Questo blog non esiste

Esperimenti autoreferenziali di pensiero ortogonale

Categoria: Wikimedia Italia

Abolire il Codice Urbani

Francesca, alla fine di un lungo e dettagliato articolo sullo stato della cultura in Italia su Tropico del Libro, chiede delle proposte.

Io ho in mente una cosa piccola ma concreta: l’eliminazione/completa revisione del Codice Urbani.
Con questa legge scellerata (quantomeno nelle conseguenze), ad esempio, non è possibile fare fotografie del patrimonio culturale italiano e metterle su Wikipedia con licenza libera. O meglio, non è possibile se prima non si richiede l’autorizzazione, per ogni monumento, al titolare dei diritti. Vi lascio immaginare quanti e quali monumenti/beni culturali ci siano in Italia, e quanti e quali siano i titolari.

Dal 2012 Wikimedia Italia organizza Wiki Loves Monuments, che quindi quest’anno svolgerà la sua seconda edizione. Come l’anno scorso, dobbiamo bussare alla porta di tutti i comuni, fondazioni, province, regioni, soprintendenze, curie d’Italia per chiedere l’autorizzazione di fotografare una facciata o una fontana. L’occasione per il Mibac stesso sarebbe enorme: aprire il patrimonio culturale alla cittadinanza, farlo fotografare e documentare su uno dei siti più visti al mondo (in tutte le lingue!), far riscoprire e valorizzare l’immenso, sconosciuto e inconoscibile “patrimonio minore”. Senza contare tutta l’innovazione che potrebbe nascere da questo: in Italia, contrariamente ad altri paesi, non abbiamo un catalogo dei beni culturali, e rilasciare le informazioni in open data potrebbe portare ad una serie di servizi fatti e curati dagli utenti in crowdsourcing (leggasi: lavoro gratis). Senza contare nemmeno l’enorme valore che tutto questo ha per il patrimonio che non c’è più (perchè rovinato, distrutto dal terremoto, demolito).

Finchè avremo il Codice Urbani, dovremo chiedere il permesso, a tutti, ogni anno. Se volete aiutarci, chiedete al vostro comune/ente di autorizzare le foto ai monumenti. E’ possibile utilizzare come fac-simile la delibera del Comune di Pavia e per il testo dell’email il nostro modello.

Rilanciare SBN, un occasione da non perdere

Siamo bibliotecari e information workers, lavoratori dell’informazione.

Riteniamo che la conferenza che si svolgerà a Roma il 20 giugno 2013, “Rilanciamo il Servizio bibliotecario nazionale” sia una buona occasione per ragionare e discutere.
Ringraziamo l’AIB tutta, e la Sezione Lazio dell’Associazione italiana biblioteche che si sono adoperate perché questa conferenza possa avere luogo, e per aver convocato relatori di indiscussa autorevolezza.
Riteniamo che l’eventuale presenza delle più alte cariche istituzionali sia una opportunità ed un segnale importante da parte della politica.

Chiediamo anche, ed è per questo che ospitiamo questa pagina redatta collegialmente nei nostri blog, che questa occasione non vada perduta, e proviamo quindi a stilare una lista delle occasioni da non perdere.

Non dissipare il consenso e l’attenzione verso SBN
La ventilata chiusura di SBN ha prodotto in rete, un luogo che abitualmente abitiamo per necessità professionale, una reazione vasta e inattesa, che ha superato le mura dell’ICCU e le stanze dei bibliotecari catalogatori.
Ci sembra una cosa straordinaria, e chiediamo che l’ICCU non dissipi questo patrimonio di consenso e di attenzione che in molti gli hanno tributato.

Chiedere alla Politica di fare politica
I finanziamenti per salvare l’esistente sono fondamentali, ma chiediamo alla Politica di fare la politica, adottando, ben consigliata, una vision strategica su SBN e investendo in innovazione. Cioè in cervelli, in progettualità e persone in grado di realizzare in modo definitivo una politica di apertura – ed esposizione in dataset scaricabili e in formati standard – dei dati bibliografici al fine di consentirne il riuso in altre piattaforme che non può più essere rinviata o dichiarata solo come petizione di principio  senza un riscontro operativo.

Apertura dei dati bibliografici. Dare risposte concrete, non di circostanza
Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, convertito in legge il 17 dicembre modifica il codice dell’amministrazione digitale. Le modifiche apportate hanno introdotto una novità: l’assunzione, con decorrenza dal 18 marzo 2013, del principio “open by default” per dati e informazioni prodotte dalle PA con fondi pubblici. In mancanza di una licenza che dispone diversamente, i dati dovranno essere disponibili al cittadino, in modo trasparente e aperto.
Posto che l’open by default è stabilito dalla legge ed è già operativo, vorremmo conoscere i progetti dell’ICCU a proposito dei dati bibliografici (e non solo) prodotti da SBN/ICCU.

Le indicazioni alla pagina del Mibac dedicata agli Open Data sono sicuramente un punto di partenza, ma ci pare si possa fare di più.
Ricordiamo che l’apertura e l’esposizione dei dati, bibliografici in dataset liberamente scaricabili e non solo, costituisce una enorme ricchezza ed una potenzialità di sviluppo economico.
Già un esempio di buona pratica c’è stato con il Thesaurus della Biblioteca nazionale centrale disponibile in SKOS/RDF e che viene ora usato anche dalla versione italiana di Wikipedia.
A oggi il Thesaurus integra nella sua struttura 11.757 collegamenti alla Wikipedia e la versione SKOS/RDF del Thesaurus registra 11.185 collegamenti a DBpedia.

Open data, Linked data: fare come in Europa
Ci piacerebbe che Opac SBN ospitasse pagine come queste:

Cosa c’è in programma?
Quali passi si stanno muovendo?

Entrare nel merito, rispondere, ascoltare
Nei cinque minuti a disposizioni molti interverranno nel merito rispetto a questi temi, e su altri temi, più tecnici, ma non meno pregnanti, che riguardano la reale e operativa interoperabilità dei dati bibliografici che produciamo, e la loro reale compatibilità e aderenza a progetti internazionali come il VIAF.
Questo testo è stato redatto grazie alle discussioni avvenute all’interno della lista di discussione per bibliotecari e wikipediani.
Ci piacerebbe vedere condivise queste righe anche nelle pagine di altri blog. Invitiamo chi ci sarà a provare un live tweet dell’evento, utilizzando l’hashtag #nuovosbn

Questo articolo è condiviso da:

Wiki Loves Monuments a Che Fare

[questa è un'altra marketta]

Voi lo sapete, perchè ne abbiamo già parlato di Wiki Loves Monuments.
E se non lo sapete, posso dirvi che il progetto è stato fantastico, che ci siamo divertiti un casino, che abbiamo dormito poco (soprattutto la nostra project manager Emma), che siamo rimasti sconvolti dalla quantità di persone che hanno fatto fotografie e le hanno caricate (801)(!), e dalla quantità di foto fatte (7661)(!!).

Senza contare un dato importante: il numero di monumenti che potevamo fotografare (meno di 1000) era irrisorio, sia comparato a quello degli altri Stati partecipanti a WLM (che non hanno i nostri problemi legali), sia comparato al numero assoluto di monumenti in Italia (che nessuno conosce, ma si aggira sui tre zeri in più). Questo per me è il dato più importante e incoraggiante, dà un’idea del coinvolgimento delle persone e di cosa WLM potrebbe diventare, in Italia, con l’adeguata preparazione da parte nostra e (soprattutto) adeguate leggi a supportare la libertà di fotografia in Italia.

E’ anche per questo che vi chiediamo di spendere 2 minuti del vostro tempo e votarci a Che Fare, concorso che mette in palio 100’000 euro per il miglior progetto proposto. Inutile dirvi che con quei soldi potremmo fare grandi cose, e rendere Wiki Loves Monuments il progetto che merita di essere: un enorme, sterminata opera collettiva di costruzione della memoria e trasmissione di conoscenza. Con o senza premio, Wiki Loves Monuments continuerà ad esserci, nel 2013.

Ecco, con il premio viene meglio :-)

Postille

Virginia scrive questo bel post sull’incontro di venerdì, dice tutto lei (quindi leggetelo), io aggiungo solo un paio di postille, che mi pare interessante.

Davoli parla di “diritti all’eccezione della libertà intellettuale“, e tutte le parole mi paiono fondamentali. Siamo (dovremmo essere), in un regime di conoscenza aperta, open by default: conoscenza libera di base, se vuoi la restringiamo, temporaneamente, per una tua opera, per sostenere il tuo lavoro creativo o di ricerca. Hai diritto a sostenerti, e io società ti concedo questo diritto perchè sostenere la ricerca e la creatività porta bene a tutti, porta arte e innovazione e sono cose che a noi umani piacciono. Ma la base è, appunto, la libertà, intellettuale, e questa è la piattaforma su cui dobbiamo lavorare, non il contrario (come è adesso). Siamo all’esatto opposto, al complementare della situazione attuale. Rimangono i diritti di ognuno a restringere questa libertà (per legittimo profitto), ma il resto è aperto, e soprattutto rimane l’idea fondamentale che la conoscenza e l’informazione devono essere libere, di base. E’ una concezione fisicamente più accurata, perchè un cambio tecnologico come l’avvento del digitale ci ha fatto capire subito che confondevamo il messaggio con il mezzo, il contenuto con i supporti: non c’è niente di più facile che far viaggiare informazione (sia essa musica o film o libri o siti o software o qualsiasi cosa non sia fatta di atomi), e quando abbiamo potuto farlo l’abbiamo fatto, e basta. La tecnologia ci ha solo rivelato la vera natura dell’informazione: quando l’abbiamo liberata dalle catene degli atomi, è volata via.

Davoli diceva inoltre un’altra cosa, chiarendo un pensiero che mi rimpallava nella mente da un po': dice che il copyleft è meritocratico, perchè in una situazione di apertura di base la gente viene premiata per il proprio talento e la propria creatività, per quello che fa. C’è più trasparenza, c’è più equità. Invece, il modello attuale chiuso genera storture incredibili: se la SIAE paga soltanto l’1% dei propri iscritti (i grandi cantanti), vuol dire che i soldi destinati agli altri 99% degli autori vengono presi e dati a quella piccolissima fetta. E’ un sistema altamente ingiusto e inefficiente. Ecco, io ho sempre pensato che se è giusto pagare per un prodotto che utilizzo (anche un prodotto artistico), è giusto pagare il giusto. Per me, non è giusto dare del sovrappiù ad un autore solo perchè è in una posizione dominante. So che è un discorso delicato e controverso, ma io non voglio pagare affinchè un cantante diventi straricco. Voglio pagare perchè possa fare l’artista e sostentarsi dignitosamente e venga premiato per il proprio talento, e perchè continui ad esercitarlo: ma perchè pagargli la rata della villa e della piscina? Perchè pagargli la cocaina e le bottiglie di champagne? So che è un discorso moralista, ma sappiamo tutti che il sistema di distribuzione della ricchezza a questo mondo è ingiusto. E’ un dato banale quanto vero. Ecco, è anche a causa di meccanismi (meccanismi: niente di cattivo o malvagio o complottistico, ma leggi del mondo come la gravità) come questo che il mondo è ingiusto. A chi ha è data la possibilità di avere di più, è più facile avere di più. In certi ambiti possiamo riuscire a controllare questi meccanismi: per esempio, vedere l’autore come un artigiano, pagarlo per il suo lavoro. A lavoro finito, è necessario pagarlo una somma pattuita. Il resto è gratis. E’ così assurdo?

 

Postille alle postille: durante la serata (qui trovate pure l’audio (fossi in voi, ascolterei tutto quanto, ne vale la pena (soprattutto il dibattito))), ho citato due testi, per me fondamentali per capire la storia della cultura libera:

 

Biblioteche e open access

Mi sono sempre scordato di farlo (eh), ma dato che ogni tanto qualcuno passa qui perchè si parla di biblioteche (digitali) e di open access, con Wikimedia Italia abbiamo tirato su due belle mailing list dedicate: (appunto) open access e bibliotecari. Sono belle e divertenti, secondo me, e un piccolo (fresco) spazio di discussione fra gente wiki e professionisti dell’informazione. Siete tutti invitatissimi, ovviamente.

Chi ci aiuta a liberare i monumenti?

[Frieda scrive questo post su CheFuturo, e oltre a linkarlo io ve lo copio pari pari, perchè è bello e soprattutto è importante. Preparate le mail ai vostri sindaci.]

È difficile essere italiani. Leggevo Marco che scrive “se sei una donna startupper e decidi di avere un bambino – sei sostanzialmente destinata a un’allegra dieta pane, acqua e marmellata” e pensavo che più difficile che essere italiani c’è l’essere una donna italiana (ed è bello che lo scriva un uomo). Provo a raccontarvi perché è difficile essere italiani soprattutto in un contesto internazionale, descrivendovi le peripezie di un progetto che seguo per Wikimedia.

Due anni fa gli olandesi si sono inventati un concorso fotografico, che l’anno scorso è diventato internazionale: Wiki Loves Monuments; una fase nazionale e poi i migliori di ogni paese si sfidano in un girone internazionale. Noi abbiamo pensato che fosse una cosa bellissima e che un paese come l’Italia non potesse assolutamente mancare ad un appuntamento del genere. Poi un concorso fotografico… cosa vuoi che ci voglia a organizzarlo? Qualche premio, una giuria, un sito ed è fatta!

In effetti organizzare un concorso fotografico non è difficile se lo scopo è culturale, il problema sono i soggetti. È più facile fare una rapina in banca e passarla franca che fotografare un monumento italiano!

O meglio, fotografare un monumento non è un delitto, ma pubblicarne la foto quasi.Soprattutto se uno è sprovveduto come me e pensa di poterla rilasciare in Creative Commons, CC-BY-SA addirittura (anche a scopo commerciale? siamo proprio matti, potremmo affossare il business delle cartoline!).

Le cartoline, battute a parte, non c’entrano: la “colpa” è del Codice Urbani (Codice dei beni culturali e del paesaggio) che attribuisce al MiBaC tutela, conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale e il pagamento di un canone qualora lo scopo delle foto non sia personale.

Il canone lo stabilisce l’autorità che ha in consegna i beni quindi il Ministero (nelle sue diramazioni: le soprintendenze e le direzioni regionali), le regioni, i comuni, le città metropolitane e le province. Quindi per fare le cose per bene, uno dovrebbe chiedere il permesso all’autorità del caso, ma non esiste un elenco che mi dica chi è questa autorità, quindi l’unica soluzione è bussare alla porta di ciascun ente e chiedere: scusate quali monumenti avete in consegna? Possiamo fotografarli?

8100 comuni, 20 regioni, 110 province, per tacere tutta la parte ministeriale. Tante conversazioni e contatti in corso, ma settembre (il mese dedicato al concorso) si avvicina e un’unica PA ha risposto sollecita: Pavia.

Valutando positivamente l’iniziativa Wiki Loves Monuments che potrebbe costituire un trampolino di lancio a livello internazionale per la città di Pavia,” si legge nella delibera della Giunta “si ritiene utile concedere la possibilità fotografare i propri monumenti inseriti nella lista di cui sopra concedendone l’immagine in uso come un qualsiasi open data con una licenza libera Creative Commons nella versione denominata CC-O.” Ci aiutate a convincere qualche altro comune virtuoso?

Dopo tutto vogliamo solo fotografare dei monumenti e usare le foto per illustrare le voci di Wikipedia, di tutte le 280 edizioni di Wikipedia. Raccontare un qualsiasi monumento senza mostrarlo è un delitto, soprattutto se parliamo dei monumenti italiani. Un patrimonio così bello e così complicato da raccontare, fatto di tantissimi interlocutori, di definizioni e liste mancanti.

Ma noi non ci arrendiamo e il concorso si farà comunque. E non dimenticate che per monumento si intende “un vastissimo genere di opere che comprende edifici, sculture, siti archeologici, strutture architettoniche e interventi dell’uomo sulla natura che hanno grande valore dal punto di vista artistico, storico, estetico, etnografico e scientifico”! Avete già in mano la macchina fotografica? Allora scattate!

Milano, 19 giugno 2012
FRIEDA BRIOSCHI

Freeman Dyson, How we know

Jimmy Wales hoped when he started Wikipedia that the combination of enthusiastic volunteer writers with open source information technology would cause a revolution in human access to knowledge. The rate of growth of Wikipedia exceeded his wildest dreams. Within ten years it has become the biggest storehouse of information on the planet and the noisiest battleground of conflicting opinions. It illustrates Shannon’s law of reliable communication. Shannon’s law says that accurate transmission of information is possible in a communication system with a high level of noise. Even in the noisiest system, errors can be reliably corrected and accurate information transmitted, provided that the transmission is sufficiently redundant. That is, in a nutshell, how Wikipedia works.

The information flood has also brought enormous benefits to science. The public has a distorted view of science, because children are taught in school that science is a collection of firmly established truths. In fact, science is not a collection of truths. It is a continuing exploration of mysteries. Wherever we go exploring in the world around us, we find mysteries. Our planet is covered by continents and oceans whose origin we cannot explain. Our atmosphere is constantly stirred by poorly understood disturbances that we call weather and climate. The visible matter in the universe is outweighed by a much larger quantity of dark invisible matter that we do not understand at all. The origin of life is a total mystery, and so is the existence of human consciousness. We have no clear idea how the electrical discharges occurring in nerve cells in our brains are connected with our feelings and desires and actions.

Even physics, the most exact and most firmly established branch of science, is still full of mysteries. We do not know how much of Shannon’s theory of information will remain valid when quantum devices replace classical electric circuits as the carriers of information. Quantum devices may be made of single atoms or microscopic magnetic circuits. All that we know for sure is that they can theoretically do certain jobs that are beyond the reach of classical devices. Quantum computing is still an unexplored mystery on the frontier of information theory. Science is the sum total of a great multitude of mysteries. It is an unending argument between a great multitude of voices. It resembles Wikipedia much more than it resembles the Encyclopaedia Britannica.

Freeman Dyson, How we know. Grassetti miei. Amen.

Wiki Loves Monuments 2012

Sono giorni veramente convulsi, ci stiamo lavorando, ma si vedono i primi frutti ed è una cosa bella.

Wiki Loves Monuments parte anche in Italia: se volete sapere cos’è, com’è, se si mangia, c’è un link all’inizio di questa frase. Qui voglio solo dire che sono davvero orgoglioso che Wikimedia Italia abbia avuto il coraggio di imbarcarsi in questa avventura, non da sola, fra l’altro.

Quest’anno siamo partiti per tempo, e con un sacco di gente bella a bordo: gli amici di Lettera27, quelli del centro NEXA di Torino, quelli di WikiUrbis, più decine di “semplici” wiki(m/p)ediani che hanno voglia di mettersi lì e fare qualcosa di bello. Speriamo che venga bene, io lo spero davvero, ma siamo solo all’inizio.

Se volete collaborare, partecipare, o qualsiasi altra cosa, qui abbiamo un wiki apposta, qui una pagina Facebook, e qui il twitter di Wikimedia Italia. Oppure chiedete direttamente a me.

Corso di formazione per Wikipediani in residenza

[copioincollo dagli amici di lettera27. come al solito ci siamo anche noi wikipediosi di Wikimedia Italia.]

Corso di formazione con tirocinio
Wikipediani in residenza

Valorizzare i contenuti delle istituzioni culturali su Wikipedia

Obiettivi
Il corso di formazione per Wikipediani in residenza si indirizza in modo specifico a studenti, personale di istituzioni culturali che desiderano contribuire a Wikipedia e volontari di Wikipedia che desiderano collaborare con istituzioni culturali e ha l’obiettivo far acquisire competenze nel facilitare la collaborazione tra Wikipedia e le istituzioni culturali.Il corso si inserisce nell’ambito dei progetti Share Your Knowledge e WikiAfrica promossi dalla Fondazione lettera27 Onlus, è realizzato in collaborazione con Wikimedia Italia e sostiene il lavoro di istituzioni culturali partner.
Un Wikipediano in residenza è un volontario che collabora con un’istituzione culturale; il primo Wikipediano in residenza ha collaborato con il British Museum nel 2010.

Struttura e programma
Il corso di formazione ha una durata di 3 mesi ed è articolato in 12 incontri settimanali di un’ora.
Ogni incontro affianca passo a passo i partecipanti nella valorizzazione dei contenuti di un’istituzioni culturale su Wikipedia, con l’obiettivo di produrre 15 voci di qualità o 50 upload quantitativi di materiale proveniente dalle istituzioni. I primi sei incontri si concentrano su Wikipedia, i suoi principi e il suo funzionamento. Tra questi incontri tre sono dedicati alle fonti, ai progetti fratelli di Wikipedia (in particolare Wikisource e Wikimedia Commons) e alla licenza Creative Commons attribuzione condividi allo stesso modo. I sei incontri successivi focalizzano l’attenzione sul monitoraggio e il lavoro individuale, dando spazio durante ogni lezione ad un aspetto specifico di Wikipedia (qualità, documentazione, casi studio, organigramma della Wikimedia Foundation, eventi di Wikipedia).
Ogni partecipante collabora come volontario con un’istituzione culturale; il suo ruolo si chiama Wikipediano in residenza. Il tirocinio può essere formalizzato con l’università di provenienza. Per maggiori informazioni sui progetti e sulle istituzioni partecipanti a Share Your Knowledge e WikiAfrica http://www.lettera27.org

Calendario
Le lezioni si svolgono dal 7 marzo al 30 maggio, ogni mercoledì dalle 18.00 alle 19.00, presso la sede di Fondazione lettera27 in via Valtellina 65, Milano.

Docenti
Il workshop è tenuto da amministratori dell’edizione linguistica italiana di Wikipedia. Esperti in licenze Creative Commons e in diritto d’autore affiancano i docenti in lezioni specifiche.

Modalità d’iscrizione
Il corso è aperto a un numero massimo di 10 partecipanti ed è gratuito.
Per candidarsi al corso, inviare curriculum vitae e lettera di motivazione a info@lettera27.org

lettera27 è una fondazione non profit, nata nel luglio 2006. La sua missione è sostenere il diritto all’alfabetizzazione, all’istruzione e, più in generale, favorire l’accesso alla conoscenza e all’informazione. lettera27 è la ventisettesima lettera, la lettera che manca, la lettera che non è ancora stata scritta, la lettera ibrida, lo spazio da riempire, il collegamento tra scrittura e oralità, la connessione con il futuro, l’intersezione tra analogico e digitale.

Risultati del sondaggio UE su informazione scientifica, accesso aperto e dati

Qualche mese fa, la Commissione Europea aveva indetto una consultazione pubblica per l’accesso all’informazione scientifica nell’età digitale (brutta traduzione di EC public consultation on scientific information in the digital age).
Da oggi, sono disponibili i risultati, qui (pdf a colori, 72 pagine: non lo volete stampare).

Vi copio le conclusioni:

Access to digital scientific information: scientific publications
Respondents were asked if there is no access problem to scientific publications in Europe: 84 % disagreed or disagreed strongly with the statement. The high prices of journals/subscriptions (89 %) and limited library budgets (85 %) were signalled as the most important barriers to accessing scientific publications. More than 1 000 respondents (90 %) supported the idea that publications resulting from publicly funded research should, as a matter of principle, be in open access (OA) mode. An even higher number of respondents (91 %) agreed or agreed strongly that OA increased access to and dissemination of scientific publications. Self-archiving (‘green OA’) or a combination of self-archiving and OA publishing (‘gold OA’) were identified as the preferred ways that public research policy should facilitate in order to increase the number and share of scientific publications available in OA. Respondents were asked, in the case of self-archiving (‘green OA’), what the desirable embargo period is (period of time during which publication is not yet open access): a six-month period was favoured by 56 % of
respondents (although 25 % disagree with this option).

Access to digital scientific information: research data
As for the question of access to research data, the vast majority of respondents (87 %) disagreed or disagreed strongly with the statement that there is no access problem for research data in Europe. The barriers to access research data considered very important or important by respondents were: lack of funding to develop and maintain the necessary infrastructures (80 %); the insufficient credit given to researchers for making research data available (80 %); and insufficient national/regional strategies/policies (79 %). There was strong support (90 % of responses) for research data that is publicly available and results from public funding to be, as a matter of principle, available for reuse and free of charge on the Internet. Lower support (72 % of responses) was given for data resulting from partly publicly and partly privately funded research.

Preservation of digital scientific information
Responding to the question asking whether preservation of scientific information is at present sufficiently addressed, 64 % of the respondents disagreed or disagreed strongly. The main barriers signalled in this area were: uncertainty as to who is responsible for preserving scientific information (80 %); the quality and interoperability of repositories (78 %); and the lack of a harmonised approach to legal deposit (69 %).

Per la cronaca, dall’Italia sono arrivati 95 contributi, quarto paese per numero di risposte (prima la Germania con 422, poi Francia e UK, con 129 e 127). Nel nostro piccolo, abbiamo risposto anche come Wikimedia Italia, e ci fa piacere vedere confermato il netto orientamento dei risultati verso un accesso più libero, ampio e completo ai frutti della ricerca scientifica.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.105 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: