I bibliotecari (digitali) di Babele

di aubreymcfato

La questione linguistica in casa JAMS (Juan, Andrea, Sara, Mehrnoosh) è molto divertente. Da quando poi loro studiano l’italiano, ancora di più.
La babele di quattro nerd nella stessa stanza con cuffie e microfoni a comunicare in quattro lingue differenti è una scena surreale, condita dal fatto che la sera, quando siamo stanchi, l’inglese dei 3 non nativi decade esponenzialmente, con conseguenza esilaranti.

Quindi io ogni tanto sbrocco e inizio a parlare italiano, e solo Juan e Sara capiscono qualcosa; fra di loro poi comunicano in spagnolo (Sara è traduttrice), e io comprendo qualcosa solo se parlano piano. Fatto sta che Mehrnoosh è sempre quella tagliata fuori, e allora io e lei, per non essere da meno, ci inventiamo un dialogo fittizio in italiano e fārsi. Come se non bastasse, quando io e Juan non sappiamo un termine in inglese, ce lo diciamo in spagnolo ed in italiano, e paradossalmente ci comprendiamo meglio: 9 volte su 10 la radice latina è la stessa e le parole decisamente simili.
By the way, è inoltre interessante iniziare a vedere la propria lingua da fuori: le difficoltà che loro incontrano (soprattutto Merhnoosh, la cui lingua è completamente altra) sono molteplici e sottilissime, come per esempio come discriminare l’uso delle proposizioni in “vado a scuola”, “vado in bagno”, “vado in centro”, “vado all’ospedale”. Proposizioni come “di” e “da” sono differenti nel senso ma simili nella grafia, e la complessità tutta italiana con casi, tempi, modi è uno gnommero varamente arduo per un non nativo.

Siamo una cazzutissima lingua burocratica, non c’è nulla da fare.

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