Il futuro dei lettori

Una biografia [di Cristina Campo] dovrebbe essere prima di tutto una storia delle sue letture.
Margherita Pierracci Harwell

[leggevo questo, di quel figaccione di Steve Berlin Johnson, e dovreste leggerlo anche voi, perché alla fine torna tutto.]

Invidio molto i futuri lettori, quelli che potranno adagiarsi (sin dall’inizio della loro vita lettrice), su un’infrastruttura di condivisione, socialità e tecnologia che noi oggi possiamo soltanto immaginare.
Lavorando su tecnologia e ricerca (dalle neuroscienze alla psicologia della lettura, dall’usabilità delle interfacce alla sociologia) comprenderemo meglio come e perchè leggiamo, perchè prendiamo appunti, come sottolineamo, come apprendiamo. Impareremo il perchè di tutto questo e impareremo a fare meglio il come.

Credo che sarà bellissimo, e già ora possiamo intuirlo:
avere accesso instantaneo a inesauribili biblioteche, in ogni lingua; passeggiare fra decine di libri con la punta delle dita, sfogliarne i testi, scegliere le edizioni che preferiamo, nella lingua che preferiamo; esplorare documenti e libri e articoli, nell’agone della ricerca, tenendo traccia di autori e titoli e citazioni e concetti; reliquiare citazioni, farle nostre, condividerle, conservarle in collane preziose di parole, tessendo quella tela di cose scritte che -alla fine- siamo noi stessi; sarà bellissimo tenere traccia di tutto questo, poter tornare indietro sulle briciole di parole lasciate per strada, mentre entravamo nella foresta.
Sarà bellissimo poter creare qualcosa di nuovo, partendo da una memoria accresciuta, da cassetti pieni zeppi di souvenir, presi nei nostri viaggi del docuverso. Ognuno con il suo piccolo palazzo di (ricciana) memoria, ognuno una cattedrale personale di cose lette e conosciute. Sarà un po’ il compimento di avventure e sogni nati col Memex e morti con Xanadu (è una storia affascinante, dovreste conoscerla, davvero).

Per carità, molte di queste cose già le facciamo, le abbiamo sempre fatte: ma io credo sarà più facile, meno stancante e quindi anche più semplice e più accessibile. Credo sia un sogno di molti (direi quasi: tutti) avere una memoria ausiliaria, lì per ricordarci le cose quando ci servono. Per aggirare un po’ certi limiti insuperabili. Non avremo questa memoria per tutto, non diventeremo tutti Sherlock Holmes, ma credo che con i libri (e gli articoli, e i post, e i giornali: le cose scritte, appunto) le cose saranno divertenti.

Forse (forse) sarà meno difficile spiegare il perchè è bello leggere, se ognuno vedrà, da bambino, che le cose lette non si perdono, ma si accumulano pian piano. Forse costruire un’identità di “cose lette” ci aiuterà nello scoprire meglio noi stessi. Forse.

Io (per me) so che il mio profilo di aNobii è una delle mie biografie migliori, anche se impenetrabile (oltre che agli altri (non troverò mai nessuno che ha letto solo e soltanto i libri che ho letto io), anche a me stesso). L’impenetrabilità di questo ritratto resterà, immagino: ma forse sposteremo l’asticella del non conoscibile più in là, restringendo l’orizzonte degli eventi. Avendo tracce di tutto, o quasi, saremo forse più trasparenti a noi stessi e agli altri, e non ci vedo nulla di male. Anzi.

[ho scritto quasi tutto il post, e poi mi sono imbattuto in questo. Al minuto 3.50 parla Ted Nelson, al minuto 4.30 Doug Engelbart, e c’è da piangere, sul serio. La visione di quest’ultimo è talmente bella che non si esprime con le parole, tranne che con due: “coming alive” e “embrace”. Che è poi parte di quello che volevo dire qui sopra, ma insomma, ognuno fa come può (e lui lo fa meglio).]

[[Sia sempre lodato il dio della serendipity.]]

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9 thoughts on “Il futuro dei lettori

  1. Allora, ora che mi sono ripreso, ti dico ancora bravo. Hai detto cose bellissime e le hai dette bene. Ho intravisto qua e là echi di annotazioni, cose già sentite (ma da chi? Quando dici “scegliere le edizioni che preferiamo, nella lingua che preferiamo”, chi era, Vannevar Bush? Ted Nelson? non ricordo….). La cosa della biblioteca “irripetibile” l’avevo già pensata altre volte: ogni biblioteca è unica, perché non può darsi, in nessuna vita, una combinazione esatta di “quei” libri. E dal momento che i libri si parlano tra loro, metterli vicini sullo scaffale darà vita a conversazioni altrettanto irripetibili. E adesso Anobii permette di aggiungere “metadati” in più: l’ordine cronologico delle letture e riletture, e il loro giudizio, quindi sì è davvero una biografia, e sì davvero supera la biblioteca di Babele che avrà tutti i libri, ma non disposti in ordine di lettura, non giudicati, non annotati. Annotare Babele, pensa te cosa mi fai venire in mente.

    P.S.: che impressione vedere Ted Nelson, così vecchio, così fuori di testa
    P.P.S.: ascoltare Engelbart tenendo una mano sul mouse, è una sensazione strana, ti dà un formicolio magico
    P.P.S: ma quella è un’immagine della Biblioteca di Babele, vero?

  2. Grazie, vale anche per te la prima risposta che ho dato a Lukiz.
    Cerco di andare in ordine:
    * “scegliere le edizioni che preferiamo, nella lingua che preferiamo”, sinceramente, non è una citazione, o almeno non cosciente. E’ una cosa che mi è venuta in mente ma è anche molto banale, l’avrai sicuramente letta da qualche altra parte.
    * annotare Babele è un bel concetto, anche se ci dimentichiamo sempre che il docuverso totale (tutti i testi mai scritti) è un sottinsieme proprio di Babele (tutti i libri scrivibili). Bisognerebbe iniziare a usare nomi diversi :-)
    * Nelson io l’ho anche visto nel 2008 a Bologna, è semplicemente matto (e purtroppo ha anche un sacco di colpe, nel fallimento di Xanadu).
    * Engelbart è commovente, io mi ricordo che al CERN ho stampato “Augmenting human intellect” ma poi non l’ho mai letto. C’e l’avevo pure sul Kindle.
    * si, una delle varie creazioni artistiche che si trovano in internet. La cosa divertente (ci starebbe un post ad uopo, ma va bhè) è che la Biblioteca di Babele non solo è indisegnabile (è un solido infinito), ma la sua architettura è *sbagliata*. Non sappiamo se Borges ‘abbia fatto apposta o no, ma se segui la descrizione sembra che uno possa stare soltanto nella stessa “galleria verticale”, possa soltanto salire o scendere. C’è un intero capitolo, nel libro che sai, dedicato a questo.

  3. Che dire? Grazie ad Andrea che forse ha un gusto per la parola che io non sono in grado di apprezzare in modo così limpido… Aggiungo solo ai link wikipediani un vecchio articolo di Wired su Ted Nelson, The Curse of Xanadu, per chi non l’avesse letto http://www.wired.com/wired/archive/3.06/xanadu.html

    Non so perché, ma ho l’impressione di essere seduta ad un tavolo con voi in questo momento, probabilmente davanti ad una bella birra :-)

  4. bello questo modo di navigare fra i libri. Per quanto invece riguarda ricordare tutto, io ho 64 anni e a differenza di te non sono cosi’ interessata ad essere ricoperta di ricordi anche se belli. Perderei tra l’altro il piacere di un improvviso ricordo richiamato da un odore o da un sapore (e non per il gusto di citare la madelaine di Prust ;-)

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