Borges, o dei giardini che si biforcano

Niente,
112 anni fa, ieri, nasceva Borges, ce lo ha insegnato Google ieri,
e ha ricordato a me quanto gli ho voluto bene, quanto gli voglio bene ancora oggi, che non lo leggo spesso,
quanto quest’ometto abbia deragliato la mia vita (prima i libri, poi la matematica, poi la biblioteca).
E’ assolutamente esatto pensare che senza di lui io sarei stato un’altra persona (non migliore nè peggiore, ma sicuramente altro).

Borges rimane uno dei migliori scrittori che il mondo abbia mai avuto, tra i più puliti, esatti, ordinati, visionari.
Ha scritto le uniche poesie che so leggere, e il miglior racconto che esista.
E ha pure una tenera e dolcissima tomba, fra le umili nebbie di Ginevra.

Grazie di tutto, Georgie.

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3 thoughts on “Borges, o dei giardini che si biforcano

  1. Belle parole. Ieri, spinto da Google (maledetto, pure in questi sottili meandri del cuore adesso riesce a entrare) ho fatto le mie riflessioni anch’io, e aspettavo di leggere le tue parole, devote e sincere.

  2. In realtà, le ho scritte dopo aver letto le tue :-)
    Devo dire che mi ero completamente dimenticato della data, queste cose non le ricordo mai. Ma il Doodle era molto bello, e fuori dalla “retorica” delle immagini borgesiane. Comunque, per il lavoro che facciamo, era nostro dovere ricordarlo :-)

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