’ di mandorle insieme.

E niente davvero, è tutto qui. Niente illuminazioni mistiche, niente estasi da starets, niente alti e niente bassi: ma incredibilmente, faccio una cosa che a scriverla e pensarla sembra assurda, sembra il contrario di ogni vacanza sensata, ma si sta bene, non male nè meravigliosamente, ma bene, sereni, addirittura un po’ allegri.

Quando torno vi faccio vedere un paio di foto, perchè i primi giorni, all’alba a Gerusalemme, alzarsi e vedere il cupolone di Al Aqsa, eh, son cose.

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Razzìe

Ritorno da Milano con il seguente bottino:

  • Simone Weil, Quaderni I, Adelphi, 1982.
  • Jack London, Le morti concentriche, Franco Maria Ricci, 1975.
  • AA. VV., La fisica della mente, Universale Scientifica Boringhieri, 1969.
  • Roger Callois, I demoni meridiani, Bollati Boringhieri, 1988.
  • Jean-Claude Carrière – Umberto Eco, Non sperate di liberarvi dei libri, Bompiani, 2009.

Tutti in ottimo stato, 4 prime edizioni, 35 euro di spesa complessiva, uno regalato dall’autore.
In compenso non ho mangiato per risparmiare.
Ora corro a offrire libagioni al dio dei libri e a accendere un cero a Borges.

Adelphiani, adelphini, adelphici

A Lucas, e un po’ anche a Malvino

Sfuggito fra le pieghe della coda lunga di Google (e mi chiedo quali perle siano ancora celate laggiù, nel profondo visibile-invisibile, nell’ubiqua anonimità della moltitudine indistinta, nella massa informe dell’innumerevole, nella suburbia del basso ranking), ecco a voi un blog sopraffino, da cui vi porgo umilmente, dieci, e dico dieci, post tematici su Adelphi. Senza menzionare i commenti.

Adelphi 1: Cesare Cavalleri, su Avvenire, 12 novembre 2008, recensisce La folie Baudelaire.

Adelphi 2: Ogni cogliere è anche un assassinare. Quechcotona (in nahuatl, la lingua degli aztechi, significa al tempo stesso “tagliare la testa a qualcuno” e “cogliere una spiga con la mano”), i mattatoi di Chicago. Violenza, assassinio, sacrificio.

Adelphi 3: René Girard. Il capro espiatorio. Satana-scimmia, omicida fin dal principio. E, nei commenti, Clausewitz, colpire con la massima potenza nel punto più ristretto e più debole del nemico, lo schwerpunkt.

Adelphi 4: Sintesi del Girard di E vidi Satana cadere come folgore. Desiderio mimetico, Cristo ortogonale.

Adelphi 5: Non occorrono il sole, l’oceano, la montagna più alta per innalzare un olimpo di divinità. Bastano le scintille dei falò, l’odore dell’erba, il rumore di una cascata, un sentiero che scollina, lo spifferare di un canneto, il ribollire del mosto. Basta ciò che dura più di un uomo, che va oltre quei giorni mortali. Basta un destino che ripete sordo il proprio destino.

Adelphi 6: Heidegger, l’ontologia medioevale, l’uomo moderno, l’uomo diurno, l’uomo che ulula alla luna.

Adelphi 7: La modernità calcolante, Guènon, San Tommaso.

Adelphi 8: Perché questa serie di post dedicati a Adelphi? Perché è una casa editrice che ha una forma.

Adelphi 9: Ancora Guènon, e Tiepolo pure, e il rosa. Teatro, tradizione, meraviglia falsa e inabitabile.

Adelphi 10: Nietzsche. Nuovamente teatro e Tiepolo, e rappresentazione e Occidente, eternoritornoinfinitoattualeassoluto. Finzione di tempo intermedio, la letteratura assoluta.
Che cosa si dovrà intendere con questa espressione? Tante cose diverse quanti sono gli autori che, esplicitamente o no, la praticano. Ma un presupposto è per tutti comune: si è dato, a un certo punto della nostra storia, un singolare fenomeno per cui tutto ciò che era rigorosa ricerca e acquisizione di un vero – teologico, metafisico, scientifico – apparve innanzitutto interessante in quanto materiale per nutrire un falso, una finzione perfetta e onniavvolgente quale è, nella sua ultima essenza, la letteratura. A questo dio oscuro e severo andava offerto tutto ciò che sino allora aveva presunto di essere giustificato in se stesso.

PS: non sono necessariamente d’accordo con tesi e antitesi offerte in questi pezzi. Ma la forma, lo stile, la pacatezza, la profondità, e l’oggetto vogliono attenzione, e noi gliela diamo, con piacere.

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